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Berlusconi torna in forma. Ma il centrodestra sta male

Assolto in Cassazione nel processo Ruby, libero dai servizi sociali, con una causa in corso in Europa per revocare la sua incandidabilità, Berlusconi è tornato più in forma che mai. In compenso è il suo schieramento che sta male. Forza Italia è sul punto di spezzarsi e Tosi, espulso dalla Lega, può creare un nuovo partito.

Verdini

La storia si prende gioco di noi, si diverte alle nostre spalle. Questo detto, figlio del buon senso e dell'esperienza, potrebbe adattarsi alla notizia dell'assoluzione definitiva di Silvio Berlusconi nel processo Ruby e a quella della dissoluzione del centrodestra. Proprio nel momento in cui il leader dell'opposizione esce completamente indenne da ogni addebito dopo 5 anni di indagini e processi sulla presunta induzione alla prostituzione e sulla presunta concussione per far rilasciare la ragazza marocchina, lo schieramento da lui capeggiato si sfarina e mostra tutti i suoi irreversibili limiti.

Esattamente il giorno in cui l'ex Cavaliere termina i servizi sociali per la condanna definitiva per frode fiscale e torna alla piena agibilità politica, la Lega registra una dolorosa scissione in Veneto e i malumori dentro Forza Italia raggiungono livelli di guardia. Addirittura i pretoriani dell'ex premier, cioé il suo cerchio magico e i massimalisti di Brunetta, risultano sempre più distanti dai fittiani (malpancisti smaniosi di lanciare l'opa sul partito) e dai verdiniani (che vorrebbero tornare al Patto del Nazareno) e non è escluso che si dividano nelle prossime votazioni parlamentari sulle riforme. Berlusconi dice di confidare nell'annullamento della sentenza per frode fiscale che lo costringe all'incandidabilità per molti anni, estromettendolo di fatto dal gioco elettorale. La Corte europea dei diritti dell'uomo dovrebbe, secondo lui, annullare il verdetto della Cassazione che ha applicato retroattivamente la legge Severino.

Brunetta e Carfagna

La domanda fondamentale è dunque la seguente: quanto vale un Berlusconi libero di muoversi ma non di chiedere il voto per se stesso ai suoi milioni di seguaci? I primi sondaggi che circolano oggi, all'indomani della pronuncia assolutoria degli ermellini di piazza Cavour, non sono incoraggianti. Un centrodestra rissoso al suo interno, con un atteggiamento ondivago e schizofrenico nei confronti del governo e con un leader azzoppato e appannato non è in grado di contendere la guida del Paese a Renzi. Quest'ultimo, nonostante le difficoltà che gli crea la minoranza interna, puo' dormire tra due guanciali perché un avversario come Salvini, sempre più appiattito su posizioni di destra, gli lascia ampie praterie al centro dello schieramento politico.

Da questo punto di vista, l'espulsione di Tosi dalla Lega potrebbe non essere negativa per le sorti del centrodestra. Il sindaco di Verona, che solo nei prossimi giorni annuncerà la sua eventuale candidatura a governatore del Veneto in antitesi a Zaia (Lega) e a Moretti (Pd), potrebbe creare un'area moderata insieme con Passera, Alfano e i centristi e frenare l'emorragia di consensi dal centrodestra al Centrosinistra. Nell'immediato, però, potrebbe togliere al governatore uscente Zaia quei voti necessari per battere la Moretti. Se Zaia perdesse il Veneto, la stella di Salvini non brillerebbe più nel centrodestra e inizierebbe la resa dei conti nel mondo leghista. Ora come ora la Lega sta beneficiando di un certo travaso di voti da Forza Italia e viaggia col vento in poppa nei sondaggi, ma probabilmente non sta rosicchiando voti in altri bacini. Verso il centro il segretario leghista non appare attrattivo e quindi l'operazione Tosi-Passera-Alfano potrebbe funzionare e consentire al centrodestra di mantenere un profilo moderato.

Al momento delle elezioni politiche, che non ci saranno prima del 2016, si valuterà l'ipotesi di federare le diverse anime del centrodestra: la destra lepeniana di Salvini-Meloni, i forzisti e i centristi. E c'è da chiedersi chi possa essere il candidato premier di uno schieramento del genere ove Berlusconi restasse incandidabile. L'ex Cavaliere potrebbe in quel caso essere il "padre nobile" ma non il centravanti di sfondamento, e questa limitazione insormontabile, che si porrebbe comunque, a prescindere dalla persistente incandidabilità e semplicemente per ragioni anagrafiche, rende non più rinviabile l'individuazione di un nuovo leader. E, prima di questo, rende non più rinviabile la stesura di un programma liberaldemocratico per il futuro del Paese. Scommessa non facile, visto che nell'attuale centrodestra convivono pulsioni xenofobe e antieuropeiste e sincere adesioni al Partito popolare europeo.

E' molto probabile che, se la legislatura arrivasse a scadenza naturale, il panorama politico sarebbe profondamente diverso. Anche sul versante della sinistra, infatti, potrebbe esserci nel tempo una saldatura tra i dissidenti Pd Civati, Fassina, alcuni bersaniani e il nuovo partito che è destinato a nascere nel perimetro attualmente occupato da Sel, con nuovi ingressi illustri (Landini e Boldrini). A quel punto Renzi potrebbe risultare una calamita per un centrodestra privo di leader. E forse è proprio quello che sotto sotto vuole Berlusconi: attrarre il premier nella sua orbita politico-elettorale e incoronarlo definitivamente suo erede.