a cura di Anna Bono
  • Pakistan

Attentato a un ministro che ha sostenuto una legge secondo gli integralisti islamici blasfema

È in condizioni critiche, ma stabili dopo due interventi chirurgici, Ahsan Iqbal, ministro dell’interno del Punjab, una provincia del Pakistan, vittima di un attentato il 6 maggio mentre stava partecipando a un raduno elettorale organizzato a Narowal, capitale dell’omonimo distretto, dalla comunità cristiana con cui – riferisce  l’agenzia di stampa AsiaNews – il ministro aveva trascorso l’ultimo Natale. Abid Hussain, un militante del partito estremista Tehreek-i-Labaik Ya Rasool Allah, gli ha sparato mettendo a segno due colpi. Il suo partito nel 2017 ha organizzato violente manifestazioni di protesta contro la legge che aboliva il giuramento di fedeltà a Maometto da parte dei parlamentari. La formula “giuro solennemente” andava sostituita con “credo”. Le proteste degli integralisti islamici, che consideravano la modifica blasfema, hanno indotto le autorità a revocare la legge scusandosi per “l’errore d’ufficio” commesso. L’attentatore, che è stato arrestato, ha detto di aver colpito il ministro Iqbal proprio perché colpevole di essersi schierato a favore della soppressione della professione di fede. Intervistato da AsiaNew Anjum James Paul, un docente cattolico, ha detto di temere altri attentati con all’approssimarsi delle elezioni generali, convocate il 15 luglio: “i nostri stessi politici – ha spiegato – si sono lasciati andare a discorsi dell’odio e ora ne stanno diventano vittime. Nessun canale sta commentando la confessione resa dall’aggressore. Abbiamo bisogno in maniera disperata di tolleranza sia nella politica che nella società. Le accuse di blasfemia giustificano ogni misfatto. Nessuno è al sicuro”. Lo scrittore e ricercatore Aamir Kakazai sostiene che “i principali responsabili sono gli imam cui il governo dà mano libera a fomentare i semplici musulmani”.