• PINEROLO

Ai "popoli" non serve il Credo. E il vescovo lo silenzia

Pinerolo. Sconcerto tra i fedeli in Cattedrale per la Messa dell'Epifania, ribattezzata ormai "Festa dei popoli". Il vescovo Olivero non proclama il Credo. Al suo posto un momento di silenzio. E alla Nuova BQ difende la scelta: «Rispetto il Messale tutto l'anno, ma c'erano anche Ortodossi, Valdesi e non credenti...». Le peripezie ecumeniche del vescovo che addomestica la Messa alle circostanze del momento e mette il bavaglio alla Professione di fede. Ma di fronte a questo si ha il dovere di gridare: «Non le è consentito».

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Il Credo a Messa è diventato sempre più un optional per molti preti. C’è chi non lo proclama e chi lo altera secondo le proprie voglie. Questa volta però a non pronunciare la professione di fede è un vescovo in persona e il fatto acquista una valenza decisamente più grave. Infatti, il prete che non proclama il Credo può essere rimproverato dal proprio vescovo, ma che cosa succederà se a non dirlo è il vescovo stesso, che della liturgia nella sua diocesi è supremo garante e il moderatore?

La domanda resta senza risposta se si considera quanto accaduto a Pinerolo, diocesi prealpina piemontese, dove il vescovo Derio Olivero ha completamente omesso la proclamazione del Credo nel corso della Messa dell’Epifania di lunedì 6 gennaio.

Nella Cattedrale di Pinerolo, per la “Messa dei popoli”, nel tardo pomeriggio si sono dati appuntamento oltre che i fedeli anche alcuni rappresentanti di altre confessioni religiose e le consuete autorità civiche. Il tutto nel segno di un ecumenismo mediaticamente forzato, di cui Olivero è consapevole fautore.

Terminata l’omelia, il vescovo ha annunciato che il Credo non sarebbe stato proclamato.

«Dato che ci sono anche non credenti – ha detto Olivero – ognuno lo dice in silenzio. Chi crede può dirlo e chi non crede o ha altre fedi, dirà in silenzio le ragioni del suo credo». A questa comunicazione sono seguiti alcuni minuti di imbarazzo, poi la Messa è ripresa come niente fosse.

La cosa è stata confermata alla Nuova BQ da alcuni fedeli increduli, uno dei quali ha anche registrato l’annuncio del vescovo.

Ma anche la diocesi ha confermato l’episodio cercando di giustificare la decisione: «Per interiorizzarlo meglio», hanno cercato di spiegare in Curia.

Successivamente è arrivata anche la versione del vescovo in persona, che, attraverso il portavoce ha spiegato alla Nuova BQ la legittimità dell’omissione del Credo, il quale invece, in quanto parte fissa della Messa festiva non si omette mai quando è prescritto da Messale. E soprattutto non si pronuncia mai in silenzio o in privato dato che la professione di fede, lo dice la parola stessa, è quanto di più pubblico possiamo manifestare come cristiani perché è il condensato delle verità della fede cattolica. Insomma, non c’è vescovo che tenga: il Credo non si può omettere a piacimento. Men che meno pronunciarlo in silenzio dato che proprio le parole professione e proclamazione portano in radice proprio la natura di atto pubblico.

Il pastore piemontese ha sostanzialmente spiegato che «questo - a mio avviso - non costituisce nessuna violazione di niente», ma ha poi specificato di dire messa in Cattedrale tutte le domeniche dell’anno e di non commettere mai abusi liturgici: «Rispetto il Messale 56 domeniche all’anno e  rispetto la liturgia sempre, ma in occasione di questa Messa c’erano in chiesa altre confesisoni e ho pensato che i cattolici potessero dire in silenzio il Credo e chi invece, come i Valdesi e gli Ortodossi, potessero proclamare qualcosa in cui credere. Il tutto in silenzio, ma ribadisco la mia assoluta fedeltà al Messale».

Le parole del vescovo Olivero, considerato uno dei vescovi più “in carriera” di quelli ordinati in Italia da Papa Francesco e che pare essere in corsa – si dice – addirittura per la cattedra di Torino, risultano anche agli orecchi di fedeli della domenica, quanto meno ardite. Forse strumentalizzare la Messa come un "giochino" rientra nei requisiti per fare carriera? Vista una certa propensione a far parlare di sè, può darsi. 

Anzitutto, con il suo gesto Olivero fa rinunciare i fedeli alla propria identità, per un malinteso e quindi erroneo spirito di ecumenismo. E lo fa nel momento di massima identità ecclesiale e cristiana: la Messa.

In secondo luogo, soggettivizza la fede che diventa così né più né meno che un fatto personale e privato, da non proclamare in pubblico e quindi, in sostanza, un qualcosa di cui vergognarsi o da tenere nascosto.

In terzo luogo, rinunciare a proclamare il Credo è proprio il contrario di quello che si dovrebbe fare per annunciare Cristo ai non cristiani o ai non cattolici.

Il punto non è rispettare la liturgia 56 domeniche all’anno tranne il giorno dell’Epifania, come maldestramente cerca di dire, con un certo narcisismo il vescovo “in carriera”, ma semmai è rispettarla sempre perché la liturgia Cattolica non è disponibile alle circostanze del momento, alle mode, alla politica e ai sentimenti. E nemmeno ai presenti. 

Infine, il Vescovo ha perso il senso della differenza tra la Santa Messa ed ogni altra umana manifestazione pubblica. Si tratta di una posizione preoccupante per la salus animarum dei fedeli i quali hanno diritto che il loro vescovo dia loro dottrina sana e certa. Fedeli che, in questi casi, rimangono sempre come “pietrificati” dagli show e dagli abusi di preti e vescovi e coltivano enorme tristezza. Di fronte a questi veri e propri attentati all’unità della fede, giova sempre ricordare che ogni fedele ha il diritto di reagire a queste inaccettabili provocazioni e anche il dovere di alzarsi e gridare al proprio pastore: «Questo non le è consentito».

Risultano in questo senso quanto mai illuminanti le parole pronunciate da don Salvo Priola, proprio nel commentare un episodio simile: «Dovete avere il coraggio, quando sentite un prete dire cose contrarie alla fede cattolica, di alzarvi e dire anche durante la Messa: “Questo non le è consentito”. È tempo di alzarsi in piedi, quanto sentite cose contrarie al nostro Credo, anche se le dice un vescovo. Alzatevi, e dite: “Eccellenza non le è consentito”. Perché c'è un Vangelo, perché c'è un Catechismo e non si può mettere sotto i piedi. Siamo tutti sotto il Vangelo, dal Papa a scendere non è consentito a nessuno alterare la fede che abbiamo ricevuto in dono. A nessuno». E nemmeno - aggioungiamo - silenziarla. 

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