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Biden presidente prima ancora della proclamazione

Il quarto giorno di spoglio dei voti delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti si conclude con un vantaggio risicato di Biden in gran parte degli Stati ancora contesi. Il candidato democratico ha ormai conquistato sicuramente 253 grandi elettori, gliene mancano appena 17 per vincere la Casa Bianca. Trump concederà la sconfitta? Intanto Ocasio Cortez chiede già le liste (di proscrizione) dei trumpiani

Poster elettorale di Biden-Harris (e Obama)

Il quarto giorno di spoglio dei voti delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti si conclude con un vantaggio risicato di Biden in gran parte degli Stati ancora contesi. Il candidato democratico ha ormai conquistato sicuramente 253 grandi elettori, gliene mancano appena 17 per vincere la Casa Bianca.

Biden può superare la fatidica soglia dei 270, nel Collegio Elettorale, conquistando appena due degli Stati ancora contesi. Le possibilità che sia proclamata la sua vittoria oggi o nei prossimi giorni sono altissime, ormai quasi una certezza. Il candidato democratico è infatti in vantaggio netto in Nevada (6 grandi elettori) e in leggero vantaggio (per meno di 1 punto percentuale) in Arizona (11 grandi elettori) e Pennsylvania (20 grandi elettori). L’annuncio della sua vittoria in Pennsylvania potrebbe porre fine alla lunga attesa e potrebbe arrivare anche oggi stesso. Oppure basterebbe confermare il Nevada e l’Arizona. Inoltre, anche in Georgia, dove Trump era in vantaggio fino a ieri, la situazione è improvvisamente cambiata ed ora è Biden ad essere avanti per poche migliaia di voti. Solo in North Carolina, insomma, il presidente in carica è ancora avanti. Ma la North Carolina continuerà lo spoglio fino al 12 novembre, quindi entrerà molto tardi nella conta dei voti.

La domanda che tutti si pongono è: Trump concederà la sconfitta? La sua risposta, finora, è stata un secco “no”. Come abbiamo visto nei giorni scorsi (qui e qui) vi sono fondati sospetti di brogli, cosa alquanto prevedibile considerando l’anomala proporzione dei voti postali (ben 64 milioni) molto più manipolabili rispetto a quelli depositati personalmente in un’urna, o selezionati in un computer di voto. Solo nella giornata di ieri, la campagna repubblicana denuncia che in una contea del Michigan, i Democratici avevano vinto per 104 voti, ma dopo la correzione di un errore di calcolo, dovuto a un problema informatico, risulta che siano stati i Repubblicani a vincere con ben 1127 voti di vantaggio. In quante contee degli Stati in bilico saranno capitati errori simili? Benché i primi ricorsi in Pennsylvania, Georgia e Michigan siano stati respinti, la campagna di Trump annuncia che la battaglia continuerà, come è normale che sia in un’elezione così combattuta e soprattutto sentita come una “battaglia per l’anima dell’America” (motto di Biden). Eppure continua la furia censoria di media e social media: chiunque parli di broglio è reo di diffusione di bufale e censurato preventivamente, con buona pace della libertà di informazione.

Non tutti sono convinti di seguire il presidente nella sua battaglia. I Repubblicani “moderati” stanno abbandonando Trump al punto da appoggiare il Partito Democratico nelle prossime sfide elettorali. Il Lincoln Project, gruppo che raccoglie elementi del Gop che non hanno mai accettato Trump, ha annunciato ieri di sostenere i candidati del partito dell’asinello nel ballottaggio per il Senato che si terrà in Georgia in gennaio.

In compenso, i Democratici già fanno piani per il dopo-insediamento. Nancy Pelosi, speaker della Camera, una volta riottenuta la maggioranza e riconfermata, promette la riforma elettorale, oltre a nuove leggi a favore di Lgbt e minoranze. Il sistema, che ora è molto decentrato, verrà maggiormente centralizzato a Washington, che detterà regole più uniformi. Le liste elettorali includeranno anche molti cittadini ora esclusi, come i carcerati. E vi saranno finanziamenti pubblici ai partiti. Infine, ma non da ultimo, ci si potrà registrare al voto anche il giorno stesso delle elezioni, un cambiamento che a cui i Repubblicani si oppongono fermamente, perché creerebbe maggiori probabilità di brogli elettorali.

Se Biden è già praticamente considerato presidente, che fine faranno i sostenitori di Trump. Per i fedelissimi, ma anche per coloro che sono saltati sul carro del vincitore dopo il 3 novembre, il futuro non è roseo. La damnatio memoriae di Trump coinvolgerebbe anche tutti gli altri. Scrive la deputata Democratica Alexandria Ocasio Cortez su Twitter: “Qualcuno sta segnando i nomi di questi sicofanti di Trump, per quando cercheranno di minimizzare o negare la loro collaborazione in futuro? Prevedo una buona probabilità che spariscano tweet, foto, scritti”. Le risponde subito un militante: “Noi ci siamo, con il Trump Accountability Project: ogni membro del personale dell’amministrazione e della campagna elettorale, lobbisti e avvocati che li rappresentano, tutti”. Già siamo alle liste di proscrizione?