• IL DOCUMENTO

Bambini malati, il CNB cade nel gioco dei pro eutanasia

Approvato dal Comitato Nazionale per la Bioetica un documento contro l’accanimento clinico sui bambini. Molti punti condivisibili, ma almeno tre problemi di fondo. Primo: non è accanimento «preservare la vita» di una persona. Secondo, il linguaggio è quello pro choice. Terzo, la vera emergenza non è l’accanimento bensì l’eutanasia infantile. Era meglio non votarlo.

Il Comitato Nazionale per la Bioetica ha approvato il 30 gennaio scorso un documento dal titolo «Accanimento clinico o ostinazione irragionevole dei trattamenti sui bambini piccoli con limitate aspettative di vita».

Molti sono i punti condivisibili, ma, su altro fronte, la pubblicazione del documento apre a tre censure. La prima fa riferimento al seguente periodo: «Per quanto riguarda i bambini piccoli va riconosciuto che nella prassi l’accanimento clinico è spesso praticato perché quasi istintivamente, anche su richiesta dei genitori, si è portati a fare tutto il possibile, senza lasciare nulla di intentato, per preservare la loro vita, senza considerare gli effetti negativi che ciò può avere sull’esistenza del bambino in termini di risultati e di ulteriori sofferenze». Dunque, secondo il CNB, l’accanimento clinico si configura anche quando si fa tutto il possibile per preservare la vita dei bambini a prezzo di alcune sofferenze e altri effetti negativi.

Ma, e veniamo alla critica di questo passaggio, non è accanimento clinico preservare la vita di una persona, nonostante questo provochi sofferenze e disagi di altra natura, perché il gioco vale sempre la candela quando in ballo c’è la vita di una persona. In altri termini, i mezzi usati, per quanto gravosi siano, sono sempre proporzionati al fine di salvare una vita. Fa eccezione il caso in cui - assolutamente più teorico che reale - le terapie usate provocassero dolori insopportabili, perché ciò che è impossibile da sopportare non può essere oggetto di un dovere morale. Se il CNB avesse usato al posto dell’espressione «preservare la loro vita», espressioni diverse quali «allungare irragionevolmente la loro vita» o «procrastinare in modo irragionevole il momento della morte», tali ultime espressioni sarebbero state accettabili.

Veniamo al secondo rilievo che è quello più significativo. Eccezion fatta per il periodo prima indicato, ciò che scrive il CNB, nel suo significato puramente letterale, appare condivisibile. Ma il problema sta nel fatto che questo documento è facilissimamente strumentalizzabile per scopi eutanasici: un documento che vuole essere contro l’accanimento clinico finisce per essere a favore dell’eutanasia. L’elaborato quindi non ha rispettato il principio di opportunità e di prudenza. Infatti la fraseologia utilizzata e i luoghi concettuali adoperati, seppur di per sé stessi non siano censurabili, appartengono ormai a quel mondo pro choice che li usa per diffondere il credo eutanasico nei reparti di pediatria, sono di sua proprietà e spesso di suo conio. Ad esempio l’espressione «superiore interesse del bambino», che compare due volte nella mozione del CNB, non ha in sé niente di riprovevole, ma è quantomai evidente che tale espressione è stata utilizzata in moltissimi casi per staccare la spina a piccoli pazienti come Charlie Gard e Alfie Evans o a persone fortemente disabili come Eluana Englaro, di cui proprio oggi ricorre l’anniversario della morte.

Parimenti il rispetto della dignità del minore evocato nel documento non ha nulla di per sé che non vada bene, ma oggi il suo significato fa spesso riferimento alla qualità della vita del bambino. E dunque, ad esempio, un trattamento che riuscisse a tenere in vita un neonato affetto da grave disabilità verrebbe inteso da molti medici, giudici e genitori come un trattamento contrario alla sua dignità e dunque come un trattamento che configura accanimento clinico. Ancora, l’espressione «limitate aspettative di vita» riferita a questi piccoli pazienti risulta essere equivoca perché ambigua. Di certo, non può riferirsi a pazienti terminali o addirittura moribondi, ma a neonati che probabilmente non arriveranno alla fanciullezza.

Allora parlare di rifiuto di accanimento clinico per questi pazienti suona molto come un invito all’eutanasia e così dietro al rifiuto di trattamenti sproporzionati si celano in realtà pratiche eutanasiche.

In sintesi, il documento è pieno di parole e concetti di per sé innocui, ma che calati nel contesto odierno (che è filo eutanasico) diventano pericolosissimi, come dare in mano una pistola - strumento di suo utile per la difesa - ad un pazzo. La riprova è data dai media che, quasi all’unanimità, hanno interpretato il documento del CNB come un lasciapassare per l’eutanasia infantile.

Questo documento non indica solo parole e concetti che con buona probabilità verranno usati per fini eutanasici, ma indica anche soluzioni cliniche e percorsi procedurali che ormai fanno parte del patrimonio culturale pro choice.

Due esempi. Il primo: l’invito a costituire comitati etici che aiutino, tra le altre cose, a verificare se un certo trattamento costituisca accanimento clinico oppure no. Nuovamente dobbiamo dire che, se da una parte la scelta di istituire comitati etici di per sé non configura un’azione contraria a morale, su altro fronte è quantomai evidente che i comitati etici saranno strutture che si adopereranno per praticare l’eutanasia, qualificando trattamenti terapeutici efficaci come forme di accanimento clinico. È ciò che è accaduto con i consultori per l’aborto: sulla carta dovrebbero offrire strade alternative all’aborto, nei fatti sono abortifici.

Secondo esempio: il CNB suggerisce che nell’accompagnamento nel morire venga usata la «sedazione profonda continua in associazione con la terapia del dolore». Di per sé non si tratta di una tecnica eutanasica, ma alcuni medici la usano per fini eutanasici e nella legge 219/2017, a cui spesso si riferisce il documento, viene intesa come strumento sostanzialmente eutanasico. Come extrema ratio il CNB poteva anche usare queste espressioni, avvalersi di questi concetti, indicare tali procedure però specificando avvertenze, aggiungendo moniti, sottolineando rischi di derive, il tutto, almeno, per arginare quegli orientamenti eutanasici che certamente approfitteranno anche di questo documento per portare acqua al proprio mulino. Ma di tutto questo non c’è traccia nella mozione.

Veniamo infine al terzo rilievo critico che riguarda questo documento. Secondo voi la vera emergenza è data dall’accanimento clinico sui piccoli pazienti oppure dall’eutanasia infantile? La vera emergenza è data dall’eutanasia infantile, e questo almeno per tre motivi. Primo: il clima culturale odierno è, con piena evidenza, improntato ad un favore verso le pratiche eutanasiche. Il vento mortifero della “dolce morte” spira in tutto il mondo sempre più forte. Secondo: la legge 219 ha dato un’accelerazione assai rilevante all’eutanasia e, in particolare, all’eutanasia infantile, legittimandola: questo, naturalmente, avrà effetti anche nella prassi. Terzo: chi ha un minimo di esperienza tra le corsie di neonatologia sa benissimo che le pratiche eutanasiche sono diffuse da tempo e anzi sono, non di rado, entrate anche formalmente nei protocolli di cura, usando, a volte, proprio quel frasario contenuto del documento del CNB. Tanto diffuse che i primi candidati all’eutanasia nel mondo non sono i pazienti terminali, ma soprattutto i neonati affetti da qualche patologia grave o invalidante (insieme ai disabili).

Allora, dato che il problema attuale è l’espansione del fenomeno eutanasico a danno dei bambini e non l’accanimento clinico, perché il CNB, al cui interno siedono anche studiosi cattolici, non ha prodotto un documento sul rischio eutanasico? Forse perché, proprio a motivo del clima fortemente pro choice, qualcuno avrebbe voluto un documento più a favore dell’eutanasia e il documento che leggiamo è frutto d’inevitabile compromesso?

Se così fosse, vista la situazione generale, sarebbe stato meglio - per coloro che si battono contro l’eutanasia - votare contro o astenersi, piuttosto che approvare, per l’ennesima volta, un elaborato che è una mina vagante. Il rischio sarebbe stato quello di vedere approvato un documento peggiore, esplicitamente pro eutanasia? Dal punto di vista strategico oggi è ormai necessario non tentare di limitare i danni, ma tentare di provocare danni al nemico, assumendo posizioni nette, radicali e chiare. Occorre giocare in attacco e non solo in difesa. Altrimenti in futuro i cattolici saranno sempre costretti a votare documenti di compromesso, come il presente, turandosi il naso.