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Bari, la Basilica di San Nicola

La Basilica custodisce le sacre reliquie trafugate da un manipolo di 62 marinai di Myra, nell’odierna Turchia, caduta sotto l’attacco musulmano. Costruita sulle spoglie dell'ex palazzo del governatore bizantino, fu consacrata da Papa Urbano II nel 1089.

Cultura 24_08_2013
San Nicola

San Nicola arrivò a Bari nell’anno di grazia 1087 quando vi fecero solenne ingresso le spoglie trafugate da un manipolo di sessantadue marinai da Myra, nell’odierna Turchia, caduta sotto l’attacco musulmano. I loro nomi sono incisi nelle mura della basilica a lui dedicata, a perenne memoria di questo straordinario evento che trasformò il centro pugliese da capitale bizantina a città nicolaiana.

In mancanza di autorità ecclesiastiche di più elevato grado, le sacre reliquie vennero prese in consegna da Elia, abate del monastero benedettino, che dispose immediatamente la costruzione di un luogo che le custodisse. Fu scelta l’area del palazzo del catapano, governatore per conto dell’imperatore bizantino fino al 1071. L’edificio non fu abbattuto del tutto, piuttosto riutilizzato in parte, decisione che giustifica la presenza di materiale di recupero ed alcune asimmetrie, come le due torri mozze campanarie, di diversa fattura, ai lati della facciata principale. Quest’ultima, semplice e massiccia, rispecchia il canone estetico del popolo normanno, sotto il cui dominio Bari cadde per mano di Roberto il Guiscardo. Tripartita da lesene, è aperta da tre portali di cui quello centrale riccamente scolpito. Degno di nota, sul perimetro esterno, è il Portale dei Leoni, che spicca sulla facciata nord, come pure l’esaforato in corrispondenza del matroneo interno. Nel suo architrave, oltre a motivi agricoli e liturgici, sono impressi i ricordi della Crociata, con i rilievi di guerrieri a cavallo che assalgono, lancia in resta, un portone chiuso.

Era, ormai, il 1089 quando Papa Urbano II consacrò la nuova chiesa in occasione della definitiva collocazione del reliquiario sotto l’altare della cripta. Neanche dieci anni dopo lo stesso pontefice convocò qui il Concilio, mentre solo nel 1103 il tempio poté dirsi concluso.

La planimetria interna è a croce commissa che colonne, in parte binate, dividono in tre navate sovrastate da matronei. Quella centrale, più ampia delle laterali, è coperta da capriate dorate, cui si sovrappongono riquadri dipinti con storie della vita del Santo (XVII sec.) ed è scandita da arconi trasversali, aggiunti nel XV secolo per rinforzare la struttura in seguito ad un dannoso terremoto. L’iconostasi separa la zona presbiteriale: nell’abside mediana, sul pavimento con tarsie marmoree a motivi orientaleggianti del XII secolo, poggia il coevo ciborio, tra i più antichi della Puglia, con colonne in breccia rossa e viola che sorreggono il baldacchino su splendidi capitelli. Alle sue spalle si ammira la Cattedra episcopale, uno dei più pregiati manufatti del romanico pugliese, la cui datazione oscilla tra la fine dell’XI e la prima metà del XII secolo.

Il Patrono di Bari riposa nella sottostante cripta cui si accede dagli scaloni al termine delle navate laterali. L’ambiente ipogeo è mosso da ventisei colonne di cui una, protetta da un’inferriata, fu ivi posta miracolosamente dallo stesso Santo.

San Nicola è venerato in Occidente come in Oriente da diverse confessioni cristiane. Visitarne la basilica è una lezione non solo di storia o di arte, ma anche di spirito ecumenico essendo uno dei pochi luoghi in cui coesistono, accanto ai fedeli cattolici, gli ortodossi, alle cui celebrazioni è riservata l’abside orientale.