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CONTINENTE NERO

Calamità in Africa, disastri provocati dall'uomo

Siccità nel Corno d'Africa, alluvioni in Sudan e nell'Africa occidentale. Sono molte e variegate le catastrofi naturali a cui stiamo assistendo in Africa e le conseguenze, umane e materiali, sono molto gravi. Ma è facile dare la colpa al cambiamento climatico. Se la natura fa così tanti morti, la causa è locale e molto umana.

Creato 17_10_2022
Alluvione nel Sud Sudan

Continuano ad arrivare dall’Africa notizie di disastri naturali dalle conseguenze catastrofiche: milioni di sfollati, migliaia di vittime, incalcolabili danni materiali e la carestia che minaccia di abbattersi su un numero crescente di persone ormai stremate da malnutrizione, disagi e malattie.

Nel Corno d’Africa è la siccità a mettere in difficoltà 21 milioni di persone. La situazione è grave soprattutto in Somalia e in Etiopia. A causa di tre stagioni delle piogge con scarsissime precipitazioni, in Somalia 7,1 milioni di persone sono in stato di insicurezza alimentare acuta, 1,5 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione acuta, un quarto dei quali in condizioni avanzate di debilitazione che fanno temere per la loro vita. Gli sfollati sono 750mila. In alcune regioni la carestia sta già decimando la popolazione. Non si prevedono miglioramenti almeno fino al marzo del 2023, sperando per allora in una stagione delle piogge finalmente regolare. In Etiopia, nel sud, quasi otto milioni di persone patiscono livelli critici di denutrizione in seguito a un lunghissimo periodo di siccità. Se anche quest’anno le piogge, per la quinta stagione, saranno scarse o assenti, il numero potrebbe più che raddoppiare. Come in Somalia, gran parte della popolazione rurale è dedita alla pastorizia. Si stima che finora siano morti 3,5 milioni di capi di bestiame e che altri 25 milioni siano a rischio. In una delle regioni più colpite, il Somali, quasi 300mila persone hanno lasciato le loro residenze abituali: in prevalenza donne e bambini che si sono diretti verso i centri urbani, in cerca di assistenza, mentre gli uomini sono rimasti ad accudire quel che resta del bestiame.

Se nel Corno d’Africa la siccità uccide, in due paesi confinanti con l’Etiopia – il Sudan e il Sudan del Sud – la gente muore a causa delle piogge torrenziali. In Sudan da quattro anni la stagione delle piogge porta alluvioni e fame. Quest’anno la situazione è diventata critica a partire da maggio. A settembre il governo ha dichiarato lo stato di emergenza alluvioni in sei stati e ha rimandato l’inizio dell’anno scolastico perché centinaia di scuole sono state danneggiate dalle acque. L’emergenza è stata poi estesa a sei altri Stati (sul totale di 18). Sono già morte più di 100 persone, decine di migliaia di abitazioni sono state distrutte dalle inondazioni, interi villaggi sono stati sommersi e gli abitanti hanno perso tutto. Quasi 12 milioni di persone, oltre un terzo della popolazione, soffrono di insicurezza alimentare acuta. Nel Sudan del Sud le piogge e le alluvioni finora hanno colpito oltre un milione di persone, un decimo degli abitanti, in 29 distretti. I livelli crescenti delle acque fanno temere che alcune dighe non reggano alla pressione. Decine di migliaia di persone hanno trovato rifugio in chiese e scuole. A peggiorare la crisi contribuisce il fatto che le acque hanno spazzato via molte strade, fatto crollare dei ponti e interrotto le comunicazioni. L’emergenza maggiore per le forti piogge si registra in Nigeria dove finora più di 500 persone sono morte e oltre 1.500 sono state ferite a causa delle alluvioni che interessano 31 dei 36 Stati della federazione. 1,4 milioni di nigeriani sono sfollati, costretti a lasciare casa e beni. Le inondazioni sono causate dalle piogge intense cadute a partire da fine luglio e, di recente, dalla decisione di aprire alcune dighe in Nigeria e una diga di grosse dimensioni nel vicino Camerun. Le autorità hanno informato gli stati del centro e del sud del paese che si prevedono altre inondazioni nelle prossime settimane.

Ormai da anni il verificarsi di questi disastri naturali, soprattutto in Africa, viene spiegato con il global warming, il cambiamento climatico. Gli effetti della pandemia prima e adesso della guerra in Ucraina aggravano le crisi, si dice. Ma in Nigeria e in altri Stati africani tutti gli anni, da sempre, durante la stagione delle piogge si verificano alluvioni; e tutti gli anni in Somalia e altrove la stagione secca mette a dura prova l’esistenza di chi ancora pratica economie di sussistenza. Sempre si contano vittime e danni materiali che non fanno notizia – si sa, succede ogni anno – se non quando, di tanto in tanto, le piogge cadono più forti, il monsone risalendo le coste orientali del continente scatena uragani, la stagione secca si prolunga più del solito. Allora si contano quantità eccezionali di morti e danni e il mondo ne parla. L’alluvione di quest’anno, in Nigeria, è la peggiore degli ultimi dieci anni. Durante quella del 2012 erano morte quasi 500 persone, gli sfollati erano stati circa 600mila. In Somalia si teme che la siccità attuale abbia effetti disastrosi come quella del 2010 e 2012 che ha ucciso 260mila persone. Andando a ritroso nel tempo, nei secoli, si ha riscontro di periodiche crisi umanitarie altrettanto e molto più drammatiche.   

Un rapporto Onu appena pubblicato spiega che l’assenza di sistemi di allarme rapido aumenta anche di otto volte il numero delle vittime di calamità naturali. L’Africa risulta essere il continente con meno sistemi di allarme rapido. Molti paesi africani inoltre non solo sono privi di tali sistemi, ma non dispongono di piani di evacuazione, di intervento tempestivo. Peggio ancora, non attuano opere di contenimento dei danni causati dagli eventi naturali avversi: barriere antiallagamento, argini, casse di espansione dei corsi d’acqua, progetti anti erosione per limitare le frane, sistemi di recupero e raccolta delle acque piovane, piani di riforestazione, progetti idrici, trivellazioni…

In assenza di prevenzione e azione da parte dei governi e delle amministrazioni, ha ragione chi definisce gran parte dei disastri che si abbattono sugli abitanti del continente africano “man-made disasters”, disastri provocati dall’uomo, non dalla natura.

Etiopia, Somalia, Sudan del Sud, Sudan, Nigeria, i paesi africani oggi più colpiti da calamità naturali: i primi tre sono teatro di guerre tra etnie e clan per il controllo dello Stato; conflittualità etnica e religiosa, violenza incontrollata, insicurezza diffusa devastano Sudan e Nigeria. Attribuire a global warming, Covid e guerra in Ucraina la causa delle crisi umanitarie in atto in quei paesi non fa che peggiorare le prospettive: quando non si individua la causa di un problema, risolverlo è impossibile.