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intervista / fra ielpo

Amare la Terra Santa, dove i cristiani sono inchiodati alla croce

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«Un perenne Venerdì Santo ma la redenzione c'è già stata»: così descrive alla Bussola situazione dei cristiani provati da tre anni di guerra il Custode di Terra Santa che insieme al parroco di Gaza ha portato al Meeting di Rimini la testimonianza di una Chiesa viva in mezzo a nuove sfide e nuove sofferenze.

Esteri 25_08_2026

Mentre la Palestina è sconvolta da una guerra che non accenna a finire – è di pochi giorni fa la morte di un bimbo palestinese di sei anni, ucciso da un raid aereo israeliano nella striscia di Gaza – il Meeting di Rimini ha avuto l'indubbio merito di portare all'attenzione del suo pubblico la vita e le sofferenze dei cristiani di Terra Santa. I protagonisti di Amare la Terra Santa – questo il titolo dell'incontro organizzato dal Meeting – padre Gabriel Romanelli, parroco della chiesa latina della Sacra Famiglia di Gaza e Francesco Ielpo, francescano Custode di Terra Santa, hanno testimoniato la realtà attuale della vita quotidiana nella terra di Gesù. In collegamento da Gaza, padre Gabriel ha dato conto di come l'emergenza umanitaria vissuta dalla popolazione della Striscia sia «sparita dai titoli dei giornali» ma resti ben presente, anzi peggiori ogni giorno, nella realtà di 2 milioni e centomila persone costrette a vivere in una città «tritata», come dopo il passaggio di uno tsunami. Il sacerdote ha raccontato come la popolazione viva in tende «anche se la parola tenda mi pare troppo romantica» piantate su terra sabbiosa mescolata con l'acqua delle fogne. «Ogni giorno lottiamo per l'elettricità e per l'acqua, sia potabile che non potabile, e chiediamo al Signore di dare lunga vita al generatore che utilizziamo per pomparla. L'acqua costa carissima – il diesel per il generatore costa 10 dollari a litro – ma grazie a Dio l'acqua che si trova sotto la nostra chiesa è stata provvidenziale in questi anni di guerra ed ha servito i bisogni di quattrocento famiglie. A Gaza siamo rimasti in 541 cristiani, tra cattolici e ortodossi. Abbiamo registrato 60 vittime nell'ultimo conflitto, di cui 31 persone uccise direttamente dai bombardamenti israeliani, 23 morte per mancanza di cure e 14 anziani deceduti per mancanza di assistenza adeguata, che avrebbero potuto vivere ancora a lungo. Il 17 luglio 2025 la nostra chiesa è stata colpita da un bombardamento che ha provocato tre morti tra le persone rifugiate presso di noi e 12 feriti». In quella circostanza anche padre Gabriel è stato ferito. La moderatrice dell'incontro, Alessandra Buzzetti, gli ha chiesto perché lui, le religiose e tutta la sua comunità siano rimasti a Gaza, data la situazione. «Noi siamo qui per Gesù Cristo, per preservare la Presenza Eucaristica nella Terra Santa dove Dio si è manifestato attraverso suo figlio. Siamo qui, inchiodati alla croce: preghiamo e facciamo quello che possiamo fare. I nostri cristiani del Medio Oriente danno un esempio incredibile di come si porta la croce anche in questa valle di lacrime».

Nel suo intervento fra Ielpo, Custode di Terra Santa dal 2025, ha ringraziato il Meeting per aver offerto l'opportunità di raccontare la Chiesa di Terra Santa, «una Chiesa che è viva e che continua la sua missione», sottolineando come «oltre ai luoghi Santi, da ottocento anni noi francescani siamo chiamati ad edificare, costruire la comunità cristiana, le pietre. Per restare, i cristiani hanno bisogno di una comunità», ed è qui che entra in gioco lo specifico francescano, capace di custodire la vocazione dei cristiani, a partire da quella dei frati stessi. Ielpo ha poi raccontato come i cristiani di Terra Santa siano duramente provati dalla guerra, anche dal punto di vista economico – da tre anni mancano i pellegrinaggi che tradizionalmente danno lavoro alle comunità – e si trovino ogni giorno davanti a nuove sfide e a nuove sofferenze. Sollecitato a dare il suo parere su quali siano le soluzioni al conflitto, ha risposto che «il dolore che si prova, il senso di impotenza che si prova, il grido di giustizia che si sente nascere dentro davanti a violenze e ingiustizie ormai condannate da tutti, ma che rimangono in essere, è molto forte. Dobbiamo, bisogna trovare soluzioni realistiche, concrete, efficaci perché ci sia il rispetto dei diritti fondamentali di ogni uomo. Non possiamo voltarci dall'altra parte: auspichiamo che si trovino soluzioni concrete perché ci sia il rispetto dei diritti fondamentali».

Al termine dell'incontro, La Nuova Bussola Quotidiana ha chiesto a fra Ielpo ancora qualche breve battuta.
Fra Ielpo, perché amare la Terra Santa?

La ragione è insita nell'origine del cristianesimo, che è l'Incarnazione. Perché avvenga un incontro, come ad esempio il nostro adesso, tra me e lei, c'è bisogno di un tempo e di un luogo. Senza la Terra Santa non ci sarebbe stato il luogo dell'Incarnazione: per questo la Terra Santa diventa il segno tangibile di questo incontro.

C'è un motivo escatologico per cui questa terra sembra destinata a soffrire, ad assommare tutte le sofferenze del mondo?
Questo non lo so. Viviamo un perenne Venerdì Santo, è vero...

Ci sarà mai la Domenica di Pasqua? Ci sarà mai redenzione per la Terra Santa?
Non ci sarà: c'è già stata.

Come si esce dall'impasse di violenze e ingiustizie a cui ha fatto riferimento, che continuano a verificarsi sotto gli occhi del mondo?
Come se ne esce dipende ta tanti fattori, ma la cosa più interessante è come ci si sta dentro.

Come mai a suo avviso in Occidente non si parla di quello che accade in Terra Santa?
Non è vero che non se ne parli; in realtà se ne parla, ma l'errore che facciamo è credere che parlandone le cose cambino. Non è così.

Non ha mai avuto la tentazione di abbandonare ?
Occorre chiedere ogni giorno al Signore la grazia di amare, di amare la Terra Santa.