• DILEMMA VATICANO

Abusi, monsignor Zanchetta sarà estradato?

Dopo che la magistratura argentina ha emesso una richiesta di cattura internazionale nei confronti di Zanchetta, ci si interroga su come agirà il Vaticano. Tra il Paese sudamericano e la Santa Sede non c’è alcun trattato di estradizione. E finora, con Francesco impegnato nel viaggio apostolico in Asia, niente è filtrato dalle Mura Leonine.

- IL PAPA DONA AL PATRIARCA BUDDISTA IL DOCUMENTO DI ABU DHABI, di Nico Spuntoni

Mentre il papa è impegnato a chilometri di distanza nel viaggio apostolico in Thailandia, tornano ad addensarsi nubi fosche sul Vaticano. Le cattive notizie arrivano dal Paese d’origine del Santo Padre e vedono coinvolto un prelato con cui ebbe modo di collaborare alla Conferenza episcopale argentina.

Maria Soledad Filtrin Cuezzo, procuratrice penale dell’Ufficio sulla violenza di genere e sui crimini contro l’integrità sessuale di Orán, ha chiesto la cattura internazionale di monsignor Gustavo Zanchetta, assessore dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa). La richiesta d’arresto è stata motivata dalla ripetuta mancanza di risposte ai tentativi di mettersi in contatto con il presule per via telefonica e mediante email, tentativi intrapresi dalla procura in questi mesi allo scopo di procedere alla notifica degli atti processuali.

All’ex sottosegretario della Conferenza episcopale argentina, imputato nell’ambito di un processo per abusi, era stato concesso dal giudice di tornare a Roma per motivi occupazionali fino ad agosto. In questi mesi Zanchetta, che - pur essendo stato sospeso - continua a ricoprire l’incarico ad hoc di assessore dell’Apsa, avrebbe stabilito il suo domicilio in Vaticano, facendosi negare al telefono. Già all’epoca la magistratura si era opposta alla possibilità di lasciar tornare a Roma il vescovo. I pubblici ministeri avevano invocato la presenza dell’imputato nella provincia settentrionale argentina, avviando la procedura per richiedere attraverso il Ministero degli Affari Esteri e del Culto di “elaborare il completamento della scheda di notifica a Gustavo Oscar Zanchetta, per apparire all’udienza di imputazione” con successivo passaggio alla Nunziatura Apostolica di Buenos Aires per la notifica.

In precedenza i pm si erano opposti alla revoca delle misure restrittive nella convinzione della mancanza di volontà dimostrata da Zanchetta a sottoporsi alla chiamata della giustizia. La notizia della richiesta di cattura internazionale si colloca, dunque, in questo quadro. Il 12 novembre scorso sono stati rivelati i nomi dei membri del tribunale collegiale chiamato a giudicare il caso e che sarà composto dai giudici della seconda sezione della Corte di giudizio di Orán, ossia María Laura Toledo Zamora, Raúl Fernando López e Héctor Fabián Fayos.

La pm aveva chiesto il processo per Zanchetta, accusato di abusi sessuali aggravati, includendo le prove raccolte in fase investigativa e i risultati dei test psichiatrici e psicologici - avvenuti con il controllo del professionista indicato dalla difesa - in base ai quali l’imputato presenterebbe “una personalità con tratti psicopatici (indicatori di manipolazione, emozioni superficiali, scarsa capacità empatica)” e avrebbe dato prova di “interrelazioni disequilibrate, esercitando potere sull’altro”. L’inchiesta è nata dalla denuncia di due seminaristi che hanno denunciato di essere stati vittime di episodi di abuso sessuale e di potere per mano dell’allora vescovo di Orán. I fatti sarebbero avvenuti nell’edificio del Seminario Giovanni XXIII e nella parrocchia di Sant’Antonio e risalirebbero al 2016 e al 2017.

Cosa può succedere ora dopo l’ordine di cattura internazionale emesso dalla magistratura di Salta? Come ha ricordato lo scorso giugno la pm Filtrin Cuezzo ad Associated Press News, tra l’Argentina e la Santa Sede non esiste alcun trattato di estradizione. Due anni fa era stato il Canada a emettere un mandato di cattura per un funzionario della Nunziatura degli Usa, monsignor Carlo Alberto Capella, accusato di detenzione e scambio di materiale pedopornografico. Di fronte alla diffusione di voci relativa a una presunta richiesta di estradizione da parte delle autorità nordamericane e respinta dal Vaticano, era arrivata la precisazione dell’allora direttore della sala stampa della Santa Sede, Greg Burke, che negava questa ricostruzione.

Monsignor Capella, che nel frattempo si era trasferito all’interno delle Mura Leonine, a Palazzo dei Penitenzieri, è stato infine processato dal Tribunale dello Stato della Città del Vaticano e condannato a 5 anni e 5.000 euro di multa per pedopornografia. Attualmente il diplomatico emiliano sta scontando la sua pena all’interno dei confini del più piccolo Stato al mondo, presumibilmente nella cella della caserma del Corpo della Gendarmeria.

Zanchetta è sotto indagine anche nelle Sacre Mura presso la Congregazione per la Dottrina della fede, mentre non risulterebbe esserci alcun procedimento penale su di lui presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Se non dovesse tornare in Argentina, quindi, è presumibile che possa continuare ad essere un uomo libero a Santa Marta, l’ultima residenza da lui dichiarata alla giustizia argentina. Finora non ci sono state dichiarazioni da parte della Santa Sede sulla notizia del mandato d’arresto internazionale a carico dell’ex vescovo di Orán. Papa Francesco, che del suo caso aveva parlato lo scorso maggio nel corso dell’intervista alla giornalista messicana Valentina Alazraki, romperà il silenzio nella tradizionale conferenza stampa in aereo di ritorno dal viaggio apostolico in Asia?