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Berlino, mille croci in Marcia per la vita

Oggi sfilano le mille croci della Marcia per la vita, la manifestazione organizzata nella capitale tedesca, giunta alla sua 12ma edizione. Messaggi di sostegno da parte dei vescovi cattolici tedeschi, ma anche tante difficoltà. È ancora necessaria la protezione da parte della polizia e i media deridono l'iniziativa.

Berlino

Berlino, la città europea più di moda (qualcuno direbbe “cool”) e certo tra le più secolarizzate, si appresta a veder sfilare lungo le proprie vie principali anche quest’anno le mille croci che accompagnano la “Marcia per la vita”. L’appuntamento, promosso dall’Associazione Federale per il Diritto alla Vita, è per oggi, alle ore 13, di fronte al Cancellierato. Il motto che accompagna quest’anno la marcia è “Per un’Europa senza aborto e senza eutanasia”. Seppur fortemente osteggiata dai vari movimenti omosessuali, socialmente, mediaticamente e politicamente molto ben radicati nella capitale tedesca (ogni volta, a protezione dei partecipanti alla Marcia, è necessaria la presenza di cospicui contingenti di polizia), nel corso degli undici anni dalla sua prima edizione la marcia ha assunto dimensioni inizialmente assolutamente impensabili, e questo pensando appunto alla città che la ospita. Voluta fin dall’inizio come manifestazione interconfessionale proposta a tutti, credenti e non credenti, di fatto ad essa partecipano soprattutto cristiani, cattolici ed evangelici.

Tra le autorità che hanno inviato un proprio messaggio di sostegno alla marcia diversi i vescovi cattolici in terra tedesca, dal berlinese Woelki al coloniense Meisner, all’amburghese Thissen, fino al freiburgese dimissionario Zollitsch, che è tutt’ora presidente della Conferenza Episcopale Tedesca. E non è mancata neppure l’adesione del nunzio apostolico, Périsset. Tra gli evangelici spiccano i nomi dell’autorevole pubblicista Horst Marquardt, quello di Ansgar Hörsting, presidente della FeG, la Lega delle Libere Comunità Evangeliche.

A proposito di contributi scritti invece a commento della marcia, tra quelli più significativi accumulatisi negli anni spicca quello del filosofo Robert Spaemann, che nel 2008 in poche parole seppe tratteggiare il legame tra i crimini più efferati compiuti dagli uomini nel Novecento e la pratica dell’aborto: «Mezzo secolo dopo l’orrore infernale del genocidio praticato sugli ebrei», scrisse allora Spaemann, in una circostanza rimasta storica per il Parlamento tedesco, «abbiamo ascoltato la denuncia dei milioni di bambini del mio popolo i cui nomi non conosciamo… Quanti libri che non sono mai stati scritti sono morti con loro! Quante sinfonie che non furono mai composte sono rimaste strozzate loro in gola! Quante scoperte scientifiche non sono potute maturare attraverso la loro intelligenza! Il nazionalsocialismo non li ha strappati solo alle loro famiglie e alle loro comunità, ma all’intera umanità». Ezer Weizmann, il Presidente dello Stato d’Israele, pronunciò queste parole nel 1996 davanti al Parlamento tedesco a proposito dei bambini del suo popolo. «Coloro che hanno partecipato alla processione berlinese», aggiunse allora Spaemann, «come avviene per tutti i dissidenti nei regimi semi-totalitari, sono stati derisi come emarginati stravaganti, come “fondamentalisti”, oppure sono stati ignorati in quanto gruppo marginale. Il tema, per i media, ha stancato, viene considerato come fritto e rifritto. Ma la verità e tutt’altra, ciascuno di quei bambini – “il mio bambino” lo chiama praticamente ogni donna incinta – è un unico, un imparagonabile, in rapporto al quale si pone con impeto la questione “essere o non-essere”, che non può essere sminuita da alcuna riduzione d’interesse da parte dei media».

A differenza degli anni passati la prossima marcia non potrà concludersi all’interno della cattedrale cattolica di Sant’Edvige, causa un matrimonio «prenotato incredibilmente per la stessa ora già tantissimo tempo fa», rimarca dispiaciuto Martin Lohmann, il presidente dell’Associazione per il Diritto alla Vita. Gli organizzatori hanno subito pensato, come alternativa, al Duomo protestante. «È già da diversi anni che chiediamo la disponibilità di quel luogo così significativo, coscienti che sarebbe un segno importante anche per l’ecumenismo, ma ci è sempre stato detto di no. Anche quest’anno, dal Curatorium e dalla predicatrice del Duomo, Petra Zimmermann. Evidentemente in quel luogo di preghiera non è gradita la presenza di cristiani impegnati con la vita e questo non è un bel segnale, soprattutto per i giovani. In ogni caso concluderemo ugualmente con una celebrazione ecumenica».

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