• IL CASO

Che bugie sulla Polonia che difende i bambini dagli orchi

I media mainstream anche italiani all'attacco del governo polacco. A Varsasia il sindaco lancia una massiccia campagna Lgbt: dall'ostello Lgbt al "guardiano del faro" nelle scuole fino all'educazione sessuale secondo gli standard Oms. Ma un'associazione si oppone e presenta una legge di iniziativa popolare per contrastare la propaganda sessuale nei minori. Anche il Parlamento Europeo si scatena. Ma il governo sta soltanto facendo il suo dovere. 

Ci risiamo. Che diamine è successo adesso in Polonia? Cosa si saranno inventati di nuovo, in quel benedetto strano paese? Vediamo un po'…

L’ANSA: «Europarlamento, non si criminalizzi l’educazione sessuale in Polonia»; il Manifesto: «Il governo polacco contro l’educazione sessuale»; Il Mattino: «Polonia, l’educazione sessuale potrà diventare reato»; per Otto e mezzo «in Polonia [...] si sta discutendo una legge, proposta dal partito di governo Diritto e Giustizia, che prevede il carcere per maestre e professori che insegnano l’educazione sessuale a ragazzi non ancora maggiorenni». Stanno davvero così, le cose? Scopriamolo.

Il 18 febbraio scorso il sindaco di Varsavia, Rafał Trzaskowski (PO) ha firmato la dichiarazione «LGBT +», redatta dalle organizzazioni omosessualiste. Questo documento prevede la realizzazione  di un ostello LGBT, l’esposizione della bandiera arcobaleno fuori dal municipio, il finanziamento di organizzazioni culturali e sportive LGBT. Il documento prevede, però, anche azioni rivolte alla scuola: innanzitutto l’istituzione dei «rainbow friday», sull’onda dei «friday for future»; l’istituzione della figura del «guardiano del faro», un membro del corpo docente che, in ogni scuola, vigilerà che non venga turbato il clima «gay friendly»; infine, l’applicazione degli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) che avevano suscitato un’onda di preoccupazione anche in Italia.

Per contrastare l’applicazione di queste iniziative rivolte alla scuola, una associazione polacca (la Fundacja Pro -prawo do życia) ha promosso un progetto di legge di iniziativa popolare che ha raccolto, in poco tempo, più di 250.000 firme (per proporre un progetto di legge popolare ne sono sufficienti 100.000). Il governo recentemente insediato (PiS) ha costituito una commissione per valutare la proposta e… apriti cielo!

Il Parlamento Europeo ha immediatamente emanato una «risoluzione sulla criminalizzazione dell’educazione sessuale in Polonia» con la quale «condanna i recenti sviluppi intervenuti in Polonia, volti a disinformare nonché a stigmatizzare e vietare l'educazione sessuale» (§ 9). La notizia ha scatenato i titolisti dei quotidiani con il risultato che abbiamo visto.

La prima cosa che balza agli occhi è che «il governo polacco» non ha fatto altro che il suo lavoro: la proposta di legge è di iniziativa popolare, non del governo.

Secondo: in Polonia l’educazione sessuale nelle scuole c’è già (e non è un reato). Fin dal 1998 in ogni scuola polacca c’è un programma intitolato «Educazione alla vita familiare» che è a tutti gli effetti un programma di educazione sessuale, anche se non segue gli Standard OMS.

Ma cosa dice questo progetto di legge?
Prevede pene per chi «promuove o elogia pubblicamente il comportamento dei pedofili» (§1) e per chi «propaganda o elogia pubblicamente il rapporto sessuale di minori» (§2). Inoltre stabilisce che «Chiunque promuova o approvi un rapporto sessuale o altra attività sessuale da parte di un minore [...] esercitando una professione o attività relative all'educazione, all'istruzione, al trattamento o alla cura dei minori o agendo nei locali di una scuola o altro istituto di istruzione o tutela [di minori], sarà soggetto alla carcerazione per un massimo di 3 anni» (§4).

Domande: vedete qualche riferimento all’educazione sessuale? O forse è scontato che l’educazione sessuale promuova la pedofilia e i rapporti sessuali tra minori? Per l’OMS si; forse anche per il Parlamento Europeo? Tra i più attivi nel criticare questa proposta di legge ci sono gli attivisti gay Robert Biedroń (fondatore del partito Primavera) e il suo partner Krzysztof Śmiszek: cosa li disturba, o preoccupa, del testo della proposta di legge?

Comunque, Biedroń e gli altri attivisti LGBT possono stare tranquilli: la risoluzione del Parlamento Europeo ha pensato anche a loro. Infatti «chiede che siano messi a disposizione delle organizzazioni interessate finanziamenti adeguati per il tramite dei vari strumenti di finanziamento a livello di UE, come il programma Diritti e valori del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e altri progetti pilota dell'Unione che potrebbero avere un impatto in questo settore» (§ 8).

Finanziamenti pubblici, si intende; cioè soldi nostri.