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Ordine giornalisti Piemonte

Carta arcobaleno dei giornalisti

L’Ordine dei giornalisti del Piemonte ha redatto una Carta Arcobaleno. Per un’informazione rispettosa e consapevole sulle persone LGBTQIA+.

Gender Watch 27_04_2026

L’Ordine dei giornalisti del Piemonte ha redatto una Carta Arcobaleno. Per un’informazione rispettosa e consapevole sulle persone LGBTQIA+. L’ordine regionale vorrebbe che questo manifesto ideologico, promosso insieme al Coordinamento Torino Pride, sia adottato a livello nazionale. La Carta verrà presentata il 17 maggio – Giornata contro l’omo e transfobia – presso il Salone del libro di Torino.

La Carta adotta un Decalogo che ogni giornalista dovrebbe seguire:

  1. Uso di un linguaggio ampio e plurale. La/il giornalista evita stereotipi di genere, espressioni, immagini e comportamenti lesivi della dignità della persona o patologizzanti, e si impegna ad aggiornare il proprio vocabolario.
  2. Disparità di trattamento o doppio standard. La/il giornalista tratta con il medesimo standard le persone, a prescindere dall’identità di genere, dal sesso assegnato alla nascita e dall’orientamento sessuale.
  3. Rispetto della privacy. La/il giornalista non diffonde l’identità di genere o l’orientamento sessuale delle persone senza il loro consenso o quando queste non siano già di dominio pubblico.
  4. Ricorso a fonti qualificate e rappresentative. La/il giornalista si impegna a consultare persone esperte e a dare voce a figure dell’attivismo e rappresentanti delle comunità LGBTQIA+ quando tratta temi che riguardano direttamente la vita e la dignità delle persone LGBTQIA+.
  5. Continenza nei titoli e nel ricorso alle immagini disturbanti. La/il giornalista si astiene dal rappresentare le persone LGBTQIA+ attraverso titoli ambigui, sensazionalistici o che alimentano lo stigma.
  6. Non spettacolarizzazione. La/il giornalista evita narrazioni volutamente spettacolarizzanti o atte a suscitare emozioni nel pubblico come unica modalità di rappresentazione delle persone LGBTQIA+.
  7. Contestualizzare senza etichettare. Laddove vi sia il rischio che la notizia possa rafforzare pregiudizi e stereotipi, la/il giornalista inserisce i fatti nel loro contesto sociale, politico e culturale. Evita di citare aspetti identitari se non sono rilevanti ai fini della notizia.
  8. Uso del nome e dei pronomi scelti. La/il giornalista non usa il nome anagrafico precedente (dead name) di una persona trans o non binaria senza consenso, né attribuisce genere o pronomi errati. Si usa il nome di elezione.
  9. Moderazione dei commenti online. Le testate giornalistiche sono invitate a moderare o a rimuovere commenti d’odio e di disinformazione dalle proprie piattaforme e dai propri canali social.
  10. Promozione di un’informazione inclusiva nelle redazioni. La/il giornalista promuove nelle redazioni di appartenenza la sensibilizzazione e la formazione sui temi della diversità, equità, inclusione e accessibilità. Laddove possibile, sollecitando l’individuazione della figura di una/un Diversity Editor.

È chiaramente un Decalogo per diffondere l’ideologia LGBT che contrasta con la deontologia professionale dato che mistifica la realtà (un uomo non può essere una donna); bolla come stereotipi giudizi che possono avere fondamento nella realtà; è discriminatorio perché afferma di tutelare la privacy delle persone omosessuali in merito al loro orientamento, ma nulla dice riguardo alle persone eterosessuali; è a favore della censura dato che tappa la bocca ai dissenzienti oscurando commenti on line non allineati.