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Cancellieri indebolita, larghe intese a rischio

Annamaria Cancellieri non si dimette, ma il polverone sollevato dalla sua telefonata con la compagna di Ligresti l'ha indebolita. Affrontare il problema della giustizia e l'emergenza carceri ora è più difficile.

Annamaria Cancellieri

Il ministro della giustizia, Annamaria Cancellieri ieri alle Camere ha ribadito le sue ragioni: non ha esercitato alcuna pressione per la scarcerazione di Giulia Ligresti e dunque sente di avere la coscienza a posto. Lo stesso procuratore Caselli l’ha scagionata giorni fa, confermando la sua versione dei fatti e sottolineando le gravissime condizioni di salute della figlia del noto imprenditore, che rischiava di morire di anoressia in carcere. La concessione degli arresti umanitari è stata dunque un intervento umanitario e non un favoritismo. Ma tutto questo non serve a far scendere il termometro della tensione che avvolge il governo Letta, sempre più in bilico, sempre più esposto agli attacchi concentrici dei falchi del Pdl e dei disfattisti del Pd che vorrebbero farlo cadere.

Il caso Cancellieri è stato usato come espediente anti-Letta per indebolire ulteriormente l’azione del governo e rafforzare il partito delle elezioni anticipate. Un’altra spallata all’esecutivo e a chi lo sostiene, in primis il Quirinale. L’accanimento di certa stampa contro il Guardasigilli risponde a queste logiche ed è il sentore di una battaglia senza esclusione di colpi tra sostenitori del premier e suoi detrattori.

Sullo sfondo resta il tema dell’emergenza carceraria, che la vicenda Ligresti riporta in primo piano: se al posto della figlia di un noto imprenditore ci fosse stato un comune cittadino, l’intervento del ministro sarebbe stato altrettanto tempestivo?

Detto questo, però, il movente politico che sottende la bufera scatenata attorno al ministro Cancellieri è molto chiaro: indebolire il governo Letta, far saltare le larghe intese, portare acqua al mulino del voto anticipato. Letta continua a rimanere inchiodato sui carboni ardenti e sembra che ogni settimana si scateni qualcosa di premeditato o di mirato per indebolirlo, crocifiggerlo, impedirgli di dare respiro all'azione del suo governo.

Cosa c'è dietro la divulgazione della telefonata tra la Cancellieri e la compagna di Ligresti? Evidentemente qualcuno che trama contro la tenuta dell'esecutivo sceglie ogni pretesto per tentare di impallinarlo. Il ministro della giustizia è certamente una delle figure chiave della solidità di governo, considerato che era già ministro del governo Monti e che è assai vicina a Napolitano, sponsor numero uno dell'attuale quadro politico.

Colpire lei significa far vacillare l'intera impalcatura sulla quale si reggono le larghe intese. Non a caso l'attuale maggioranza trasversale si è affrettata a difendere il ministro, perché percepisce che dietro le accuse rivolte alla Cancellieri ci sono ombre inquietanti di un agguato ben riconoscibile ai danni di Palazzo Chigi.

Come andrà a finire? Il ministro non si è dimesso, come avevano chiesto i grillini, ma ha confermato la sua disponibilità a farlo qualora la fiducia attorno a lei dovesse venir meno. Questo significa che ora la Cancellieri è indebolita, anche sul piano dell'immagine pubblica, e quindi un'eventuale riforma della giustizia proposta da lei non avrebbe la stessa autorevolezza e potrebbe rimanere sulla carta.

Anche la questione delle carceri, sollevata da Napolitano, potrebbe essere accantonata dopo il caso Ligresti, che invece dovrebbe stimolare un'ulteriore presa di coscienza circa la gravità delle condizioni delle carceri italiane.

Peraltro sulla strada lastricata di ostacoli del governo Letta continua ad incombere lo spettro del voto sulla decadenza di Berlusconi da senatore. Il 27 novembre l'aula di Palazzo Madama dovrebbe votare in via definitiva sulla decadenza e lo farà con voto palese, dopo la decisione in tal senso della giunta delle elezioni. Ma sarà quello il giorno giusto? Qualcuno prevede un ulteriore slittamento, sia perché la discussione sulla legge di stabilità potrebbe assorbire più tempo del previsto, sia perché l'8 dicembre sono previste sia le primarie del Pd che il consiglio nazionale del Pdl. Fino ad allora conviene a tutti non provocare scossoni sulla tenuta del governo, che certamente potrebbe non sopravvivere a un voto favorevole alla decadenza di Berlusconi. Quest'ultimo, nell'ultimo libro di Bruno Vespa, torna addirittura sul tema della grazia, auspicando un intervento "sua sponte" da parte di Napolitano, sorvolando sul fatto che un eventuale atto di clemenza non inciderebbe sulla pena accessoria, cioè l'interdizione dai pubblici uffici.

L'impressione è che dopo l'8 dicembre sarà tutto molto più complesso:il Pd di Renzi sarà profondamente spaccato, il Pdl potrebbe ufficializzare la nascita delle correnti (le scissioni non convengono né a Berlusconi né ad Alfano e quindi non ci saranno), i centristi potrebbero ufficializzare nuovi cartelli,anche con il rientro di personaggi tecnici come Corrado Passera, pronti a ereditare il consenso nel centro-destra post-berlusconiano. E il voto sulla decadenza di Berlusconi potrebbe dare il colpo di grazia ad un governo moribondo. Che continua a navigare a vista. Alla fine il rischio che si voti nel 2014 con il porcellum è tutt'altro che scongiurato. Entro un mese e qualche giorno sarà tutto più chiaro.

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