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intervista / tubani

ACS: «Alla base di ogni persecuzione c'è sempre un'ideologia»

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Dove i cristiani sono perseguitati c'è sempre una radice ideologica, spiega a La Bussola il direttore della fondazione di diritto pontificio, ricordando che «violare l'apertura dell'uomo alla trascendenza non è meno grave di violarne il corpo». Non ne è immune neanche l'Occidente dove la violazione della libertà religiosa è spacciata per pluralismo.

Libertà religiosa 03_09_2026

«Mentre, venendo qui, osservavo la spiaggia di Rimini, mi è tornata alla mente un'altra spiaggia: quella di Sirte, Libia, dove nel 2015 ventuno cristiani furono decapitati in odium fidei dai jihadisti dell'Isis». Così Massimiliano Tubani, direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), ha apostrofato al Meeting di Rimini il pubblico in sala e gli illustri relatori – tra cui il cardinal Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese orientali e monsignor Paolo Martinelli, Vicario apostolico dell'Arabia meridionale – del panel sull'ecumenismo Una speranza nel tempo dei conflitti. Il breve saluto introduttivo di Tubani ha costretto l'uditorio – compresa la moderatrice del Meeting – ad un bagno di salutare realtà.
Fondazione di Diritto Pontificio dal 2011 (ma finanziata interamente da benefattori privati), Aiuto alla Chiesa che soffre promuove la libertà religiosa nel mondo e sostiene le comunità cristiane perseguitate ad ogni latitudine.Al termine dell'incontro La Nuova Bussola Quotidiana ha chiesto a Tubani un approfondimento sui temi della persecuzione dei cristiani nel mondo contemporaneo.

Direttore Tubani, al momento attuale quali sono i Paesi più pericolosi al mondo per professare la fede cristiana?
Prima di stilare una graduatoria, peraltro molto difficile, occorre fare una premessa. Noi individuiamo quattro grandi fonti di persecuzione: l'estremismo islamico; i regimi autoritari social-comunisti che violano sistematicamente la libertà religiosa della popolazione; la criminalità organizzata; infine, categoria a sé, l'India dove la libertà religiosa è violata sia dalle leggi – il governo nazionalista ammette una sola religione, quella induista della maggioranza – sia dalle frange estremiste della popolazione. Ci sono Paesi in cui si riscontra più di una fonte di persecuzione: emblematico è il caso della Nigeria, dove la persecuzione viene dai gruppi di estremisti islamici affiliati all'Isis, dalle leggi islamiche in vigore in dodici Stati, dalla criminalità organizzata dedita al sequestro di sacerdoti e dai pastori fulani radicalizzati.
Alla base di ogni persecuzione c'è comunque una ideologia di qualche tipo: l'ideologia è di per sé un sistema che viola la natura stessa della persona e della comunità, tanto che quando si tenta l'innesto dell'ideologia sulla natura quest'ultima non può che avere la peggio e morire. Non dobbiamo dimenticare che violare l'apertura dell'uomo alla trascendenza non è meno grave di violarne il corpo. La naturale apertura dell'uomo alla trascendenza, però, è qualcosa di irriducibile e il tentativo di “normalizzarla” - come ad esempio accade in Cina – nasce proprio dalla consapevolezza di non poterla sopprimere. Le ideologie, inoltre, colgono perfettamente un punto che a noi cristiani paradossalmente sfugge: il messaggio cristiano contiene un nucleo di giustizia - «la giustizia è la misura minima della carità», diceva Paolo VI. Per questo ogni ideologia contiene una componente anticristiana difficile da ignorare. Sembrerà strano, ma anche la criminalità organizzata è tenuta insieme da una qualche forma di ideologia, da un collante ideologico – penso ai culti quali la Santa Muerte in Sudamerica e ad Haiti – che minacciano la libertà religiosa e uniti al “braccio armato” diventano particolarmente pericolosi.

Perché a suo parere l'Occidente cristiano è indifferente alle persecuzioni dei cristiani nel mondo?
L'Occidente è ormai una realtà secolarizzata e post-cristiana in cui opera il relativismo, una minaccia di cui occorre essere consapevoli. Anche l'Occidente soffre di persecuzione religiosa, quella che abbiamo chiamato “persecuzione educata”: ostacoli posti alla libertà religiosa fatti passare per pluralismo. È puerile credere che noi cristiani occidentali possiamo aiutare i fratelli perseguitati nel mondo quando qua da noi c'è una continua erosione della fede.

È per questo motivo che i politici occidentali stringono accordi politici ed economici con regimi che violano apertamente la libertà religiosa?
Per comprendere le minacce alla libertà religiosa occorre uno sforzo analitico che non può essere chiesto ai politici. Occorrono intellettuali attrezzati e avveduti capaci di sensibilizzare i decisori politici. Nel suo agire, il politico deve necessariamente utilizzare un certo pragmatismo – o meglio realismo – e anche la leva economica, ma senza dimenticare i fini, cioè il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo, tra cui quello alla libertà religiosa. Noi come società civile abbiamo il diritto, e il dovere, di allertare i decisori politici utilizzando la Dottrina Sociale della Chiesa, che non è solo un corpus ad uso degli specialisti, ma un patrimonio che deve consentire ai decisori politici di agire con pragmatismo, con realismo, ma senza dimenticare i fini.
In questo senso il Meeting è un grande esempio: qui non ci si limita ad esercitare la fede nella sfera privata, ma lo si fa nella dimensione pubblica, visibile a tutti. Come Aiuto alla Chiesa che Soffre, più che cercare di cambiare le leggi dei Paesi che perseguitano i cristiani, sosteniamo le comunità cristiane locali alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa. Lo scopo di Aiuto alla Chiesa che Soffre è proprio questo: agire sulle comunità locali e offrire loro strumenti che ne tutelino le libertà. Ad esempio, in Pakistan non possiamo illuderci che venga cambiata la legge sulla blasfemia, ma possiamo agire favorendo l'istruzione dei cristiani, per aiutarli a difendersi dalle minacce e dalle accuse ingiuste che vengono loro rivolte.

Può fare qualche altro esempio di vostri interventi in Paesi ostili verso i cristiani?
In Nigeria, ad esempio, abbiamo quattro progetti: la fornitura di veicoli per permettere ai sacerdoti di raggiungere comunità lontane tra di loro – e di scappare dagli estremisti in caso di attacchi e salvarsi la vita; la formazione dei seminaristi, che come i sacerdoti sono bersaglio costante delle bande di criminali; il supporto agli sfollati – sono milioni – in fuga dall'islam radicale; l'apertura di luoghi di culto a disposizione delle comunità. Quest'ultimo punto è particolarmente importante nei contesti in cui le motivazioni puramente umane non sono sufficienti per decidere di restare nel proprio Paese: se non si beneficia della possibilità di pregare assieme, l'unica soluzione che resta è l'emigrazione. Uno dei frutti del sostegno ai cristiani nigeriani è la crescita di vocazioni in seno alla Chiesa cattolica; dentro la persecuzione, la Nigeria si sta riscoprendo fieramente cattolica. Siamo fermamente convinti che quando le comunità locali prosperano anche il veleno dell'ideologia perde pian piano la sua virulenza; i nostri interventi mirano esattamente a questo scopo.



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