• COVID

Arriva la superpillola, ora si può parlare di cure domiciliari

Da ieri in commercio il Paxlovid di Pfizer che si aggiunge al Molnupiravir. Le due “superpillole” saranno usate nel trattamento domiciliare del Covid. Avete letto bene: domiciliare. È finita l’epoca del non c’è cura e dell’inevitabile ospedalizzazione, magari in terapia intensiva. Ora la cura c’è, e si può fare anche a casa. Alle condizioni però delle case farmaceutiche. 
- E IL PRETE SE LA PRENDE CON GLI EVASORI VACCINALI di Luisella Scrosati

La pandemia entra in una nuova fase, forse quella decisiva.  Da qualche giorno si è passati visibilmente dai bollettini di guerra catastrofistici a segnali piuttosto significativi che si sta per chiudere la partita, con la vittoria della Scienzah (con la S maiuscola) nei confronti del virus che per due anni ha spaventato il mondo.

Il messaggio che arriva da virologi e politici è che siamo quasi arrivati al traguardo. Inoltre, come in ogni narrazione bellicista che si rispetti, sta arrivando l’arma letale, quella che mette fine al conflitto. Da ieri ha avuto inizio la distribuzione alle Regioni del lotto dei primi 11.200 trattamenti completi dell'antivirale della Pfizer Paxlovid. Il farmaco ha ricevuto il via libera dell’Ema il 22 gennaio scorso, e il 28 gennaio in Italia da Aifa. Secondo Stella Kyriakides, la commissaria Ue alla Salute, il farmaco «ha le potenzialità per fare davvero la differenza per le persone ad alto rischio di progressione verso il Covid grave». Paxlovid va ad aggiungersi al Molnupiravir, un analogo antivirale prodotto dal colosso americano Merk già consegnato alle Regioni – forse un po’ più in sordina - il 4 gennaio scorso.

Il contratto stipulato dal Commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo e la multinazionale farmaceutica Pfizer, d’intesa con il Ministero della Salute, prevede la fornitura di complessivi 600 mila trattamenti nel corso del 2022, che verranno progressivamente distribuiti alle strutture sanitarie regionali, secondo le indicazioni del Ministero della Salute e dell’Aifa.

Le due “superpillole” saranno usate nel trattamento domiciliare del Covid. Avete letto bene: domiciliare. È finita l’epoca del non c’è cura, e dell’inevitabile ospedalizzazione, magari in terapia intensiva. Ora la cura c’è, e si può fare anche a casa. Alla luce di queste autorizzazioni, e della massiccia campagna di stampa mainstream che è stata avviata per accompagnare la messa in commercio di questi farmaci, diventa palese la recente decisione con decreto monocratico del Presidente del Consiglio di Stato Franco Frattini, vecchio militante berlusconiano oggi a capo di questo organismo, di bloccare la sentenza del Tar del Lazio che aveva bocciato la direttiva del Ministero della Salute sulle cure domiciliari, la famigerata “Tachipirina & vigile attesa”. Questa difesa ad oltranza, con tutte le forze, del protocollo, aveva lasciato stupiti per l’accanimento con la quale è stata portata avanti.

Evidentemente non si trattava di una difesa dell’operato ministeriale per giustificare il pregresso, ma anche ciò che stava per realizzarsi: non ci sono terapie per il Covid, se non – ieri - la Tachipirina e da oggi i nuovi magici antivirali.

Quella sorta di risponditori automatici che erano diventati molti medici di base oggi non devono fare altro che aggiornare il messaggio: paxlovid (oppure molnupiravir), e guarigione assicurata in cinque giorni. Tale, infatti, è la durata di questa cura. Come molti antinfiammatori, come molti antibiotici. Affinché sia efficace, Paxlovid deve essere somministrato il prima possibile (anche qui una evidenza ben nota da tempo ai medici che praticano le terapie domiciliari) e comunque entro 5 giorni dall’inizio dei sintomi. Ma è interessante leggere tra le righe del documento con cui si autorizza il farmaco.

La pillola Pfizer, infatti, è da utilizzare nel trattamento domiciliare di pazienti adulti che hanno contratto il coronavirus in forma "lieve o moderata". È indicato per chi non richiede ossigenoterapie supplementare e che non è a maggior rischio di progredire verso forme più gravi della malattia. Insomma, non sembrerebbe proprio in grado di fare miracoli, non più di quanto già non facciano altri farmaci. Ma possiamo stare tranquilli che a breve una popolazione stremata da due anni di terrorismo psicologico si rivolgerà a questi farmaci come a dei nuovi salvatori, più efficaci di quei vaccini che hanno mostrato tutti i loro limiti.

Pfizer si è detta pronta a mettere a disposizione, entro la fine del 2022, fino a 120 milioni di cicli di trattamento. È l’inizio, dunque, di una nuova fase della pandemia, quella del trattamento farmacologico. Ma chi pensasse che le pillole vadano a sostituire i vaccini sbaglia di grosso. Le indicazioni dell’OMS sono che si deve continuare con le vaccinazioni, fino al completamento del ciclo di tre dosi. Poi si vedrà in futuro se effettuare ulteriori richiami e a che distanza di tempo. In questo senso, probabilmente non verranno meno le misure vessatorie nei confronti delle persone non vaccinate, e la categoria esecrata e odiata del cosiddetto No Vax resterà radicata nell’immaginario collettivo.

La strategia vaccinale sta dunque andando a regime per gli adulti, e allo stesso tempo si aprono nuove prospettive nei confronti di un altro target, che è quello dei bambini. L’obiettivo è vaccinare fin dal primo anno di vita tutti i bambini, tutti i nuovi nati, inserendo il covid nel calendario vaccinale dell’infanzia.

Gli antivirali delle meraviglie, dunque, non sostituiranno il vaccino, ma andranno ad integrarlo. Quando in futuro qualcuno si ammalerà di Covid, lo convinceranno che per fortuna si è vaccinato con tre dosi, altrimenti sarebbe morto o intubato, e poi gli daranno le pillole per sconfiggere in cinque giorni una malattia che sarà una sorta di influenza. E il costo economico di tutto questo? Quale in particolare il costo dei super antivirali per il cittadino e per il Servizio Sanitario? Qui si apre un altro capitolo, che dovrà essere necessariamente scritto.

Dona Ora