Alto riconoscimento a una dottoressa cattolica in India
Ad Armida Fernandez è stato conferito il prestigioso Premio Padma Shri, assegnato ogni anno a persone che hanno dato contributi straordinari in vari ambiti
In India, istigati e fomentati dagli integralisti indù, si moltiplicano in maniera allarmante gli episodi di violenza verbale e fisica, di intolleranza nei confronti delle minoranze religiose, cristiani inclusi. Eppure sono tangibili i benefici della presenza cristiana nel paese. Il governo stesso, che purtroppo spesso tollera l’ideologia induista, ne è consapevole e lo apprezza. Ne è la prova la decisione di conferire a una donna cattolica la quarta più alta onorificenza del paese, il prestigioso Premio Padma Shri. Il 26 gennaio, Giorno della Repubblica dell’India, ne è stata insignita, per il costante lavoro svolto per migliorare salute materna, infantile e pediatrica specie nelle aree urbane povere, la dottoressa Armida Fernandez, già docente di neonatologia, fondatrice e fiduciaria della Society for Nutrition, Education and Health Action (SNEHA) e preside dell’LTMG Hospital, noto popolarmente come Ospedale di Sion. Nel 1977, disperata al vedere tanti bambini nati prematuri che morivano, in gran parte di dissenteria e sepsi, la dottoressa ha avviato il Dipartimento di neonatologia presso il Lokmanya Tilak Municipal General Hospital (LTMG). Avendo scoperto che molto dipendeva da carenze di igiene s soprattutto dai biberon non sterilizzati a fondo con cui si somministrava il latte artificiale ai piccoli, decise di eliminare il latte artificiale e di consentire alle madri di entrare nell’unità di cura intensiva per allattare i figli. I decessi diminuirono sensibilmente. Siccome non tutte le mamme producono latte a sufficienza incominciò poi a incoraggiare le madri che ne producevano in abbondanza a donare parte del loro latte e nel 1989 aprì la prima banca del latte del paese, la Sion Human Milk Bank che ha ridotto dal 70% al 12% la mortalità infantile nell’ospedale e oggi salva in media la vita a circa tre dozzine di bambini al giorno. In seguito fondò la SNEHA che opera fuori dagli ospedali, nelle baraccopoli, impegnata nel settore della salute e della nutrizione materna e infantile e anche nella prevenzione della violenza contro donne e bambini. E, ancora, si è impegnata nella diffusione delle cure palliative e oggi il Romila Palliative Care, così chiamato in ricordo della figlia Romila morta di cancro, assiste i pazienti e ne allevia le sofferenze. “Non possiamo prenderci il merito di nulla di ciò che facciamo nella vita – ha detto raggiunta dall’agenzia di stampa AsiaNews – Dio parla in modi diversi: attraverso voci, attraverso situazioni, ed è ciò che è accaduto per tutta la mia vita. Fin dall’inizio ho avuto i migliori team. All’Ospedale di Sion avevo un ottimo dipartimento; in SNEHA e nelle cure palliative ho un team straordinario di persone impegnate e dedicate che lavorano insieme. Questa è la storia della mia vita”.
