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IL DOCUMENTO INEDITO

Chi ha paura della castità?

Sessualità, castità, maternità passaggi fondamentali per il futuro dell’umanità e della fede. Ecco l'introduzione al libro che Rosanna Brichetti Messori aveva iniziato a scrivere dopo l'incontro con Flora Gualdani. In esclusiva per La Bussola.

Documenti 19_08_2026

Messo a disposizione dalla Fraternità Casa Betlemme, pubblichiamo in esclusiva l'introduzione al libro (fine 2021) che Rosanna Brichetti Messori aveva intenzione di scrivere dopo l'incontro con la realtà di Flora Gualdani, una comune riflessione sulla sessualità che resta di straordinaria attualità. Questa introduzione è tutto ciò cvhe Rosanna Brichetti Messori potè scrivere prima di dovervi rinunciare a causa delle condizioni di salute di suo marito Vittorio Messori.

 

Questo libro nasce da due storie che un giorno imprevedibilmente si sono incrociate. La storia della mia vita, un po’ anomala e alquanto movimentata, e quella ben più importante e lineare di Flora Gualdani . Due donne, ora entrambi ultraottantenni – Flora ha solo un anno più di me - che, pur nella diversità, hanno tuttavia in comune un evento importante che le unisce ma che, allo stesso modo, in un certo senso le contrappone. 

Un evento ormai lontano nel tempo, tuttavia ancora al centro della attenzione di molta parte del mondo e tuttora oggetto di accese discussioni. Sto parlando della enciclica Humanae vitae, quel documento pontificio volto a precisare la visione del matrimonio cristiano così come era stata definita dal Concilio Vaticano II che, tra mille contrasti e con grande coraggio, Paolo VI pubblicò oltre cinquant’anni fa, nel luglio del 1968.

Ebbene, io sono tra coloro - i molti, i troppi - che allora, indignati, si strapparono le vesti. L’enciclica riprendeva e trattava con profondità la materia relativa alla morale riguardante il matrimonio, ma ciò che colpì in quel frangente e la fece passare alla storia, fu soprattutto la scelta del papa di porre al centro dell’attenzione l’impiego dei metodi naturali per la regolazione delle nascite e di confermarne l’uso per i credenti cattolici. E poiché da parte di molti si sperava il contrario, e cioè che il papa aprisse alla contraccezione, la delusione fu grande e innestò anche in me la forte reazione di cui sopra.

 Se ci ripenso, una reazione, almeno da parte mia, pari a quella di un amore deluso; mi pareva, infatti,secondo quella che allora era la mia prospettiva -che potrei definire catto-liberal - che la Chiesa più che da madre, quale pensavo fosse, si stesse comportando da matrigna rifiutando in toto la modernità con le sue esigenze di libertà e di personalismo. Poi, nel corso del tempo mi sono ravveduta, ho capito, anche a mie spese, i limiti e gli errori che caratterizzano questa posizione, ritrovando così la prospettiva che è sempre stata propria della tradizione ecclesiale. Una prospettiva che, in più, poggiando sulle nuove, importanti scoperte scientifiche , che mettevano sempre più a fuoco i meccanismi della riproduzione, ora rendeva possibile vivere l’amore tra uomo e donna, consacrato dal sacramento del matrimonio, in forma piena ma responsabile, permettendo di regolare i tempi della paternità e maternità. E, ciò che è importante, di farlo in armonia con se stessi ma anche con Dio e con quelle leggi che creandoci, Egli ha immesso nella nostra stessa natura .

È passato molto tempo da allora, tuttavia non ho certo dimenticato quel che mi successe in quegli anni: un’ esperienza non facile che mi è rimasta nel cuore come il segno del fascino trascinante e pericoloso di un’etica che si presenta come più vicina all’uomo, più comprensiva della sua natura e dei suoi bisogni e che invece rischia, sforzandosi di adeguare il Vangelo alle mode e alla ideologie del mondo, di travisarlo nella sua essenza, nel suo cuore più profondo.

 

Ma la vita è strana e qualche volta ti sorprende con le sue svolte impreviste. Così, le circostanze hanno voluto che solo di recente io abbia appreso come proprio in quello stesso periodo un’altra giovane donna , di fronte a quello stesso evento abbia avuto la reazione esattamente opposta alla mia. Si trattava appunto di Flora Gualdani, un’ostetrica aretina che, avendo iniziato molto presto ad esercitare la sua professione, già da oltre dieci anni era impegnata ad aiutare le mamme a far nascere i loro bambini e che, dunque, era di gran lunga più consapevole di me di tutto ciò che ruota attorno alla sessualità e alla maternità. A questo si aggiungeva che la provvidenza l’aveva munita di radici ben solide che le provenivano da una famiglia contadina, da un padre povero di cultura e di mezzi ma ricco di sapienza, da una fede già allora consolidata da importanti esperienze interiori che, come vedremo, l’avevano illuminata al proposito.

 Ebbene, per tutto questo, di fronte alla Humanae vitae Flora non solo non si strappò le vesti ma anzi gioì per una enciclica che le era apparsa chiarire una situazione che si stava facendo sempre più confusa, fornendo una traccia sicura di comportamento. Tuttavia stupita dalla valanga di reazioni negative che – pari alla mia – si erano sollevate nell’intera cattolicità ,con il coraggio e l’amore per la verità che fin da allora la caratterizzavano, non solo non stette a guardare ma decise di infilarsi direttamente nell’occhio del ciclone, scendendo a Roma per incontrare di persona colui che veniva considerato il padre morale della contestazione. Si trattava  del  religioso redentorista p. Bernard Hering, docente di teologia morale allora, ma anche  oggi,  considerato tra i maggiori studiosi di questa branca, capace di rivoluzionarne i principi che ne costituiscono le basi il quale, guarda caso, era stato anche mio professore,   colui sui cui testi anch’io  mi ero formata.

Flora , che voleva capire direttamente alla fonte il perché di tanta opposizione,  si confrontò con schiettezza  con il religioso che tuttavia -  avremo tutto il libro per capirne le ragioni - non la convinse.  Ragion per cui tornata a casa non solo continuò il suo lavoro ma, nel corso degli anni, nella sua “Casa Betlemme” – una istituzione da lei fondata -  ampliò la sua opera dedicata alla cura amorosa della vita nel suo complesso. L’interesse e l’attenzione per quanto Flora ha fatto nascono  proprio anche dalla circostanza che il suo sguardo e il suo cuore sono sempre stati aperti a 360 gradi. E che, se certamente si sono dedicati con attenzione particolare alle coppie già sposate e a quelle che, fidanzate,  stanno imparando a conoscersi e a porre le basi della loro unione futura, non hanno  certo trascurato la sessualità vissuta in altri contesti . Per esempio la scelta di chi, come la stessa Flora, chiamato alla vocazione verginale,  decide di vivere in castità ma che non per questo diventa asessuato e che dunque deve anch’egli imparare ad  affrontare e a  gestire con equilibrio la  sua pulsione naturale, che resta intatta. Ma a Casa Betlemme ci si prende cura   anche degli altri aspetti   che possono accompagnare  la sessualità e la procreazione come  la sterilità di coppia o come l’aborto, fonti entrambi ,  di grandi sofferenze. 

Come si vede, un panorama ampio che abbraccia la sessualità e tutto quanto le appartiene o ad essa fa riferimento  scoprendo, come vedremo,  connessioni importanti, alleanze di  sostegno e di aiuto reciproco. Come appunto dovrebbe essere.

 

Quando venni a conoscenza di tutto questo la mia curiosità si risvegliò e decisi di approfondire il percorso  di Flora e di conoscere meglio tutta l’impostazione della sua vita e del suo impegno. Ed è stato così che, nonostante i tanti anni alle spalle e l’esperienza accumulata, ho avuto occasione di prendere maggiormente coscienza di come il problema della sessualità in generale,  e della procreazione che ad esso è collegato, non sia  solo uno tra i tanti  oggi esistenti ma probabilmente lo snodo principale  attraverso il quale passa il futuro non solo dell’umanità ma anche della fede cristiana.

Sono esagerata in queste mie affermazioni?  Forse lo avrei pensato anch’io  fino a qualche tempo fa . Oggi, invece, sono pienamente convinta, come con l’aiuto di Flora cercherò di chiarire nel seguito di queste pagine, che in realtà il modo in cui viene intesa e gestita la sessualità  sia un segno, credo il più importante, per capire molte cose  sia dell’oggi che del futuro, sia  sul piano strettamente laico che sul versante della fede.  E che dunque  la sessualità, e tutto ciò che la riguarda, sia come una sorta di cartina di tornasole,  una specie di termometro atto a misurare la vitalità profonda non solo delle singole persone, ma degli stessi popoli e alla fine dell’umanità intera. Che essa sia la chiave  giusta per capire la loro prospettiva di vita, il loro orizzonte, il senso che danno alle loro esistenze.

E purtroppo, come vedremo,   il nostro Occidente da questo esame ne esce malconcio perché nel suo complesso,  appare molto impoverito,  affaticato, confuso , sempre più lontano da quella natura, e dalle leggi in essa iscritte, che esso sempre più spesso nega e  che vorrebbe  addirittura cancellare con un colpo di spugna, appoggiandosi ad una scienza e a tecniche che,  se male intese e male usate,  rischiano di portarlo ampiamente fuori strada.

 

Se poi, come credenti cristiano-cattolici indirizziamo il nostro sguardo  all’interno della Chiesa, la situazione purtroppo  non appare  migliore. Anzi, se  facciamo bene attenzione, proprio all’interno della vita ecclesiale  la sessualità in generale e la sua gestione appaiono il luogo in cui la distorsione, la dissociazione  tra realtà  attuale e tradizione rischiano di farsi sempre più ampi, tanto da far temere che ciò che sta avvenendo sia quasi senza possibilità di ritorno. Così come ancora la sessualità appare il campo in cui  l’effetto trascinamento, qualche volta addirittura la soggezione a ciò che avviene nel mondo, ai valori oggi dominanti, si mostrano più evidenti.

Questa situazione  apparve già chiara oltre cinquant’anni fa nel  forte dissenso con cui  fu accolta  la  fondamentale e coraggiosa scelta di Paolo VI  di indicare al popolo cristiano , nelle Humanae vitae, i metodi naturali di regolazione delle nascite come l’unica via capace di portare armonia  conciliando tra loro fede, natura e scienza.  Scelta che non solo  è stata fortemente combattuta  sul piano della discussione teorica   ma che progressivamente è passata anche nella pratica  dove le indicazioni di Paolo VI  - e dei papi successivi -  sono state di fatto disattese da una larga maggioranza , pastori di anime in testa , perché ritenute , se non proprio improponibili, così difficili da applicare da essere nei fatti quasi completamente accantonate. A conti  fatti una sfiducia  pressoché totale nella possibilità che le coppie credenti, neanche assistite dalla grazia del sacramento del matrimonio,  possano essere in grado di vivere quella castità periodica che è propria dei metodi naturali.

 Un dissenso che non è mai cessato neanche successivamente  e che si è espresso in un tentativo continuo di legittimare teologicamente  altri metodi  di regolazione delle nascite, in particolare  l’uso del contraccettivo chimico e cioè della famosa “pillola”o del diaframma o del preservativo. Un tambureggiamento che, sostenuto dai mass media di sistema,  ha fatto sì che tali metodi  siano ormai avvallati nella stragrande maggioranza dei casi  a livello pastorale,   mentre non demorde il tentativo di sdoganarli  del tutto anche a livello dottrinale.

  Uno scontro a cui non sono certamente  estranee le buone intenzioni  che però alla fine, come vedremo, anziché facilitare e  migliorare la situazione delle coppie e delle loro famiglie, che oggi si è fatta così difficile,  finisce per rivelarsi una trappola che rischia di  impoverire fortemente e la loro vita e la loro fede. Sappiamo infatti come sia forte  il legame tra fede e morale cioè tra il contenuto del credere e come questo venga integrato nella vita, cosicché: “ Se non vivi ciò che credi, finirai per credere ciò che vivi”.

Senza parlare di quanto è successo sul versante  castità come scelta religiosa.  

Sappiamo  infatti tutti come alla base dei tanti abbandoni sia nel clero come tra i religiosi ci siano   quasi sempre proprio  problemi sessuali,  quegli stessi problemi che continuano a sostenere la richiesta di un possibile matrimonio per i preti. In sintesi, per ogni stato di vita,  la grave difficoltà di vivere la castità all’interno della attuale modernità, che sembra dunque perdere di importanza e di significato e che diventa pertanto assai ardua da praticare.

 

  E, invece, l’esperienza  ormai annosa di Flora Gualdani,  sembra dimostrare  proprio il contrario nel campo della vita  matrimoniale ma anche in quello della vita consacrata .

Anzitutto  per le coppie, all’interno delle quali  i metodi naturali di regolazione delle nascite, che  come abbiamo detto prevedono la castità periodica,  funzionano e anche bene , con la conseguenza che  è possibile proporli, come Flora ha fatto,  non solo ad una èlite di persone tese alla perfezione spirituale ma a tutti i credenti ( e non solo). Una esperienza operata nella convinzione profonda – che è ora anche la mia -  che , passata l’ubriacatura modernista oggi in atto nella Chiesa, essi prima o poi  verranno riscoperti e rappresenteranno  non un passato da cancellare ma un futuro da promuovere.

 Essi esigono tuttavia di essere presentati nel modo giusto, insegnati correttamente, inquadrati, per essere ben compresi e vissuti, in una vita di fede sincera e aperta alla grazia, sia dei singoli che della coppia.  E che, quindi, combatterli  in teoria e poi ignorarli nella pratica è stato  ed è un comportamento ben poco responsabile, perché ha favorito non solo una pratica  scorretta ma anche il formarsi di una mentalità che rischia di intaccare nel profondo, come vedremo,  la  stessa fede cristiana.

 E, dunque,anzitutto  una  disobbedienza, soprattutto da parte di una gerarchia che in tutti i suoi gradi avrebbe invece dovuto sentirsi impegnata ad aiutare i fedeli a conoscerli e ad applicarli.

 Ma anche, e forse ancor peggio,  tutto questo è stato una inspiegabile forma di cecità che non ha capito, sottovalutandolo, il grande valore che essi possiedono e che va al di là del loro stesso campo di applicazione.

 Essi infatti,  comportando l’acquisizione di una consapevolezza maggiore sia riguardo al proprio corpo, sia nei confronti del valore della sessualità nel piano divino-umano,  non solo portano ad una più grande capacità di controllo  dei propri impulsi e delle proprie emozioni,   ma sono alla fine apportatori  di  una  esperienza interiore e di una armonia utili non solo  nel campo strettamente sessuale. Essendo infatti l’energia legata alla forza generatrice una delle componenti base dell’umanità di ciascun odi noi,  lavorando correttamente su di essa, inquadrandola in una dimensione di fede che ne faccia capire le relazioni d’amore che le sono sottese, relazioni  tra Dio e la coppia e tra uomo e donna uniti tra loro, si ottengono importanti risultati di maturazione umana e spirituale che travalicano il campo sessuale per abbracciare l’intera personalità e la vita  anche spirituale di ciascuno.

Ma la consapevolezza  delle dinamiche sessuali presenti in ciascuno di noi – uomo o donna che siamo - estesa anche a chi ha fatto la scelta religiosa della castità totale, sempre nell’esperienza di Flora ,sia sua  personale che applicata al suo lavoro,  ha dimostrato di essere molto valida. Essa infatti si è rivelata capace di  aiutare e sostenere nel tempo una  più corretta sublimazione della sessualità che  in tal modo può aprirsi  con gioia a quella abbondante fioritura di paternità e maternità spirituali che è destinata ad accompagnarla.

 

 Come dunque non tornare a parlare di tutto questo? Come non cercare di allargare la platea  di coloro che possano prenderne coscienza ?  Come ignorare i bisogni  di innumerevoli coppie che aspirano nel segreto del loro cuore  a una maggiore verità, luce, guida per  migliorare il loro cammino? Come non cercare di porgere una mano anche chi con generosità ma non senza difficoltà ha,  in questo tempo così dispersivo, consacrato nella verginità la propria vita a Dio?  Come non capire che proprio da questo nodo della  famiglia e delle sue dinamiche interne,  tra le quali la sessualità non è certo all’ultimo posto, è possibile ripartire per una vera, significativa azione pastorale dalla quale può riprendere slancio  la fede stessa, anche a  livello più generale? Come, infine,  non  essere consapevoli che consacrati maturi e sereni sono una testimonianza  importantissima, oltre che un aiuto formidabile per la Chiesa? Come non rendersi conto che la castità  in generale,  riscoperta e vissuta in modo adeguato al proprio stato di vita, è un passaggio fondamentale perché tutti  ritroviamo quella purezza di cuore che, per dirla con le Beatitudini, fa “vedere Dio”?

Mettiamoci dunque al lavoro per ritrovare tutto questo ,  lungo un itinerario  nel quale Flora sarà  naturalmente la nostra guida. Avrei voluto  poterla incontrare di persona in una intervista diretta. Ma ce lo hanno impedito   le vicende legate al coronavirus,  le nostre rispettive età e, da parte mia, problemi familiari che mi trattenevano a casa. Ho supplito  con i suoi scritti. Non moltissimi  ma  di una densità impressionante, pieni di verità, di coraggio, di vigore.  Ricchi di conoscenze scientifiche  e di esperienza e sempre, nel sottofondo, sorretti da una fede profonda,  un credere provato in tanti anni di  totale servizio alla vita.