Aggredite due suore nel Sudan del Sud
Stavano rientrando nella capitale Juba dopo aver presenziato alla messa della domenica quando il mezzo su cui viaggiavano è caduto in un agguato
Due suore carmelitane, suor Helen e suor Ansa, sono state aggredite nel Sudan del Sud, nella regione dell’Equatoria Orientale, il 30 agosto mentre da Torit si stavano recando a Juba, la capitale del paese, dopo aver partecipato alla messa della domenica. Il mezzo su cui viaggiavano insieme ad altre persone è stato fermato per strada da malviventi che hanno rubato a tutti denaro ed effetti personali e sembra che abbiano anche rapito due bambini. Radio Emmanuel 89, una emittente radiofonica cattolica che ha sede a Torit, riferisce che suor Helen è stata colpita da un aggressore e ha riportato ferite alla testa che hanno richiesto il ricovero in ospedale. Il vescovo di Torit, monsignor Emmanuel Bernardino Lowi Napeta, allertato, ha subito organizzato i soccorsi che sono stati inviati dalla capitale. Non si conoscono ancora i dettagli dell’episodio di violenza: si ignora chi fossero e quanti. L’incidente ha accresciuto la preoccupazione per l’insicurezza di quel tratto di strada – una arteria importante – dove si sono già verificati numerosi altri agguati. Sulla stessa strada il 16 agosto del 2021 erano state uccise a sangue freddo due religiose della Congregazione delle Suore del Sacro Cuore di Gesù: l’ex Superiora generale, suor Mary Daniel Abut, e suor Regina Roba, che aveva fatto parte per due volte del Consiglio generale. Le due religiose viaggiavano insieme a cinque consorelle e a cinque altre persone, tre delle quali furono uccise. Tornavano a Juba dopo aver partecipato alle celebrazioni per il centenario della parrocchia dell’Assunzione di Nostra Signora a Loa, nella diocesi di Torit. Nonostante i gravi problemi di sicurezza, la diocesi di Torit continua a svolgere la sua missione pastorale e sociale in tutta la regione. Lo scorso gennaio monsignor Napeta, presenziando alla celebrazione del centenario di una parrocchia della diocesi, quella della Sacra Famiglia di Palotaka, ne ha parlato come di un “rifugio di speranza” e un centro di costruzione della pace per le comunità locali e ha ribadito il ruolo della Chiesa nell’evangelizzazione, nella carità e nel servizio della pace per le comunità.


