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Che fine farà mai la riforma elettorale?

Andare alle urne subito vorrebbe dire votare con un sistema proporzionale puro, senza premio di maggioranza. Ma Renzi e Berlusconi possono concordare una riforma che premi i grandi partiti. Sempre che Renzi duri.

urne

Le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il Porcellum spianano la strada, in linea teorica, ad elezioni con il sistema proporzionale. Senza premio di maggioranza disancorato da una soglia minima di voti e con la possibilità di esprimere una preferenza per un candidato è possibile andare alle urne anticipatamente anche senza una nuova legge. Questo si deduce dalla decisione della Consulta. Ecco perché i grandi partiti, in primis Pd e Forza Italia, puntando a far fuori le forze intermedie, uniche interessate a votare col proporzionale, cercheranno di accelerare i tempi di approvazione della nuova legge.

Ma quale legge? Renzi, per scardinare la maggioranza di governo, punta ad un asse con Berlusconi che isoli Alfano e i cespugli centristi. Su quali basi? Il sistema spagnolo è quello più congeniale alle forze maggiormente rappresentative che farebbero incetta di seggi e non è ben visto dal nuovo centrodestra di Alfano, che invece preferisce il doppio turno di coalizione, sul modello del sindaco d'Italia. Il piano di Renzi ormai è chiaro: accordarsi con Berlusconi su un sistema che premi le forze maggiori e costringere Alfano a far cadere il governo Letta per paura che la riforma elettorale venga approvata. A quel punto, con la caduta di Letta si andrebbe alle urne anticipatamente e col sistema proporzionale, che consentirebbe ai partiti piccoli di sopravvivere e di diventare determinanti in caso di formazione di coalizioni post-elettorali. La strategia del segretario Pd è quella del logoramento del patto di governo, esattamente l'opposto dell'idea che ha il premier Letta, cioé quella di chiudere entro qualche giorno il patto di coalizione per il 2014. Non a caso i due hanno vivacemente polemizzato ieri sul giudizio da dare ai nove mesi del governo Letta.

Casi come quello De Girolamo sono destinati a indebolire ancor più l'esecutivo e ad aumentare il potere contrattuale del nuovo leader del Pd, che al momento non controlla il partito né i gruppi parlamentari e che ha bisogno di un successo alle elezioni europee per evitare di essere processato da bersaniani e dalemiani e per candidarsi a Palazzo Chigi sulle macerie delle larghe intese. La votazione sul sistema elettorale avverrà nelle aule parlamentari a scrutinio segreto. Ce n'è abbastanza per prevedere imboscate, pugnalate e formazione di maggioranze diverse da quelle dichiarate. La direzione Pd di ieri, che verrà riconvocata la prossima settimana, ha decretato la spaccatura all'interno del partito: c'è chi ritiene che la strategia renziana di dialogo a tutto campo sulle riforme sia destinata a fallire perché coinvolgere Berlusconi al tavolo della nuova legge elettorale significa riabilitarlo e restituirgli un'agilità politica.

Questo hanno dichiarato cuperliani, dalemiani e bersaniani, contrari all'asse Pd-Forza Italia e favorevoli ad una legge da approvare a maggioranza sulla base delle convenienze del centro-sinistra. L'impressione è che il dualismo Renzi-Letta sia in accentuazione e ricordi tanto quello tra Romano Prodi, all'epoca premier, e Walter Veltroni, all'epoca segretario del Pd. Com'è finita lo sappiamo tutti. Hanno perso entrambi, lasciando campo libero alle vittorie berlusconiane. Lo sconfittismo della sinistra è sempre incombente. Renzi l'ha capito e non vuole sacrificare le sue smisurate ambizioni sull'altare dell'invincibile "cupio dissolvi" tipico della sinistra.

E allora quale scenario appare probabile? La corsa del sindaco di Firenze verso le urne anticipate potrebbe subire una battuta d'arresto proprio perché Renzi si rende conto di non avere il controllo del partito. Andare alle urne in queste condizioni potrebbe essere un boomerang. Meglio allora un Letta bis con un nuovo programma dettato dal Pd o un rimpasto dell'attuale governo senza ministri renziani affinché il leader Pd possa contuinuare a impallinarlo e a incalzarlo senza appiattirsi su di esso. La prossima settimana capiremo se avremo una nuova legge elettorale in tempi brevi, se andremo a votare in primavera anche per le politiche, chi vincerà tra Letta e Renzi e se il nuovo corso sbandierato ai quattro venti da quest'ultimo sarà una chimera o un periodo di svolta per la politica italiana.