• EX URSS

Cattolici ucraini, verso una nuova persecuzione

La Chiesa greco cattolica ucraina rischia di essere messa fuori legge in Ucraina, accusata dal governo filo-russo di appoggiare i manifestanti pro-europei. Sarebbe l'ultima di una lunga serie di persecuzioni, di una Chiesa sopravvissuta a Stalin.

Kiev

In Ucraina il testa-a-testa fra governo e opposizioni europeiste sta continuando dallo scorso novembre. Lungi dal placarsi, la tensione resta alta, i morti sono già sette, i feriti a centinaia, le barricate restano in piedi a sfidare i “Berkut”, i poliziotti ucraini. Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore (titolo equivalente a quello di patriarca, nelle Chiese orientali) di Kiev-Haly, è stato uno dei protagonisti indiscussi delle trattative fra l’opposizione ucraina e il presidente Yanukovich. Il vescovo è alla testa di una radicata e attivissima realtà religiosa, che ha contribuito a plasmare l’identità ucraina nel corso dei secoli: la Chiesa greco-cattolica ucraina (Cgcu), la più grande fra le chiese d’Oriente. Perseguitata e finita nelle catacombe per gran parte del XX Secolo, quando a comandare c’era il regime sovietico, rischia di fare la stessa fine anche in queste settimane di protesta. I suoi sacerdoti portano conforto spirituale ai manifestanti barricati in Piazza dell’Indipendenza a Kiev. “La Chiesa è dalla parte del popolo” ha ribadito, anche in questi giorni, monsignor Shevchuk. Il ruolo dei sacerdoti in piazza è stato «fondamentale per placare gli animi e cercare di mantenere il carattere pacifico delle proteste», come dichiarava ai microfoni di Radio Vaticana la settimana scorsa. Eppure anche il ruolo pacifico che sta svolgendo la Chiesa orientale ucraina è sufficiente a destare sospetti nel governo filo-russo, tanto da ventilare l’ipotesi di dichiararla fuori legge.

Il 13 gennaio era giunto dal Ministero degli Interni il fermo divieto per i cattolici ucraini a celebrare messe per i manifestanti, a non partecipare a dimostrazioni (nemmeno da privati cittadini), a non organizzare messe o processioni se non dietro il permesso delle autorità. Il governo del presidente filo-russo Yanukovich teme l’indipendenza di questa Chiesa e il legame fra monsignor Shevchuk e Papa Francesco: collaborava con lui quando era ancora il cardinal Bergoglio, a Buenos Aires, quale guida dei greco-cattolici argentini. Per Kiev, insomma, la Cgcu è un “corpo estraneo”. In un periodo in cui è appena passata al parlamento la legge contro le Ong straniere, tacciate di essere “agenti esteri”, la Chiesa fedele a Roma rischia di finire sotto la scure della censura. Affinché in Ucraina torni la pace e non ricominci la persecuzione, i greco cattolici in Romania, Slovacchia e anche la comunità di Venezia hanno pregato per i fratelli ucraini e rivolto appelli per la loro salvezza. «La Chiesa greco cattolica ucraina – dichiarava il 2 febbraio scorso monsignor Lucean Muresan, arcivescovo maggiore della Chiesa greco cattolica rumena – sembra essere colpita da attacchi di odio in un contesto in cui i cristiani, che sono anche dei cittadini, vogliono vivere insieme in un Paese libero e democratico, senza corruzione, senza menzogne e senza violenza». «Esprimiamo la nostra preoccupazione – continua l’arcivescovo maggiore Lucean – di fronte alle minacce contro la Chiesa greco-cattolica ucraina che, come noi, conserva la memoria diretta della persecuzione a causa della fede, una persecuzione che, ora, sfortunatamente, sembra riapparire all’orizzonte del Paese a noi confinante».

Come mai, proprio in un momento di duri confronti fra un’Ue sempre più laicista e la Chiesa, i cattolici dell’Ucraina si schierano apertamente per un movimento pro-Europa, fino a rischiare la persecuzione? «La società civile ucraina è stata virtualmente cancellata dal comunismo. Le proteste ucraine degli ultimi due mesi hanno visto la rinascita spontanea della società civile, guidata in gran parte da giovani che non hanno memoria del comunismo che sanno che le condizioni morali e culturali attuali del loro Paese sono intollerabili – e questo senza parlare della tremenda situazione economica e della politica infelice – spiega il professor George Weigel - Tra i leader di questi giovani democratici e attivisti per i diritti umani ci sono laureati e studenti dell'Università Cattolica Ucraina (la più grande istituzione cattolica nell’ex Urss, ndr), che hanno imparato la propria dignità come uomini, donne e cittadini da un'università che prende la formazione del carattere tanto sul serio quanto la formazione intellettuale». Il professor Weigel tiene a precisare che: « La sollevazione popolare ucraina della fine del 2013 non è stata provocata da una sete incontenibile di MTV e di altre espressioni della decadenza occidentale, ma da un profondo desiderio di verità, giustizia e decenza elementare nella vita pubblica. La Chiesa greco-cattolica ucraina, che ha a lungo incarnato le “periferie” di cui parla papa Francesco, è ora pienamente impegnata nel contesto del futuro morale dell'Ucraina. Questa Chiesa coraggiosa merita la solidarietà dei cattolici di tutto il mondo».

Non si tratta di un fenomeno solo recente. Questa Chiesa orientale incarna lo spirito più europeo dell’Ucraina occidentale, perché è sempre stata parte integrante della Mitteleuropa asburgica. Nata in un periodo burrascoso, in seguito all’occupazione di quelle regioni da parte del Commonwealth Polacco-Lituano, quando la Polonia fu spartita fra Prussia, Russia e Austria, nel tardo XVIII Secolo la Cgcu fu salvata e nobilitata dagli Asburgo, mentre fu letteralmente cancellata dagli zar ortodossi in Russia. Nel corso del XIX Secolo, i cattolici di quel pezzo di Ucraina occidentale che rispondeva agli ordini di Vienna e non di Mosca, rimasero fedelissimi servitori dell’impero asburgico. Attratti dal nazionalismo anch’essi, contribuirono a creare la nuova identità nazionale ucraina nel tardo XIX Secolo. Ma alla fine della Prima Guerra Mondiale, con lo smembramento dell'Impero Austro-Ungarico, i greco-cattolici si trovarono divisi in quattro nazioni: Ucraina, Polonia, Romania e Cecoslovacchia. Quando la prima divenne parte dell’Unione Sovietica, la persecuzione ricominciò. L’Urss intensificò la persecuzione sotto Stalin, che diede una parvenza di legittimità religiosa alla sua volontà di cancellare il cattolicesimo dal territorio sovietico: nel 1946, il “concilio” di Lviv-Sobor (Leopoli), organizzato dalla polizia politica sovietica, mise fuori legge la Cgcu. L’Urss riuscì ancora una volta a dividere i cristiani ucraini, a metterli gli uni contro gli altri pur perseguitandoli tutti: le proprietà cattoliche vennero confiscate e passate al completo alla Chiesa ortodossa russa, l’unica riconosciuta sotto Stalin, anche se pesantemente infiltrata dalla polizia politica. Tuttora la Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca considera canoniche le decisioni del concilio di Leopoli. Gran parte dei preti e vescovi cattolici fu deportata e internata nei gulag.

Ma la Chiesa sopravvisse. I sacerdoti resistettero nella loro fede fino alla morte, dando un esempio unico di coraggio, celebrando la messa nelle celle o nelle fabbriche dei gulag, nei treni delle deportazioni e nelle miniere, affrontando il martirio pur di non arrendersi. La più grande Chiesa orientale divenne così la più grande Chiesa sotterranea del mondo, facendo proseliti in condizioni disperate, riuscendo ad espandere il numero dei propri fedeli nelle catacombe sovietiche. Il metropolita Josyf Slipyj divenne un modello di resistenza: riuscì a sopravvivere a 18 anni di gulag, per poi tornare a riorganizzare la Chiesa. Nominato cardinale in pectore nel 1949, quando era ancora internato, Papa Paolo VI lo fece arcivescovo maggiore nel 1963, lo stesso grado che ora ricopre il suo successore Shevchuk. Guidava una chiesa non libera e dispersa all’estero. Battezzare, celebrare messe, confessare, organizzare funerali, anche solo detenere un libero religioso, erano tutti reati sotto il regime sovietico, punibili col carcere. Bastava una delazione anonima di un vicino invidioso, il sospetto di possedere un Vangelo per finire dietro le sbarre, perdere il lavoro, essere deportati lontani da casa. La libertà vera e propria arrivò solo alla fine del periodo riformatore di Gorbachev: nel 1989 la Cgcu divenne nuovamente legale, anche se dovette lottare per anni per riottenere le proprietà confiscate dagli ortodossi russi. Sono passati appena 25 anni da allora, la memoria della persecuzione è freschissima. Il timore che ricominci e la determinazione a resistere sono più vivi che mai.