• ANTINATALISTI AL GOVERNO

Assegno unico, così il Pd si è preso gioco delle famiglie

L'assegno unico per le famiglie con figli è già stato bocciato dallo stesso Pd che l'aveva promesso e le politiche famigliari scompaiono dall'orizzonte della legge di Bilancio con un ministro della Famiglia che non ha toccato nemmeno palla. Lo zampino dei renziani per blindare il bonus di 80 euro che avrebbe dato più risorse e i limiti di un provvedimento insufficiente senza una rivoluzione fiscale. Davvero qualcuno sperava che a riempire le culle sarebbe stato il governo più antinatalista della storia repubblicana? 

Graziano Delrio e il gruppo parlamentare Pd

Le politiche famigliari in Italia sono come le diete: incominciano sempre domani. O il prossimo anno. Davvero qualcuno aveva delle recondite speranze che il governo più di Sinistra e antinatalista della storia Repubblicana avrebbe potuto mettere a puntino una rivoluzione a favore delle famiglie sotto forma di assegno unico? C’era da aspettarselo che la fregatura sarebbe arrivata prima o poi. E non deve stupire la velocità con la quale dopo essere stato tirato fuori con due prime pagine di Repubblica, l’assegno unico sia stato cestinato senza neanche un minimo di discussione.

Praticamente un iter più veloce della permanenza in panchina di Marco Giampaolo al Milan che almeno è sceso in campo. Invece in questo caso la partita si è giocata tutta dentro al Pd: a vedere la palla non è stato nessuno dato che i titolari dell’Economia, Gualtieri e il suo vice Misiani, hanno stoppato immediatamente quei pochi, tra cui l’ex ministro Delrio, che chiedevano la revisione dei sussidi famigliari: non adesso, magari l’anno prossimo. Che è poi la stessa cosa che fece il Governo Renzi quando il Pd Stefano Lepri licenziò la sua rivoluzionaria idea di assegno unico nel 2017: sempre rimandato all’anno seguente per non vedere mai la luce.

Eppure, stavolta, anche il Forum delle Associazioni famigliari ci aveva sperato – come ci sperò quando venne buggerato la primavera scorsa da Di Maio - dopo che da tre anni ormai cerca di far passare il concetto della natalità come principio non negoziabile. Quelle due paginate di Repubblica – fatto mai accaduto a memoria d’uomo – che sembravano ricalcare lo stesso piano di revisione di assegni dell’odiato governo leghista: 240 euro a figlio fino a 18 anni, una revisione totale di tutte le altre sovvenzioni e detrazioni e nuovi soldi a immissione. Sembrava che si potesse finalmente discutere e inserirlo nella legge di bilancio. Il presidente del Forum Gigi De Palo era andato persino lunedì a parlarne in commissione Affari Sociali alla Camera nel corso di un’audizione secondo principi di buon senso: “Meglio 80 euro oggi o la pensione domani? Perché i nostri figli di fatto vengono abbandonati a se stessi”.

Invece il giorno dopo la doccia gelata. Tutto vanificato dalle parole del vice ministro Misiani: “L’assegno unico farà, ma non adesso”. 

In mezzo c'è stato lo scontro sulle risorse aggiuntive, perché è vero che per l’assegno unico ci vogliono soldi in più, ma è anche vero che se si dirottassero totalmente i dieci miliardi del Bonus 80 euro, che in molti casi va anche a single che non hanno uno stretto bisogno di una sovvenzione del genere da parte dello Stato o a lavoratori dipendenti con figli a carico che lo riceverebbero ancora, ma rinnovato e maggiorato, le coperture aggiuntive per far diventare l’assegno unico una realtà ci sarebbero state eccome.

Ma a mettersi in mezzo è stato proprio lo stesso Renzi, che non potrebbe permettersi di far passare l’idea che i suoi 80 euro siano inutili. E non è un caso che in tutta questa partita sugli assegni, a rimanere particolarmente silenzioso, sia stato proprio il ministro della Famiglia Elena Bonetti (in foto), guarda un po’, renziana, mai in partita e che soltanto ieri si è limitata a parlare di aiuti che devono "certamente fare i conti con i fondi ad oggi disponibili". 

Si riparte da zero, dunque. Di nuovo. Coi Cinque Stelle belle statuine. E ha ragione De Palo a lamentare che le famiglie ormai sono esauste. Purtroppo però non poteva essere uno strumento sufficiente per il rilancio della natalità neppure la revisione degli assegni targata Pd che nella sua nuova versione si costruisce su una legge delega che ha come primo firmatario Graziano Delrio, che è più che altro un libro dei sogni, come tutte le leggi delega.

Ora, Delrio dice che bisogna comunque inserire l’assegno unico e farlo partire dal 2020, ma come sarebbe possibile se non viene inserito nel bilancio? Con quali risorse? Forse soltanto mantenendo le attuali risorse a vantaggio della famiglia, fiscali sotto forma di detrazioni e assistenziali sotto forma di assegno Inps. Ma non sarebbe altro che un gioco delle tre carte che nella migliore delle ipotesi lascerebbe le cose come stanno. Che giova alle famiglie dare un assegno più corposo se questo si genera dall’eliminazione delle detrazioni: è una coperta corta che dove la tiri scopre vuoi i piedi, vuoi la testa. Se non ci metti risorse in più, non c’è santo che tenga.

E soprattutto se si insiste con il concetto di riduzione progressiva degli aiuti in forma di assegno. Anche la legge delega Delrio lo prevede all’articolo 2 comma c. Infatti, nei giorni scorsi erano emerse ipotesi di decalage per redditi superiori a 55mila euro, che equivale al grosso delle famiglie medie italiane e a quelle numerose. Sarebbe stata l’ennesima ingiustizia. Così come il piano per arrivare ai 10 miliardi aggiuntivi per finanziare il progetto: il primo anno 3 miliardi, il secondo 6 e finalmente 10 miliardi il terzo anno. Con quali risorse? Prese da dove senza toccare gli 80 euro? Silenzio. Solo fumo negli occhi.

Il fatto è che se manca una volontà politica, anche l’assegno è acqua fresca. E la volontà politica deve fare i conti con una riforma fiscale che preveda o criteri di quoziente famigliare o una flat tax e contemporaneamente il sussidio di Stato sotto forma di assegni unici. In assenza di questa concertazione ogni tipo di assistenza non è altro che un contentino per tenere buone le famiglie. La rivoluzione famigliare deve essere un sistema, non una mancia che a Sinistra hanno ben capito come gestire. Illudendo. Infatti il traguardo si è già spostato più in là. L'assegno unico? Si farà, ma nel 2021, assicura il ministro dei Trasporti De Micheli. Campa cavallo...