Bibbiano, scontro pm-giudici a Palazzo di Giustizia
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Nell'impugnare la sentenza di primo grado, il pm dell'Inchiesta Angeli & Demoni usa toni mai visti contro i giudici di primo grado che smontarono il presunto sistema di affidi illeciti: «Assoluzioni a tutti i costi, fuori dalla realtà». Il tribunale accusa la Procura di delegittimazione. Di Bibbiano sentiremo ancora parlare.
A chi segue le vicende della giustizia di casa nostra non deve essere sfuggito il clamoroso botta e risposta di questi giorni tra la Procura di Reggio Emilia e il Tribunale della Città del Tricolore. Un botta e risposta inusitato per toni e veemenza che suggerisce uno scontro che va ben al di là della normale dialettica tra organi giudiziari dello Stato, quello giudicante e quello requirente, così strettamente indicati in sinergia durante i giorni della campagna referendaria, ma qui decisamente in controtendenza rispetto ad una narrativa che vede i giudici connessi ai pm.
L’oggetto del contendere è il caso Bibbiano, che nel luglio scorso ha conosciuto la sua prima conclusione con la sentenza di assoluzione per gran parte dei capi di imputazione degli assistenti sociali coinvolti. Da luglio, la Procura di Reggio e in particolare il pm Valentina Salvi non aveva mai proferito parola su quella sentenza, che smontava completamente il castello accusatorio di un caso che aveva tenuto banco sui giornali con un fortissimo impatto mediatico-giudiziario.
Ebbene, in occasione della richiesta di appello presentata dalla Procura si è scoperto che cosa la Procura di Reggio pensasse di quella sentenza.
Così ha argomentato, nel sostenere la richiesta di appello, il sostituto procuratore Valentina Salvi: «L’impostazione della pronuncia del tribunale reggiano è complessivamente guidata da una spasmodica e quasi ossessiva ricerca di ragioni assolutorie, con esiti spesso paradossali e del tutto disancorati dalla realtà».
È una risposta alle motivazioni della sentenza di primo grado che assolve gli assistenti sociali dalle accuse pesantissime nell’ambito dell’inchiesta Angeli & demoni sui presunti affidi illeciti e che parlava di «un’intrinseca debolezza dell’impianto accusatorio». Il pm Salvi ha così impugnato in Appello per 9 imputati, ma non ha mancato di togliersi qualche sassolino dalla scarpa ed è verosimile che nella costruzione dell’Appello questo aspetto venga messo ancora di più in evidenza: «A fronte di un quadro probatorio chiarissimo – ha scritto il pm reggiano – in termini di responsabilità penale, pur di pervenire a qualunque costo si direbbe ad alcune irragionevoli assoluzioni, il Tribunale si avventura in terreni scivolosi e in ricostruzioni del tutto fantasiose dei fatti».
Una bomba. Mai a memoria, per lo meno mediatica, si era assistito ad un attacco frontale così marcato rivolto verso i giudici da parte di una Procura. Il che potrebbe anche far propendere i fautori del NO che la tanto strombazzata separazione delle carriere è già compiuta con questa presa di posizione decisamente inconsueta nella normale dialettica giudiziaria dove le parole sono sempre più sfumate e ponderate.
Ma questo non spiega tutto.
Ad una presa di posizione così dirompente, il giorno dopo infatti, il giudice Cristina Beretti presidente del Tribunale di Reggio Emilia, ha risposto con altrettanta veemenza: «Il tribunale di Reggio non persegue assoluzioni né condanne ad ogni costo e non è guidato da finalità estranee alla funzione giurisdizionale. Ogni tribunale decide sulla base delle prove acquisite e del contraddittorio tra accusa e difesa, assumendosi pienamente la responsabilità delle proprie decisioni, che sono motivate e pubbliche». Ma il passaggio più critico, che segna una vera e propria rottura con il pm è il seguente: «È doveroso ricordare che la critica rispetto a una decisione giudiziaria, anche quando ferma e decisa, dovrebbe esprimersi attraverso argomentazioni tecnico-giuridiche, nel rispetto dei ruoli. La legittima critica delle sentenze non deve quindi tradursi in una rappresentazione delegittimante dell’organo che le ha pronunciate poiché l’autorevolezza del tribunale coincide con quella della giurisdizione».
In buona sostanza: la Procura, rappresentata dal Sostituto procuratore Valentina Salvi ha accusato i giudici di aver perseguito un’assoluzione a tutti i costi anche andando contro certe evidenze, mentre il tribunale per tutta risposta, ha ribattuto che la Procura non deve delegittimare quel tribunale che rappresenta l’organo principale di giurisdizione.
Decisamente inconsueto e irrituale, segno che la vicenda di Bibbiano, se per il momento è congelata sui giornali e nella politica, a Palazzo di giustizia non è affatto chiusa. E che molto probabilmente, assisteremo, se e quando verranno accolte le motivazioni dell’impugnazione, ad un secondo tempo che potrebbe riservare anche delle sorprese. Cambiando i giudici, infatti, non è escluso che possano cambiare anche certi approcci di fronte ai capi di imputazione.
È probabile che la Procura, se ha deciso di esporsi così veementemente nei confronti dei giudici di primo grado, ritenga di avere nella manica qualche asso da giocare per convincere altri togati che a Bibbiano il “sistema” c’era e ha commesso degli abusi. Nelle 2400 pagine di ricorso, infatti scrive Alessandra Codeluppi sul Carlino Reggio, il pm “rimprovera” al collegio giudicante di aver «menzionato circostanze mai avvenute» e di non «aver ignorato» le «numerose risultanze probatorie che dimostravano come ogni falso comunicato al giudice (dei minori ndr.) avesse una finalità precisa e si inserisse in un più ampio disegno criminoso volto a trattenere i minori lontano dalle famiglie».
In ogni caso, un dato è certo: dell’inchiesta Angeli & Demoni sentiremo parlare ancora.

