a cura di Stefano Fontana
  • IL DIBATTITO

Chiesa e ideologia

Nel commentare un editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul pontificato di papa Francesco è emerso il tema del pericolo dell’ideologia che la Chiesa di oggi corre quando scende a sposare cause politiche particolari, quando non considera le cose del mondo dall’alto ma dall’interno delle logiche mondane, quando rinuncia alla dottrina sociale della Chiesa e pensa di affrontare i problemi sociali per quello che essi sono o appaiono essere in se stessi. Dalle migrazioni ai vaccini, dal reddito universale al plauso all’attività dei movimenti popolari, dalla lotta al riscaldamento globale alle critiche all’amministrazione Trump ma non a governo cinese … sono tanti i casi nei quali la Chiesa si è collocata e si colloca da una parte politica. In casi come quelli ora elencati, viene persa la complessità storica dei fenomeni, si occupa il posto della scienza e quindi non vengono rispettati i confini tra i saperi, si entra in ambiti legittimamente controversi e si rimane intrappolati negli schieramenti sui problemi invece di fornire luci, prima di tutto trascendenti, per risolverli per il bene di tutti. Si può allora dire che, in questi casi, si corre fortemente il rischio dell’ideologia.

Ed eccoci al tema che vorrei trattare in questo blog. Cosa c’è all’origine dell’ideologia? Dal punto di vista di filosofia della politica, l’ideologia è una posizione di parte che pretende di valere per il tutto. Per esempio nel marxismo una classe sociale – il proletariato – pretende di essere il tutto e di rappresentare addirittura il senso della storia. Atteggiamento anticipato dall’Assemblea nazionale costituente agli inizi della Rivoluzione francese, quando il terzo stato, radunatosi nella sala della Pallacorda, pretese di rappresentare l’intera nazione. Oppure, ancora meglio, dal Comitato di Salute Pubblica durante il Terrore.

Questo significato politico non è quello principale, tuttavia può essere utile, se tenuto presente, anche per correggere gli atteggiamenti della Chiesa di cui sopra ho fornito degli esempi. Prendendo posizione per l’accoglienza degli immigrati senza se e senza ma si fa di una parte – ossia il bene degli immigrati – un tutto in sostituzione al bene comune dell’intera società e non solo di una parte di essa. Inoltre non si considera il fenomeno immigrazione nella sua totalità di aspetti – molti dei quali sono moralmente inaccettabili – ma ci si concentra solo su uno di essi, illudendosi di semplificare le cose al punto da ritenere che dietro le immigrazioni ci siano solo necessità umane da soddisfare, mentre purtroppo così non è. Come si vede, è la logica della parte che viene assunta come logica del tutto. L’ideologia è semplice da accettare - per questo fa tanta strada - perché è semplicistica, riducendo il tutto ad una piccola parte.

Ma quando si parla di Chiesa il significato politico non è mai sufficiente, e questo vale anche per l’ideologia. Qui il senso della parola deve essere teologico. E cosa vuol dire mettere la parte al posto del tutto dal punto di vista teologico? Vuol dire affrontare le questioni che appartengono al piano naturale senza tenere conto del piano soprannaturale. In fin dei conti l’ideologia ha sempre un significato prometeico – voler sottrarre il fuoco agli dei – e il peccato di Adamo ne è stato il primo esempio. Teologicamente si applica lo schema ideologico quando il Quaggiù viene affrontato senza il Lassù: in questo caso la parte diventa il tutto o, se vogliamo, l’uomo diventa Dio. Quando questo avviene, le cose degenerano, perché è il tutto che fa vivere la parte, un tutto che non è mai la semplice somma delle parti. Benedetto XVI ad Aparecida nel 2007 aveva detto che senza Dio non c’è una vera comprensione della realtà. Voleva dire che senza il tutto, le parti non si comprendono bene e fino in fondo. Lo stesso Benedetto XVI, consapevole che in questo modo nascono molti guai, aveva perfino invitato i non credenti a vivere come se Dio fosse: ossia come Colui che da senso al tutto esistesse, pur non credendovi.

L’ideologia allora nasce dal naturalismo, che significa appunto la pretesa di organizzare la parte a prescindere dalla prospettiva del tutto. Per esempio organizzare questa vita senza tenere conto della vita eterna, come lamenta la Caritas in veritate: “Senza la prospettiva di una vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro” (n.11). Il secolarismo comporta l’indipendenza di ogni livello dal livello superiore: della ragione dalla fede, dell’economia dall’etica, dell’etica dalla religione cattolica, della coscienza dalla legge … e così via. L’ideologia pone ogni parte al posto del suo tutto e polverizza la realtà in ambiti autoreferenziali. La Chiesa dovrebbe stare molto attenta a non cadervi dentro.