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San Martino I a cura di Ermes Dovico
fiducia supplicans

Ci avete tradito

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Avete passato il segno. Siamo esausti e furenti allo stesso tempo. Insofferenti e audaci, ribelli ma, così vorremmo, pur sempre docili alla grazia. Risponderemo alle vostre iniquità semplicemente tentando di essere i padri, le madri e i figli migliori possibili e quindi i migliori credenti possibili.

Ecclesia 23_12_2023

Ci avete traditi. Avete barattato Gesù con Barabba. La santità del talamo nuziale con l’orrore di un letto macchiato dai piaceri contro natura. Avete benedetto ciò che è maledizione per l’anima. Avete aperto le porte non alla salvezza, ma a quel peccato che serra per sempre  le porte del Cielo. Avete reso la colpa un merito, l’offesa a Dio un canto di lode, il peccato una grazia, mutato il sordido nell’incorrotto, lo squallido nell’immacolato, l’infido nell’eccelso. 

Ci avete offeso, noi piccoli nella fede. Tanti scandalizzati tra noi, quante macine al collo con impresso il vostro nome. L’affilata lama della misericordia di Dio vi attende. «Chi siete voi per giudicarci?», domandate. È vero, siamo solo pecore che puzzano per il loro peccati, ma il nostro fetore ci permette ancora di sentire il nauseabondo odore dei lupi tra di voi. E quindi tra noi. Certo, tutti i nostri peccati ci stanno davanti e sono tanti e orribili. Ma, davanti a noi, stanno anche i vostri di peccati. Noi i nostri li chiamiamo tali. Voi no. Voi vi gloriate delle vostre nefandezze, vi gonfiate il petto per ogni strappo al sacro manto di Cristo. Avete usato della misericordia per scendere a patti con l’inconciliabile, della pietà per castigare i retti, del perdono per abbandonarci nelle mani di chi sevizia le anime. Avete mutato il vino in acqua e in acqua putrida. 

Ci avete ingannati. Avete prostituito la verità, mercificato la bontà, corrotto la santità, distrutto la fede, svenduto la giustizia, imbastardito il Vangelo per piegarlo ai vostri sordidi interessi, vilipeso l’Eucarestia, adulterato la coscienza di un intero popolo cattolico, rinnegato Cristo per ben più di tre volte. E nessuno finora ha pianto amaramente. Ci sentiamo derubati dei gioielli più preziosi che adornavano la nostra madre Chiesa, stuprati nell’intimo, violati da chi doveva difendere la castità della fede e invece ci ha venduto per 30 denari. Siamo frastornati dalla potenza di questa enorme e nera mareggiata del male che avete levato contro le alte torri della Fede, della Speranza e della Carità. Impressionati dalla pertinacia che vi guida, dalla ostinazione della vostra spedita marcia verso l’orrido del nulla, dalla foga che vi acceca forse perché avete fretta di preparare il terreno ai tempi ultimi, ormai prossimi. 

Avete passato il segno. Siamo esausti e furenti allo stesso tempo. Insofferenti e audaci, ribelli ma, così vorremmo, pur sempre docili alla grazia. E così abbiamo deciso di dichiararvi guerra. Insorgeremo perché, quando un padre usa violenza contro la sua sposa, i figli devono intervenire, se possono. E dunque scenderemo in campo con le armi della santità per dissodare il terreno della nostra vita e piantarci la vite delle virtù, per estirpare da esso l’erbaccia del peccato e del vizio. Perché non ci preoccupano in fondo i vostri attacchi, ma quelli del peccato sì. Non vi lasceremo in pace con le nostre giornate dedite al lavoro compiuto onestamente e quindi eroicamente, alla preghiera incessante, al Rosario, all’Eucarestia, ai sacramenti, alla formazione secondo la sana dottrina di sempre, alla testimonianza fatta di parole e opere, alla carità operosa, all’offerta di sacrifici. Vi perseguiteremo con la nostra silenziosa esistenza che, così vorremmo, sarà un grido di rivolta contro il nonsenso dilagante, il male ottenebrante, l’errore imperante, il piatto e viscido perbenismo che è solo oziosa pavidità.  

Risponderemo alle vostre iniquità semplicemente tentando di essere i padri, le madri e i figli migliori possibili e quindi i migliori credenti possibili. Reagiremo alla crudeltà con cui state torturando la verità, associando a quegli iniqui dolori i nostri, passando nel crogiuolo delle nostre sofferenze quotidiane tutta la nostra esistenza per renderla sempre più gradita a Dio, coscienti che davanti a Lui dovremo rispondere delle nostre colpe, non delle vostre: delle nostre parole, non delle vostre omelie; dei nostri scritti, non delle vostre curiali Dichiarazioni; dei nostri giudizi, non dei vostri processi canonici.  

Se voi siete disertori, noi non lo saremo. Non abbandoneremo Cristo sotto la croce, anche se tutto il quartier generale della Chiesa si ammutinasse. Noi rimarremo in prima fila a difendere il fortino dentro cui sono custoditi la fede, la famiglia, la vita, la libertà, la speranza. Sì, la speranza. L’abbiamo ancora. Non ci arrenderemo, non deporremo a terra le armi, bensì alzeremo in alto gli stendardi del coraggio di annunciare Cristo senza infingimenti e senza compromessi, di cavarci un occhio se ci sarà di scandalo o di scandalo per altri, di piegare le ginocchia davanti a Dio perché siamo coscienti che tutto il nostro essere è più vicino alla terra che al Cielo. 

Avete dimostrato che siete nemici di Dio e quindi – dobbiamo ammetterlo con infinito dolore – nostri nemici. Lo diciamo non per superbia, per orgoglio, per ostentata superiorità, per avventata sicumera di crederci gli eletti, i puri, i giusti, ma perché chi striscia nella polvere come noi riesce ad avere la giusta prospettiva delle cose ed è capace immediatamente di individuare i propri simili che differiscono da noi solo per un particolare: non sanno di strisciare. Noi cerchiamo di trarci dalla sporcizia, voi cercate di farci rimanere. E perciò siete nostri nemici. Ma Cristo ci ha comandato di pregare per i nostri nemici. E dunque, obbedendo, preghiamo così a gran voce: «Ripagali secondo la loro opera e la malvagità delle loro azioni. Secondo le opere delle loro mani, rendi loro quanto meritano» (Sal. 28, 4).