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A Roma

Casa museo S. Giuseppina Vannini, luogo di carità e ricordi

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In una silenziosa e quasi nascosta via romana sorge la casa dove abitò la cofondatrice delle Figlie di San Camillo e divenuta un museo nel 2017. Gli oggetti esposti parlano di una vita immersa completamente in Cristo.

Ecclesia 23_02_2026
Santa Giuseppina Vannini con le prime Figlie di San Camillo

Una piccola strada. Un piccolo luogo. Ma un grande cuore per il Signore e i fratelli bisognosi. È la casa dove abitò santa Giuseppina Vannini (1859-1911), la sorella camilliana che, assieme al beato Luigi Tezza, fondò il ramo femminile dell’ordine di san Camillo de Lellis, e di cui oggi ricorre la memoria liturgica.

Un luogo parla sempre delle persone che lo hanno abitato. E, in questa casa, assai modesta, la figura della santa sembra aggirarsi come se fosse ancora lì presente fra quelle mura che hanno ospitato le prime sorelle delle Figlie di San Camillo. Ci troviamo a Roma, sede del pontefice, sede degli apostoli Pietro e Paolo. Davanti a noi, la grande via Merulana, strada che collega “idealmente” la basilica di San Giovanni in Laterano con la basilica di Santa Maria Maggiore. E proprio dalla grande e trafficata via Merulana si apre una piccola strada a lato, via Giusti: una via quasi nascosta, discreta e silenziosa. Silenziosa come è stato nel nascondimento evangelico il bene che santa Giuseppina Vannini ha fatto durante la sua vita terrena. In via Giusti, al numero 7, vi è una targa che recita così: «Santa Giuseppina Vannini (1859-1911). In questo luogo nel 1892 stabilì la prima casa delle Figlie di San Camillo». Ed è sempre in questo luogo che la Vannini ritornò al cielo il 23 febbraio 1911.

La casa è divenuta un museo dal 2017, in occasione del 125° anniversario della fondazione dell’istituto delle Figlie di San Camillo. Gli oggetti esposti parlano di una vita immersa completamente in Cristo ma anche di una quotidianità fatta di piccole cose. Ciò che colpisce di più è la collocazione museale di questi oggetti: teche di vetro a forma di croce che contengono i ricordi della santa e del beato Tezza. Le due figure non possono essere scisse, visto che le Figlie di San Camillo furono il frutto della loro condivisione spirituale, della loro amicizia.

Di fronte a questi oggetti è facile fare un viaggio indietro nel tempo. Si è catapultati, così, nella vita della santa: i suoi occhiali, un portastoppini da candela in ottone con l’effigie di un teschio, alcuni rosari, un fermacarte in bronzo donato da padre Tezza, un calamaio da viaggio, e persino una semplice tazza per caffè. Un oggetto davvero di uso comune che però racchiude una quotidianità di piccoli gesti. E poi le sue scarpe, usurate dal tempo, simbolo di tante strade percorse per aiutare ogni fratello bisognoso. Un dato che va evidenziato: sono diversi gli oggetti che presentano un cartiglio realizzato dalle consorelle della santa poco dopo la sua morte. Un piccolo foglietto di carta che reca il nome dell’oggetto e poi la dicitura: «usato dalla nostra venerata Madre fondatrice». Un dettaglio che fa comprendere come le prime religiose dell’istituto già fossero consapevoli che un giorno tutti questi oggetti sarebbero serviti per “qualcosa” di grande. Già avevano compreso di trovarsi di fronte a una donna che avrebbe fatto storia: un segno tangibile della sua consolidata fama di santità già poco dopo la sua morte.

Fra questi oggetti, uno dei più importanti è la croce camilliana (fatta di stoffa) che il beato padre Tezza pose sul petto della Vannini al momento della vestizione dell’abito religioso. Era il 19 marzo 1892, solennità di san Giuseppe. Questa croce color rosso racconta molto del rapporto tra il suo padre spirituale e santa Giuseppina Vannini. Il 19 marzo 1892 segnò, dunque, un’importante tappa della biografia della santa.

Assai interessante, a proposito, è leggere ciò che padre Tezza scriveva alla Vannini in una lettera datata appunto 19 marzo 1892: «I pensieri si affollano numerosi alla nostra mente, ed al cuore commosso ci fanno pressa mille dolcissimi affetti in questo istante avventurosissimo in cui pel sacro Rito che stiamo compiendo veggiamo in voi, C.ma figlia riprender nuova vita dopo un secolo di assop[imento] la Relig.[iosa] Assoc.[iazione] delle F. di S. C. nostre dilettissime Sorelle. (...) [Sen]timenti di ammirazione pei sapientissimi disegni di quella divina provvidenza che sovrastando onnipotente alle tristi vicissitudini dei tempi malvagi che corrono, si piace a suscitare in seno alla Chiesa nuovi germogli di vita religiosa o a ridestarne di spenti proprio in quest’ora in cui le potestà delle tenebre moltiplicano i loro sforzi più satanici per tutto distruggere ed annientare quanto sappia di crist.[iano] e di relig.[ioso] in seno alla odierna società. Pensieri e sentimenti infine della più grande e consolantissima fiducia nel successo di quest’opera che oggi in voi comincia, considerando appunto le belle circostanze di fausto augurio che ne accompagnano l’umile nascimento in questo giorno ed in questo luogo».

Ed è sempre lo stesso Tezza che, in un’altra lettera, si preoccupa della fondazione della casa. Dalle sue parole comprendiamo che la casa definitiva di via Giusti non era stata, in un primo momento, contemplata: «Dunque hai vista la casa? C’è poi anche l’altra da vedere a [piazza] Argentina che sarebbe anche più vasta. A proposito di Case la Sig. Anthelme che ho visto giorni sono ti prega di rimandargli il piano di una Casa: Hotel Sud a Capo le Case; pare sia un foglietto piccolo; glielo ridomandano» (Lettera datata 1894 contenuta nel prezioso e dettagliato volume Lettere e scritti del padre Luigi Tezza M.I. Dal 1855 al 1922, a cura di Emanuele Martinez, San Paolo Edizioni, Milano, 2024). In questa lettera si fa riferimento a due luoghi di Roma: piazza Argentina e via Capo le Case, una strada assai vicino a piazza di Spagna. La scelta della casa, successivamente, cadde su via Merulana, ai numeri 140-141. Ma l’esperienza andò male perché il palazzo dove si trovava questa abitazione era troppo chiassoso: bisogna ricordare che la Vannini, all’epoca, aveva pensato di portare molti malati nell’abitazione per poter prestare la giusta assistenza. Fu così che si pensò poi a una strada più discreta, quella che poi divenne la definitiva sede e abitazione delle Figlie di San Camillo, in via Giusti, 7. Una piccola strada, una altrettanto piccola abitazione, degli oggetti, minuti: tutto respira qui di una carità quotidiana, di un amore immenso nascosto in “piccole” cose.