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Agcom, l'algoritmo mette a rischio il pluralismo informativo

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L'impatto dell'IA nella circolazione delle notizie, al centro della relazione annuale dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Uno scenario che rende ancora più urgente il binomio tra innovazione e sia giornalismo di qualità per non cedere a disinformazione e manipolazioni.

Politica 15_07_2026
Dominique HOMMEL - imagoeconomica

Ogni anno la Relazione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) offre una fotografia aggiornata dello stato delle comunicazioni nel nostro Paese. Quella presentata quest’anno, però, non racconta soltanto l’evoluzione di un settore, ma mette in luce una trasformazione ormai strutturale. A essere coinvolto in modo particolare è il mondo dell’editoria, attraversato da cambiamenti profondi nelle modalità con cui i cittadini si informano, negli equilibri economici, nella raccolta pubblicitaria e nelle abitudini dei lettori.

Dietro i dati emerge una questione ancora più ampia, ossia il futuro stesso dell’informazione e del giornalismo italiano. La crisi dell’editoria non può essere letta soltanto come una conseguenza inevitabile della rivoluzione digitale. Internet, smartphone, social network e motori di ricerca hanno modificato radicalmente il modo in cui le persone cercano e consumano le notizie, ma non hanno eliminato il bisogno di un’informazione autorevole. Al contrario, hanno reso ancora più importante la capacità del giornalismo di selezionare, verificare e interpretare i fatti.

Il problema non è la tecnologia in sé, ma riuscire a costruire delle regole capaci di accompagnare l’innovazione senza compromettere il valore di chi ogni giorno produce informazione di qualità. Il giornalismo non è soltanto un’attività economica, ma un presidio della vita democratica: quando l’editoria professionale si indebolisce, aumenta il rischio di disinformazione, semplificazioni e manipolazioni.

La Relazione annuale Agcom, presentata ieri, 14 luglio, alla Camera dei Deputati dal Presidente Giacomo Lasorella, evidenzia una profonda trasformazione del mercato, ossia che gli editori continuano a sostenere i costi della produzione giornalistica, mentre una parte crescente del valore generato dalla circolazione delle notizie viene intercettata dalle grandi piattaforme digitali. Una dinamica che riguarda non solo gli equilibri economici, ma anche il pluralismo dell’informazione. Ovviamente la qualità delle notizie ha un costo: raccontare territori, verificare fonti, seguire istituzioni e realizzare inchieste richiede tempo, competenze e investimenti. Se il sistema non riesce più a sostenere questo lavoro, il rischio non è soltanto avere meno giornali, ma un’informazione più povera e condizionata dalla velocità e dalle logiche degli algoritmi.

La rivoluzione tecnologica apre oggi una nuova fase con l’Intelligenza Artificiale. Gli strumenti di AI possono rendere più semplice e immediato l’accesso alla conoscenza, ma introducono interrogativi decisivi sul futuro del rapporto tra cittadini, fonti e produttori di contenuti. Uno dei temi centrali riguarda il diritto d’autore: i sistemi intelligenti utilizzano grandi quantità di dati per elaborare risposte e servizi innovativi, compresi contenuti editoriali prodotti da giornalisti ed editori. Per questo motivo diventa necessario garantire che l’innovazione avvenga nel rispetto dei diritti di chi crea informazione. La possibilità di utilizzare contenuti giornalistici non può prescindere dal riconoscimento del loro valore economico e professionale.

La tutela del copyright non riguarda soltanto la remunerazione degli editori, ma anche la trasparenza dell’intero ecosistema digitale. Se gli assistenti virtuali diventeranno sempre più spesso il principale punto di accesso alle notizie, sarà fondamentale assicurare il riconoscimento delle fonti, regole chiare sull’utilizzo dei contenuti e un equilibrio tra sviluppo tecnologico e sostenibilità dell’informazione.
L’Europa ha già avviato un percorso con il Digital Services Act, il Digital Markets Act e l’AI Act, ma il quadro normativo dovrà continuare ad aggiornarsi per evitare nuove concentrazioni di potere e garantire condizioni di concorrenza equilibrate.

La sfida non è contrapporre tecnologia ed editoria, ma creare un ecosistema in cui innovazione e giornalismo di qualità possano crescere insieme. La stessa Agcom richiama la necessità di strumenti capaci di riequilibrare il rapporto tra chi produce informazione e chi ne gestisce sempre più spesso la distribuzione. Questo equilibrio riguarda anche il modo in cui i contenuti vengono utilizzati dai sistemi di Intelligenza Artificiale: l’innovazione deve potersi sviluppare senza disperdere il valore del lavoro giornalistico.
Inoltre, la tutela dei cittadini passa anche da interventi concreti nel settore delle comunicazioni, come il contrasto al telemarketing aggressivo e alle frodi telefoniche. Il blocco delle chiamate estere che utilizzano illegalmente numerazioni italiane rappresenta un passo importante per rafforzare la fiducia degli utenti.

Editoria, telecomunicazioni e nuove tecnologie fanno parte dello stesso ecosistema. Quando diminuisce la qualità dell’informazione, aumenta la concentrazione del potere digitale o gli strumenti tecnologici vengono utilizzati per manipolare e ingannare gli utenti. Non è in gioco soltanto un settore economico, ma la capacità dei cittadini di partecipare consapevolmente alla vita democratica.
La crisi dell’editoria, quindi, riguarda l’intera società. Una democrazia ha bisogno di un’informazione indipendente, autorevole e sostenibile. Governare la trasformazione digitale senza perdere questi principi sarà una delle sfide decisive dei prossimi anni.



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