• CHI è don armando bosani

Adorazione, Rosario e un prete che batte i pugni

Adorazione e Rosari perpetui, devozione mariana, vita di fede, chiesa piena: per capire il perché degli attacchi a don Armando Bosani è bene fare un viaggio a Vanzaghello e toccare con mano i frutti della sua missione. 

Il libro del cardinal Sarah e Benedetto XVI ha ricordato la triste realtà del nostro tempo: basta dire la verità e subito i farisei del libero pensiero si stracciano le vesti, si indignano, schiumano e gridano: «Crucifige, crucifige!». Evidentemente non hanno altri mezzi, nemmeno quelli di cui parlano di continuo: il dialogo, l’accoglienza, il confronto schietto e sincero. Come dicevano i nostri nonni: chi fa non parla e chi parla non fa.

Perché il dogma del libero pensiero è che il pensiero è libero solo quando parlano e scrivono lor signori; se qualcun altro vuole essere diversamente libero, ma non ha una certa tessera e non passa da certi canali, allora è fascista, omofobo, divisivo, populista. Se poi ha anche la camicia nera – perché è un prete addirittura riconoscibile (di questi tempi!) – è finita.

Premessa doverosa per capire cosa sta succedendo a Vanzaghello, paese di cinquemila anime in provincia di Milano; più esattamente, con la precisione delle coordinate GPS, “tacà a Büsti” (“vicino a Busto Arsizio”, per i diversamente milanesi), dove da qualche giorno vogliono far nero il Parroco. In realtà, don Armando Bosani nero lo è già, dal colletto – unica cosa bianca – in giù.

Un vecchio zio del “don” – perché don Armando è stato il mio parroco, quando ancora abitavo nel mio paese natale –, prima del suo insediamento in parrocchia, gli disse: «Mi raccomando: dal pulpito batti i pugni!». Perché un parroco deve scuotere le coscienze dei suoi, specie di questi tempi, in cui ogni giorno se ne pratica la “dolce morte”.

La vigna del Signore è devastata da ogni genere di bestie selvatiche, le anime vengono disorientate da falsi profeti che si moltiplicano alla velocità di un virus, le “cose sacre” vengono gettate ai porci. I seminari si vendono, i conventi si chiudono, i matrimoni sono ormai un miraggio, le chiese sono vuote, e quando sono piene sembrano delle pizzerie o delle sale da ballo. E allora si spera che si svuotino; e alla svelta.

In questa calma piatta, in questa pace mortifera, quando c’è un pastore che caccia fuori dalla casa di Dio i predatori e difende il suo gregge, qualcuno si scandalizza e piagnucola che “il parroco istiga alla violenza”. «Voi tutte, bestie dei campi, venite a mangiare; voi tutte, bestie della foresta, venite. I suoi guardiani sono tutti ciechi, non si accorgono di nulla. Sono tutti cani muti, incapaci di abbaiare; sonnecchiano accovacciati, amano appisolarsi. Ma tali cani avidi, che non sanno saziarsi, sono i pastori incapaci di comprendere. Ognuno segue la sua via, ognuno bada al proprio interesse, senza eccezione» (Is. 56, 9-11): è la terribile e perfetta descrizione della nostra realtà. E allora, se capita che qualche prete prenda seriamente in considerazione la parola di Dio, un prete che, anziché essere un cane muto, ringhia, abbaia e, se necessario, morde pure, ringraziamo Dio!                      

Quando sui giornali finiscono vescovi che entrano in chiesa col monopattino o in bicicletta; che al posto del credo, fanno un minuto di silenzio, come allo stadio; o che mangiano e bevono dentro una chiesa, va tutto bene. Il mondo li riconosce come suoi e li applaude.

Don Armando, invece, è sempre stato ben lontano da queste stravaganze e originalità; non ha mai voluto mettere davanti se stesso, oscurando Dio; non ha mai piegato la liturgia alle proprie voglie, né ha mai abbassato la dottrina alla ristrettezza di un proprio pensiero. Il “don”, con tutti i suoi limiti, ha sempre voluto che le anime andassero a Cristo, che si innamorassero della Chiesa, che fossero fiere di essere cattoliche; qualche volta lo ha fatto anche dando qualche pedata nel fondoschiena, ma come diceva don Camillo, «le mani di un prete sono consacrate, i piedi no!».

Noi ragazzi eravamo contenti di essere scossi dalle sue catechesi, che ci ribaltavano tutto quello che il politicamente corretto ci faceva ingurgitare, anestetizzando ogni spirito critico e azzerando qualsiasi vera originalità, col risultato di un elettroencefalogramma piatto sempre più diffuso. Eravamo contenti di essere provocati ad una coerenza cristiana del tipo: niente Messa? Niente catechesi? Allora niente oratorio! Capivamo che qualcuno ci stava prendendo veramente sul serio e che eravamo chiamati ad assumere una posizione su qualcosa di estremamente importante.

Questo ha fatto per anni, giorno dopo giorno, don Armando. Infaticabile. E i frutti si vedono. Se non credete a chi scrive, prendete la macchina ed andate a vedere che cos’è la parrocchia di Vanzaghello. Consiglio: non andate alla Messa delle 10 della domenica; non troverete posto. Perché quando un prete fa quel che deve, la gente alla Messa ci va. E si confessa. E si comunica.

Andate a vedere gli oratori, nella loro attività domenicale, che ospitano circa trecento ragazzi, che non vanno lì a pascolare, ma a pregare, ad approfondire seriamente la fede, a giocare in modo intelligente.

Passate per la chiesina di san Rocco, dove il Santissimo Sacramento è esposto giorno e notte, con oltre 300 persone – il “don” incluso - che fedelmente si danno il turno per star lì ad adorare, riparare, impetrare grazie sulle proprie famiglie, sul proprio paese, sulla Chiesa, sulla nostra Italia e sul mondo intero. E qualche volta di notte, stanco della giornata, qualcuno si addormenta davanti al Signore; come il cane fedele ai piedi del suo padrone.

Fatevi dare la carta magnetica per entrare nell’eremo della Madonna in Campagna, dove potete trascorrere del tempo in preghiera, silenzio e solitudine, sotto la protezione della Santissima Vergine, che nella nostra parrocchia è particolarmente amata. Quando entrate nella chiesa parrocchiale, dopo aver gioito dell’amore con cui è tenuto il luogo sacro, voltatevi a sinistra, alzate gli occhi verso la statua della Madonna di Lourdes e guardate la corona sul suo capo: quella corona è d’oro, e quell’oro è stato offerto dai tanti fedeli della parrocchia, che la vogliono come loro Regina e alla quale hanno consacrato il proprio paese e i propri cari. Consacrato, non semplicemente affidato: roba da far impallidire i luminari delle odierne facoltà teologiche. Sono gli stessi fedeli che nel 2018 si sono disposti per le strade del paese per formare una lunga corona umana di 1300 persone! Non è solo esteriorità, perché a Vanzaghello esiste il Rosario perpetuo: alternanza di persone che durante la giornata rispettano la chiamata a continuare la preghiera ininterrotta; un modo comunitario per rispondere alla lettera all’esortazione del Signore di pregare sempre, senza stancarsi (cf. Lc. 18,1).

Ma non basta ancora: durante il mese di maggio, i fedeli si organizzano con dei gazebo in vari punti del paese per pregare il Rosario. Sovversivi. E come se non bastasse, adesso bolle in pentola un affronto al cattolicesimo laicista, un’iniziativa che qualche giornalista, casualmente di sinistra, ha bollato come “fanatismo religioso”: nella piazza adiacente alla chiesa, esposizione di grotte per ospitare la statua della Madonna, da porre nei giardini per ritrovarsi a pregare la Corona. Con un obiettivo, sfacciatamente elevato: una grotta per ogni giardino! Medioevo.

Ecco, se volete fare un salto nel Medioevo, opportunamente ringiovanito con strumenti tecnologici all’avanguardia, fate un giro a Vanzaghello. Parlate con la gente, fatevi una chiacchierata con don Armando, che, a dispetto di come è stato dipinto, è un uomo brillante, affabile e che ci crede. Questo è il suo problema.