• LA PAROLA DEL MOMENTO

Clericalismo, una sudditanza mentale (e gnostica)

Il significato più profondo di clericalismo va ricercato per via psicologica. Insomma, una sudditanza mentale verso chi sta più in alto, di casa specialmente nelle organizzazioni gerarchiche.

Cosa succederà quando, finalmente, riusciranno a far sposare i preti? E, step two, a ordinare le donne? Può darsi che il cosiddetto popolo di Dio comincerà a votare coi piedi, cioè a disertare le liturgie officiate da pretesse e clero uxorato per dirigersi verso le messe dette da preti maschi e celibi, così come facevano i fedeli francesi al tempo del clergé sermenté, quando i giacobini imposero al clero il giuramento costituzionale. Ma può anche darsi di no. Lo scisma francese fu calato dall’alto per via politica a un popolo refrattario che non ne voleva sapere; infatti, finì in guerra civile (la Vandée militaire).

Oggi non è così, anche perché i cambiamenti vengono dalla Chiesa stessa. E’ pur vero che, statistiche alla mano, i seminari dove le vocazioni abbondano sono quelli detti tradizionali, nei quali si fa anche ricorso al c.d. rito straordinario, che non è altro che l’antica messa di san Pio V. E questi vengono regolarmente scoraggiati, per usare un eufemismo. Il Santo Padre ha più volte, nei suoi discorsi a braccio (che sono quasi tutti), puntato il dito furente contro il clericalismo, che sarebbe addirittura responsabile del tristo fenomeno della pedofilia (meglio, pederastia) nel clero cattolico.

Dunque, se capiamo bene, non si tratta di pulsioni omosessuali (nella stragrande maggioranza dei casi), bensì di timor reverentialis da parte dell’abusando nei confronti dell’abito di chi lo concupisce. In soldoni, un chierico adulto, meglio se di grado superiore, cerca di irretire un adolescente e quest’ultimo non sa dirgli di no, quel no che direbbe tranquillamente se a insidiarlo fosse un laico. E poi, lo stesso timor reverentialis nei confronti del sacro abito lo induce, vergognoso, a tacere per trent’anni. Boh.

Nel Dizionario Treccani il clericalismo è così definito: «L’atteggiamento di chi sostiene la partecipazione attiva e determinante del clero e del laicato cattolico al governo dello stato, e di chi, prendendo parte alla vita pubblica, subordina le sue scelte politiche agli interessi della Chiesa». Doppio boh. Ma, si sa, la Treccani è di origine gentiliana, perciò influenzata da un paio di secoli in cui la religione cattolica, specialmente in Italia, era vista come un’ideologia concorrente a quella egemone, in ogni caso un’ideologia tra le altre.

Forse oggi il significato più profondo va ricercato per via psicologica, magari era a questo che intendeva riferirsi il Pontefice. Insomma, una sudditanza mentale verso chi sta più in alto, di casa specialmente nelle organizzazioni gerarchiche. E la Chiesa è appunto gerarchica. Certo, i guareschiani trinariciuti ci sono anche altrove, e il papà di Don Camillo li trovò nell’allora Pci: «Contrordine, compagni!», e tutti cambiavano idea, disposti anche a morire sulle barricate per l’ultima variazione comandata dal Partito. Il fatto è che il marxismo, quel marxismo, era a tutti gli effetti una religione, uno gnosticismo di massa secondo la definizione di Del Noce. Aveva il suo vaticano a Mosca, le sue cappelle nelle Case del Popolo, le sue liturgie e le sue processioni.

Adesso lo gnosticismo di massa è il culto di Gaia, un neo-catarismo che aborre la procreazione, vegetariano e pagano-tribale, eugenista e, come gli  antichi catari, promiscuo. I trinariciuti oggi li produce la televisione, in una società che, al di là delle apparenze, è gerarchica, con la sola differenza che coloro che comandano sono invisibili ai più e sono quelli che tengono i cordoni della borsa. Ma se c’è un luogo in cui il trinariciutismo nuota come un pesce nell’acqua è la Chiesa gerarchica, et pour cause.

Al grido di «il Papa è lui» si sono visti preti, suore, prelati cambiare atteggiamento dall’oggi al domani, chiese trasformate in ristoranti e in dormitori talvolta senza nemmeno chiedere il permesso. La nuova parola d’ordine è «migranti», e tutti si adeguano, guareschianamente, al Neue Kurs. Contrordine, fratelli. Del resto, ogni Papa fa e disfa come gli pare. E chi sono io per giudicare? Ecco, questa spiegazione del clericalismo ci pare più pregnante, rispetto alla Treccani. Ps. non abbiamo volutamente considerato i carrieristi, che, ebbene sì, abbondano anche nella Chiesa. Questi non sono trinariciuti, sono solo furbi. E di solito non credono (o non credono più) a niente.