a cura di Benedetta Frigerio
  • Induismo

Anche il Madhya Pradesh approva la legge anti conversione

 

In India i cristiani hanno accolto con apprensione la notizia che, dopo l’Uttar Pradesh e l’Uttarakhand, l’8 marzo anche lo stato del Madhya Pradesh ha adottato una legge anti-conversione. I tre stati sono governati dal partito nazionalista indù Bjp, il partito del governo federale. Dopo l’approvazione della legge per acclamazione, i parlamentari nazionalisti hanno commentato il voto favorevole come “un dono per le donne in occasione della loro giornata”, per proteggerle da chi le induce con la forza o l’inganno ad abiurare. È senza dubbio vero che va tutelata la libertà di religione, ma le leggi anti conversione in India sono usate sostanzialmente per impedire che tribali e indù di bassa casta si convertano all’Islam e al Cristianesimo. Peggio ancora, l’accusa di forzata conversione, formulata da integralisti indù spesso organizzati in squadre di controllori della fede, viene usata come pretesto per intimidire i cristiani, minacciarli, metterli in cattiva luce, impedire preghiere collettive e riti religiosi. Metà delle denunce depositate nel Madhya Pradesh riguardano cristiani che sono stati accusati di raggirare e convincere a convertirsi al Cristianesimo dei tribali e dei dalit, promettendo loro aiuti economici e altri benefici. “Sono tutte accuse inventate – spiega Sajan K. George, presidente del Global Council of Indian Christians – i vigilantes attaccano, intimidiscono, interrompono persino i raduni di famiglia sotto l’etichetta delle attività di conversione”. Il risultato, aggiunge, è di istigare all’odio e alla divisione, di creare tensioni tra diverse comunità. Quando il 24 febbraio il parlamento dell’Uttar Pradesh ha votato la legge il vescovo della diocesi di Lucknow, monsignor Gerald Mathias ha commentato all’agenzia di stampa AsiaNews: “la legge anti-conversione va contro il diritto fondamentale di professare, praticare e diffondere la propria religione. Va contro la libertà fondamentale di una persona di scegliere e praticare una religione di propria scelta. È un diritto concesso da Dio basato sulla legge naturale e garantito dalla Costituzione. È assurdo dover ottenere il permesso dal magistrato se ci si vuole convertire a un'altra religione. Inoltre rende i matrimoni interreligiosi quasi impossibili, privando così gli adulti della libertà di scegliere il proprio partner. Astutamente, ‘Ghar wapasi’ (la riconversione all’induismo, n.d.r.) non è considerata una conversione forzata mentre in realtà è lì che la forza, le intimidazioni e le minacce vengono usate per riconvertirsi. L'intenzione fondamentale della legge è quella di vietare e proibire ogni conversione, anche quella volontaria”. Pene particolarmente severe, fino a 10 anni di carcere e multe a partire da 700 dollari, sono previste per la conversione forzata di minori, donne, persone di caste inferiori e di comunità tribali.