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Cambio di sesso: ospedale nei guai se segue l'etica cattolica

Tempi bui, purtroppo, per le istituzioni religiose che non si accodano al pensiero dominante: ospedali inclusi. Lo conferma la vicenda giudiziaria del Mercy San Juan Medical Center, ospedale della California che rientra tra le proprietà della cattolica Dignity Health, una società senza scopo di lucro che gestisce strutture di assistenza e cura in tre Stati americani. Tutto ha avuto inizio il 28 agosto 2016, quando un «maschio» transgender di nome Evan Minton si è visto annullare l’appuntamento per isterectomia, tecnica chirurgica che comporta l'asportazione dell'utero. Il motivo?

La struttura ha scoperto che quell’intervento rientrava nell’ambito di un iter di riassegnazione di genere, ovvero di «cambio di sesso»; ragion per cui, dato che si tratta di un ospedale cattolico - e che Dignity Health opera alla luce delle Ethical and Religious Directives for Catholic Health Care Services della conferenza episcopale statunitense – si è scelto di non assecondare le richieste del paziente, il quale ha comunque potuto veder soddisfatti i propri desideri meno di una settimana dopo, con un’operazione tenutasi il 2 settembre al vicino Methodist Hospital.

Ciò nonostante, nel 2017 Evan Minton ha deciso di fare causa a Dignity Health per il diniego alla sua richiesta di sterilizzazione volontaria. Una decisione a cui era seguito un pronunciamento, da parte di un tribunale, favorevole all’ospedale cattolico, decisione che però – qui la la notizia – è stata da poco ribaltata. Sì, perché il giudice Stuart Pollak, insieme ai colleghi della Corte d’appello Alison Tucher e Tracie Brown, ha in questi giorni deciso di annullare la sentenza a favore di Mercy San Juan, rinviando il caso alla Corte della California competente per la contea di San Francisco.

Un passaggio, questo, già grave a cui però se ne affianca un altro, consistente nelle parole del giudice Pollak, il quale non si è limitato ad aprire il caso ma, nel farlo, ha evidenziato come «negare una procedura di sterilizzazione solamente alle persone transgender» autorizza a pensare che Dignity Health abbia «discriminato Evan Minton in base alla sua identità di genere». Il giudice ha  cioè concordato con il ricorrente sul fatto il rifiuto di Dignity Health di eseguire l'intervento probabilmente ha violato la legge sui diritti civili della California, nota come Unruh Act.

Ora, non occorre essere esperti di diritto per capire come, alla luce di un simile pronunciamento, per Dignity Health e per il Mercy San Juan Medical Center si metta male. Infatti non c’è solo un caso giudiziario riaperto, ma anche una pista indicata, ossia quella che – con l’argomento della presunta discriminazione posta in essere - potrebbe verosimilmente portare ad una condanna di queste realtà cattoliche. Un pericolo quanto mai concreto, purtroppo.

Se n’è accorto anche il noto scrittore David French il quale pochi giorni or sono, in un intervento su National Review, non solo ha denunciato la gravità di questo caso, ma l’ha ricollegato a quella che ritiene essere una più vasta e concentrica strategia ostile alla libertà religiosa. «In tutti gli Stati Uniti», ha infatti osservato French, «si sta tentando di usare l’argomento della non discriminazione per costringere le istituzioni religiose a violare i loro principi». Si tratta di un’osservazione purtroppo realistica e che, per l’appunto, trova nel caso giudiziario del Dignity Health un esempio lampante.

Senza dimenticare un fatto, ossia che, se questo ospedale fosse condannato semplicemente per non essersi discostato dalla propria linea etica, non solo si assisterebbe ad una violazione della libertà religiosa, cosa già gravissima, ma è quanto mai facile prevedere – tanto più in un sistema di Common law nel quale, come noto, il precedente è vincolante - un’ondata di nuovi casi Minton con altrettante strutture ospedaliere cattoliche alla sbarra e soccombenti. Questo è quindi molto più di un  semplice caso di cronaca californiana: rischia di essere l’argine americano dove la libertà resiste o cede, una volta per tutte, al dominio culturale arcobaleno.

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