Benedettini tutti, la luce della Regola per chi vive nel mondo
L'eredità di san Benedetto travalica i secoli e le mura dei monasteri, insegnando anche ai laici la centralità della preghiera e il linguaggio del silenzio per immergere la quotidianità nel Mistero. Dalla diretta video con l'abate Christopher Zielinski, don Massimo Lapponi e Marco Sermarini.
Benedettini tutti è il titolo di copertina de La Bussola Mensile di luglio-agosto 2026 nonché della diretta video dei Venerdì della Bussola trasmessa ieri, 10 luglio, alla vigilia della ricorrenza liturgica odierna di san Benedetto da Norcia, con l’abate Christopher Zielinski, benedettino olivetano dell’abbazia di Lendinara, don Massimo Lapponi, monaco dell’abbazia di Farfa, e Marco Sermarini, fondatore della Compagnia dei Tipi Loschi e della Scuola Libera G.K.Chesterton, intervistati da Stefano Chiappalone. Il titolo della diretta (e della rivista) punta a mettere in risalto la perenne validità della Regola e dell’esperienza monastica per tutti, compreso chi vive nel mondo, travalicando i secoli e le mura dei monasteri.
Nel 1964, proclamando san Benedetto patrono d’Europa, san Paolo VI ne mise in evidenza il grande contributo nell’educare la civiltà occidentale alla fede cristiana, alla preghiera e al lavoro. Da dove nasce la perenne attualità del monachesimo? Leggendo la Regola, osserva l’abate Zielinski, lo si comprende dall’amore per il silenzio. Occorre riscoprire e imparare una vera e propria estetica del silenzio – nulla di più in contrasto con il mondo e nulla di cui il mondo abbia più bisogno: fare e vivere il silenzio per entrare nel Mistero e incontrare Dio. Al frastuono esteriore corrisponde però anche quello interiore. Al riguardo don Massimo Lapponi riprende l’espressione del poeta W.H. Auden che definisce la nostra epoca «the age of anxiety», l’era dell’ansia, che è inoltre contrassegnata da una instabilità cronica, anche nelle relazioni, che apre a mille esperienze ma si risolve nel vuoto. Al contrario, attraverso la stabilitas loci il monachesimo educa alla cura dei luoghi, della famiglia, come un grande segno che può illuminare anche l’esistenza di chi vive nel mondo.
Stabilità nello spazio ma anche nel tempo, che per il monaco è scandita dalle ore dell’ufficio divino, ma la centralità della preghiera vale anche per i laici. Al riguardo Marco Sermarini usa l’immagine dell’ordito, che è la preghiera, e della trama, cioè il lavoro, la parte più creativa e più rivolta all’esterno, che dalla preghiera è sostenuta – così come i monasteri sono a loro volta “ordito” che sostengono il mondo circostante, dove la gente va a cercare la pace che scaturisce dalla preghiera. La stabilità è a sua volta riflesso dell’eternità, che si irradia già su questa terra rendendo più vivibili le famiglie, gli ambienti, le società, il mondo stesso.
Ecco il video integrale della diretta:
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È appena uscito e già acquistabile dal nostro sito il numero di luglio-agosto: nel primo piano quattro pilastri dell'esperienza di san Benedetto validi tuttora, anche per chi vive fuori dal monastero. Una sapienza antica per l'uomo moderno, in un mondo mutato e frenetico ma ancora più bisognoso di rimettere in ordine il cuore.
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