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Caso Fini-Tulliani, quella verità nascosta dai giornaloni

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Sulla compravendita della casa di Montecarlo i media che difendevano l'ex Presidente della Camera, in funzione anti-Cav, oggi minimizzano. L'eventuale condanna porterebbe definitivamente allo scoperto le manovre per ribaltare la volontà degli elettori.

Politica 21_03_2024
IMAGOECONOMICA ANDREA CALANDRA

Il 18 aprile sapremo se Gianfranco Fini verrà condannato per la vicenda della casa di Montecarlo, svenduta al cognato, o se verrà assolto. Il pm di Roma ha chiesto per lui otto anni di carcere con l’accusa di riciclaggio. Il processo si trascina da molti anni e fa parte di una vicenda giudiziaria assai intricata (“caso Tulliani”), che riguarda la compagna dell’ex Presidente della Camera, Elisabetta Tulliani, il fratello Giancarlo Tulliani, e una casa a Montecarlo, nel principato di Monaco. La casa fu lasciata in eredità ad Alleanza Nazionale da Anna Maria Colleoni, discendente di una famiglia nobiliare.

Secondo l’accusa, la casa, che si trova in Boulevard Princesse Charlotte, 14, a Montecarlo, sarebbe stata acquistata nel 2008 dal fratello della compagna di Fini attraverso società offshore riconducibili a Francesco Corallo, imprenditore che negli anni precedenti si era molto arricchito grazie a una concessione statale ottenuta nel 2004 per installare in Italia decine di migliaia di slot machine. Nel 2019 Corallo fu rinviato a giudizio dalla Procura di Roma con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, al peculato e all’evasione fiscale.
Tulliani – sempre stando alla Procura di Roma – avrebbe comprato la casa a un prezzo molto più basso del suo reale valore (soli 300.000 euro), utilizzando soldi provenienti proprio da Corallo.

Nel 2010 la Procura di Roma aprì un’indagine contro ignoti sulla casa di Montecarlo con le ipotesi di reato di appropriazione indebita e truffa aggravata, ma l’indagine fu poi archiviata perché Alleanza Nazionale non era imputabile e poteva vendere l’appartamento in assoluta libertà. Ma in quella circostanza Fini asserì che solo dopo la compravendita, nel 2010, aveva scoperto che il proprietario di casa era il cognato. Lo ha confermato anche di recente nel nuovo processo in cui è accusato di riciclaggio in quanto sarebbe stato a conoscenza dell’origine illecita del denaro e avrebbe consapevolmente deciso di vendere la casa di Montecarlo alla società offshore di Tulliani.

Ecco la frase chiave pronunciata più volte nel corso delle udienze dall’allora Presidente della Camera: «Sono stato ingannato da Giancarlo e dalla sorella Elisabetta che insistettero affinché mettessi in vendita l’immobile. […] Solo anni dopo ho saputo che il proprietario della casa era Tulliani e ho interrotto i rapporti con lui». A proposito della compagna Elisabetta, Fini disse anche di essere stato “ferito” dal suo comportamento: «Dagli atti del processo è emerso che lei era comproprietaria della casa e poi appresi anche che il fratello le bonificò una parte di quanto ricavato dalla vendita. Tutti fatti che prima non conoscevo».

Ovviamente nel processo sono coinvolti anche i Tulliani. La Procura di Roma ha chiesto nove anni di carcere per la compagna di Fini, dieci per il fratello Giancarlo e cinque per il padre dei due. Elisabetta Tulliani si è così espressa durante il processo: «Ho nascosto a Gianfranco Fini la volontà di mio fratello di comprare la casa di Montecarlo. Non ho mai detto a Fini la provenienza di quel denaro che ero convinta fosse di mio fratello. Il comportamento spregiudicato di mio fratello rappresenta una delle più grandi delusioni della mia vita».

L’operazione di compravendita della casa di Montecarlo, già opaca fin dall’inizio, lo sta diventando ancor più dopo questo scaricabarile da parte dei protagonisti, ma ciò che appare ancora più stucchevole e offensivo nei confronti dell’opinione pubblica è il silenzio di molti giornali che all’epoca parlavano di “macchina del fango” anti-Fini da parte dei media vicini a Berlusconi e ora minimizzano di fronte all’emergere di indizi davvero inquietanti sulla terza carica dello Stato dell’epoca, che, fomentato dal Quirinale, tramava per far cadere il governo Berlusconi.

I cosiddetti giornaloni accusavano gli organi d’informazione vicini al centrodestra di voler distruggere Gianfranco Fini, reo di essersi semplicemente dissociato da Berlusconi per le sue condotte private, mentre la verità era un’altra: il disegno anti-berlusconiano mirava a disarcionare il Cavaliere da Palazzo Chigi e a sostituirlo proprio con Fini, che, mostrando profonda ingratitudine verso chi lo aveva sdoganato nel 1993 in vista delle elezioni comunali di Roma, puntava a prenderne il posto come premier e leader del centrodestra.

Ma l’obiettivo di sovvertire la volontà popolare e quindi di rovesciare il governo Berlusconi fu raggiunto grazie alle manovre internazionali sullo spread e utilizzando la figura di Mario Monti, che pretese di essere nominato senatore a vita prima di accettare l’incarico di premier. Tutto sotto la regia dell’allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano. La beffa per Gianfranco Fini fu che, alle elezioni successive, con il suo partitino appena fondato (Futuro e Libertà), fu punito dagli elettori e non entrò neppure in Parlamento (prese un misero 0,47%).

Ecco perchè l’eventuale condanna di Gianfranco Fini porterebbe definitivamente allo scoperto quelle manovre oscure sulla pelle dei cittadini, che legittimamente avevano eletto una maggioranza di centrodestra, contro la quale uno dei suoi principali esponenti tramava. Uno dei tanti capitoli di storia da riscrivere per ristabilire la verità dei fatti e fare giustizia di alcuni luoghi comuni e di tanto sciacallaggio mediatico.