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Angelucci acquista l'Agi, si teme il conflitto di interessi

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Un'azienda di Stato (Eni) pronta a vendere la seconda agenzia di stampa italiana a un parlamentare della maggioranza. L'operazione inevitabilmente getta ombre fin su Palazzo Chigi.

Politica 27_03_2024
IMAGOECONOMICA - CARLO LANNUTTI

Per decenni la Corte Costituzionale ha puntellato la libertà di stampa con pregevoli sentenze che hanno chiarito come essa si nutra essenzialmente di pluralismo informativo, sia sul piano quantitativo che qualitativo. Occorre, cioè, che il mercato dei media sia accessibile a chiunque voglia entrarvi con sue iniziative imprenditoriali ed è altresì indispensabile che ogni contenitore sia aperto alla molteplicità dei punti di vista su uno stesso argomento.
In Italia questo concetto è sempre stato in bilico perché la polarizzazione tra berlusconiani e antiberlusconiani ha portato gran parte dei media a schierarsi, emarginando quasi sempre le posizioni meno radicali e non riconducibili né al Cavaliere né ai suoi oppositori.

Oggi questo schema sembra ripetersi con Giorgia Meloni, che sta certamente egemonizzando la Rai, comportandosi esattamente come tutti i suoi predecessori, che può contare su giornali del tutto appiattiti sulle sue posizioni e che è oggetto di attacchi quotidiani, quasi sempre figli del pregiudizio, da parte di molti giornali cartacei che ossessivamente contestano qualunque cosa il governo faccia.
La radicalizzazione dello scontro mediatico è quanto di più lontano si possa immaginare rispetto al pluralismo informativo. Bisognerebbe trovare dei contrappesi per impedire che la complessità della società possa immiserirsi in questo meccanismo perverso degli uni contro gli altri armati.
A preoccupare, per la verità, sono anche altri segnali degli ultimi giorni, che confermano questa volontà della politica di controllare l’informazione anziché favorirne un percorso pluralista.

Eni sembra vicina a vendere l’Agi, la seconda agenzia di stampa italiana dopo Ansa, ad Antonio Angelucci, uno degli uomini più potenti della sanità privata laziale grazie alle sue cliniche private e già proprietario di un polo editoriale con i principali quotidiani della destra italiana (Il Giornale, Libero e Il Tempo). Rumors non confermati sostengono che l’accordo preliminare tra le parti è stato raggiunto, resterebbe da limare solo un dettaglio. Parrebbe che, per acquistare Agi, Angelucci pretenda che nei prossimi anni Eni acquisti pubblicità sui giornali del suo gruppo editoriale.

Un’operazione che, oltre ad aver scatenato le preoccupazioni dei giornalisti dell’agenzia, che hanno dichiarato due giorni di sciopero, non può non assumere risvolti politici poiché Angelucci è anche un deputato della Lega (dopo una lunga carriera parlamentare in Forza Italia). Le voci riguardo alla possibile cessione dell’Agi hanno già suscitato preoccupazioni nelle opposizioni, con il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle che hanno annunciato interrogazioni parlamentari. Si teme un potenziale conflitto di interessi nell'operazione, che vedrebbe la seconda agenzia di stampa del Paese finire sotto il controllo di un gruppo editoriale guidato da un membro della Lega.

È importante ricordare che le agenzie di stampa operano in un mercato particolare, protetto dai cospicui fondi pubblici che vengono assegnati annualmente dalla Presidenza del Consiglio. Nel luglio del 2023 è stata introdotta una nuova riforma del settore, curata dal sottosegretario all'Editoria, Alberto Barachini, di Forza Italia, che prevede l'assegnazione di decine di milioni di euro all’anno alle agenzie di stampa. Secondo questa riforma, il 65% del bilancio delle agenzie di stampa già selezionate nel bando del 2017 (tra cui rientra anche l'Agi) è coperto dai fondi governativi. Per il 2024 l'Agi può contare su un contributo di 3,1 milioni di euro, stabilito con la Determina del Dipartimento Editoria del 6 dicembre 2023. Inoltre, proprio in questi giorni l'Agi ha la possibilità di concorrere per ottenere uno dei lotti del nuovo bando per servizi di carattere specialistico, anche video-fotografico, per un totale di 55,8 milioni di euro. Si va dai 22,4 milioni di euro del primo e più ricco lotto, fino ai 570 mila euro dell’ultimo.

Dunque le nubi si addensano anche sulla Presidenza del consiglio dei ministri, considerato l’incontro che sarebbe avvenuto a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni e lo stesso Angelucci, che avrebbe ottenuto dalla prima rassicurazioni sull’operazione.
L’anomalia sta nel fatto che a vendere Agi è un’azienda dello Stato (Eni) e ad acquistare sarebbe un parlamentare della maggioranza. Quali garanzie potranno mai esserci per l’indipendenza, l’autonomia e la professionalità di un’agenzia che avrebbe lo stesso proprietario di giornali palesemente schierati a favore del governo in carica? Se queste sono le premesse, non appare affatto una forzatura accostare un’Agi ipoteticamente meloniana all’Agenzia Stefani di epoca fascista.

Senza dimenticare che Bruxelles potrebbe bocciare l’operazione alla luce del Media Freedom Act, il nuovo regolamento a tutela della libertà dei media e del pluralismo, che vieta le concentrazioni editoriali e il controllo dei mezzi d’informazione da parte del potere politico e impone agli Stati di garantire l’autonomia del giornalismo, pilastro fondamentale delle democrazie.



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