Ancora un cristiano arrestato in India
È un Pastore e, come tanti altri pastori e sacerdoti cristiani prima di lui, è accusato ingiustamente di conversioni forzate
Jose Thomas, un Pastore cristiano, è stato arrestato in India il 22 febbraio mentre a Ballia, nello stato di Kerala, stava guidando un incontro di preghiera in una casa privata. È accusato di conversioni estorte con l’inganno, promettendo denaro e posti di lavoro. All’incontro partecipavano circa 15-20 donne e bambini. La polizia ha sequestrato libri religiosi, strumenti musicali e altre apparecchiature di sua proprietà. Il Pastore è tuttora trattenuto in carcere mentre la polizia indaga. Sta esaminando anche i suoi conti bancari per rintracciare eventuali sue fonti di finanziamento. Il Kerala è uno dei 12 stati indiani che hanno adottato una legge “anticonversione” per punire chi induce a conversioni con la forza o con l’inganno. I nazionalisti indù se ne servono per rivolgere infondate accuse a sacerdoti e pastori, ostacolarne l’operato e istigare la gente contro di loro. Succede in tutto il paese e soprattutto negli stati della federazione governati dal Bjp, il partito di governo che sostiene il nazionalismo indù. Nello stato del Maharashtra, la polizia ha arrestato il reverendo Sudheer della CSI Church Nagpur Mission, insieme a moglie, parenti e amici, durante una preghiera natalizia in un villaggio del distretto di Nagpur. L’arresto è avvenuto in seguito a una denuncia di attività di conversione illecite formulata da esponenti del Bajrang Dal, un organizzazione paramilitare. In seguito è stata loro concessa la libertà su cauzione. Di recente a Kanpur, nell’Uttar Pradesh, è stato arrestato, sempre per conversioni forzate, il Pastore Albin. Il militante di ADF India (Alliance Defending Freedom India) Dinanath Jaiswar, raggiunto dall’agenzia di stampa AsiaNews, ha commentato: “attualmente 75 cristiani, inclusi pastori, si trovano in carcere in Uttar Pradesh con false accuse di conversione. Gli attacchi da parte di gruppi vigilanti sono aumentati e si sono diffusi, instillando paura nelle comunità in tutto lo Stato. Per i gruppi di estremisti indù è diventata un’abitudine irrompere nelle case dei cristiani accusandoli di fare proselitismo tra gli indù per convertirli al cristianesimo. Quando i cristiani negano le accuse e cercano di impedire che le preghiere vengano interrotte, viene utilizzata la forza di polizia per prenderli in custodia”.

