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Il conflitto

Ancora vittime e violenze tra Israele e Cisgiordania

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Un attentato a nord di Tel Aviv causa la morte di un riservista israeliano e cinque feriti; un lattante viene ucciso durante un'operazione militare israeliana presso Hebron; nove palestinesi feriti durante un'incursione di coloni a Huwara. Il tutto nell’ultimo fine settimana.

Esteri 09_06_2026
Ucciso un bambino di 7 mesi presso Hebron (Ap via LaPresse)

Un morto e cinque feriti, questo il bilancio di un attentato terroristico in una zona a nord di Tel Aviv. Un lattante, di appena sette mesi, è stato ammazzato, invece, durante un'operazione militare israeliana nelle vicinanze di Hebron. Ma non è tutto: nove palestinesi sono stati feriti durante un'incursione di coloni a Huwara, mentre un video mostrerebbe un soldato israeliano prendere parte all'aggressione di due civili. Si tratta degli ultimi episodi che hanno caratterizzato un fine settimana segnato da violenze tra Israele e Cisgiordania.

Il primo episodio si è verificato domenica scorsa, nell'area di Sharon, a nord di Tel Aviv, lungo la linea di separazione con la Cisgiordania. Le autorità israeliane riferiscono che l’attentatore ha aperto il fuoco in più punti nel giro di pochi minuti, tra l’area di Kochav Ya’ir e la vicina Tzur Yitzhak. Le sparatorie, avvenute nei pressi di una stazione di servizio e lungo alcune strade della zona, hanno provocato la morte di un riservista israeliano e il ferimento di altre cinque persone. Secondo quanto riferito dalla polizia israeliana, l'autore della sparatoria è un giovane di circa trent'anni residente a Taybeh, nei Territori Occupati, località dove, recentemente, i coloni hanno fatto numerose razzie applicando una sistematica intimidazione che rende la vita quotidiana difficile e a rischio di spopolamento per la comunità. L’uomo avrebbe agito da solo, muovendosi tra diversi punti dell’area, prima di essere localizzato e neutralizzato dalle forze di sicurezza. Nelle prime fasi dell'emergenza le autorità avevano preso in considerazione anche l'ipotesi della presenza di più assalitori, ma le successive verifiche hanno orientato gli investigatori verso l'azione di un singolo individuo. Restano ancora da chiarire il movente e le circostanze che hanno portato all'attacco.

Mentre le forze di sicurezza erano impegnate nella ricerca dell'assalitore, a qualche chilometro di distanza, in Palestina, si consumavano altri episodi destinati ad alimentare nuove tensioni. Il fatto più tragico è certamente quello di Sam Fahd Abou Haikal, un bimbo di appena sette mesi, morto dopo essere stato colpito durante un'operazione militare israeliana nei pressi di Hebron. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità sanitarie palestinesi, il piccolo si trovava a bordo di un'automobile insieme ai genitori quando il veicolo è stato raggiunto da colpi d'arma da fuoco. Il lattante è stato trasportato d'urgenza in ospedale, ma le ferite riportate si sono rivelate fatali. Feriti anche il padre e la madre. Quest'ultima, secondo fonti locali, sarebbe in condizioni critiche. La notizia della morte del bambino ha suscitato profonda emozione in Cisgiordania, dove, nelle ore successive, si sono registrate manifestazioni di protesta.

La dinamica dell'accaduto resta al centro di versioni contrastanti. Diversi testimoni sostengono che l'automobile fosse ferma al momento degli spari e che non rappresentasse alcuna minaccia per i militari presenti nell'area. Secondo altre ricostruzioni, un proiettile sparato da un soldato avrebbe attraversato il parabrezza colpendo il padre, il bambino e infine la madre. Una ricostruzione che, se confermata, aprirebbe interrogativi particolarmente gravi sulle modalità operative adottate durante l'intervento. Secondo l'esercito israeliano, che ha fornito una versione differente, i soldati, impegnati nell'operazione, avrebbero interpretato i movimenti del veicolo come un possibile pericolo, ritenendo che l'auto stesse accelerando verso di loro. Per questo motivo sarebbero stati esplosi alcuni colpi. Successivamente, le stesse autorità militari hanno riconosciuto che si trattava di civili inermi e hanno annunciato l'apertura di un'indagine interna.

Mentre la famiglia del piccolo Sam affrontava la propria tragedia, un'altra esplosione di violenza si verificava nella città palestinese di Huwara, uno dei centri più sensibili della Cisgiordania. Situata a pochi chilometri da Nablus, la località è da anni teatro di frequenti tensioni tra residenti palestinesi, coloni e forze di sicurezza. Secondo fonti cisgiordane, gruppi di coloni sarebbero entrati nella zona provocando scontri che hanno causato il ferimento di nove persone. Tra queste, figura anche un consigliere della municipalità locale, colpito da schegge a una gamba. Quattro palestinesi avrebbero subito aggressioni fisiche dirette, mentre altri quattro sarebbero rimasti intossicati dai gas lacrimogeni utilizzati durante gli scontri. I filmati, diffusi nelle ore successive, mostrano scene particolarmente concitate. In alcune immagini si vedono uomini mascherati arrivare a bordo di pick-up e muoversi per le strade della città, mentre altri video documenterebbero danni a edifici e proprietà private. Le immagini sono state rapidamente condivise sulla rete e rilanciate dai media locali, contribuendo ad accrescere l'indignazione dell'opinione pubblica palestinese. Secondo la versione fornita dall'esercito israeliano, l'intervento delle forze di sicurezza sarebbe collegato alla segnalazione di un presunto furto di bestiame appartenente a cittadini israeliani. Soldati e agenti della polizia di frontiera sarebbero stati inviati sul posto con l'obiettivo di separare le parti coinvolte e prevenire ulteriori disordini.

Tuttavia, proprio il comportamento delle forze israeliane è finito al centro delle polemiche, dopo la diffusione di un filmato di sorveglianza che mostrerebbe un episodio particolarmente controverso. Nelle immagini si vedrebbe, infatti, un soldato, che insieme a un gruppo di coloni, aggredisce due palestinesi. Il militare apparirebbe mentre colpisce ripetutamente uno degli uomini prima di allontanarsi insieme agli altri coloni. La diffusione del video ha alimentato nuove accuse riguardo ai rapporti tra alcuni settori dell'esercito e gli ebrei ultraortodossi attivi in Cisgiordania. Le Forze di difesa israeliane hanno descritto il comportamento diffuso sui social come «grave» e «in contrasto con i valori dell’esercito» assicurando l'apertura di una verifica interna e promettendo eventuali provvedimenti disciplinari qualora venissero accertate le responsabilità. Per molti palestinesi, tuttavia, le indagini interne non rappresentano più una risposta sufficiente. Un copione che si ripete con regolarità: episodi di violenza che suscitano allarme e indignazione, l’avvio di indagini da parte delle autorità competenti e, infine, esiti considerati insufficienti rispetto alla gravità dei fatti contestati.

I fatti di Tel Aviv, Hebron e Huwara, pur differenti tra loro per dinamica e responsabilità, raccontano una stessa realtà: quella di un conflitto che continua a produrre vittime e a radicalizzare le posizioni delle parti coinvolte. Da una parte, la crescente preoccupazione israeliana per la sicurezza interna e il rischio di nuovi attentati; dall’altra il senso di vulnerabilità sempre più profondo della popolazione palestinese, che denuncia il progressivo deterioramento delle condizioni di vita nei Territori Occupati. La morte del piccolo Sam, le immagini provenienti da Huwara e l’attentato nell’area di Tel Aviv rappresentano tre volti della stessa crisi, ormai sempre più estesa e lontana da una soluzione politica. Mentre le autorità israeliane promettono nuove indagini e le famiglie delle vittime piangono i morti e i feriti, Israele e Cisgiordania restano intrappolati in una spirale di violenza che continua ad alimentare paura, rabbia e sfiducia reciproca.