a cura di Anna Bono
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A Tokyo c’è anche la squadra olimpica dei rifugiati

Alle Olimpiadi di Tokyo partecipa anche la squadra olimpica dei rifugiati: 29 atleti in varie discipline originari di 11 paesi tra i quali la Siria, il Sudan del Sud, l’Iran e l’Afghanistan. Durante la cerimonia di apertura dei giochi, la squadra è stata la seconda a entrare nello stadio, preceduta dalla Grecia che guida sempre la sfilata degli atleti. Dopo la sfilata il Presidente del Comitato olimpico internazionale, Thomas Bach, ha dato il benvenuto alla squadra durante il suo discorso di apertura. “Cari atleti rifugiati – ha detto – con il vostro talento e con la vostra umanità dimostrate che ricchezza sono i rifugiati per la società. Siete fuggiti a causa di violenze, fame o per il solo fatto di essere diversi. Oggi vi diamo il benvenuto a braccia aperto e vi offriamo una casa di pace. Benvenuti nella nostra comunità olimpica”. La Squadra dei rifugiati ha partecipato per la prima volta ai giochi olimpici cinque anni fa a Rio de Janeiro con 10 atleti di cinque nazioni. Il Comitato olimpico l’ha creata in collaborazione con l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati allo scopo di sensibilizzare al dramma dei profughi (rifugiati e sfollati) e dare un messaggio di speranza a loro e al mondo intero. L’Alto Commissario per i rifugiati, Filippo Grandi, che si è recato a Tokyo per sostenere gli atleti, ha detto che vedere la squadra fare il suo ingresso nello stadio è stato un momento di immenso orgoglio per lui e per l’Unhcr. La loro presenza lancia un messaggio di speranza – ha detto – agli agli 82 milioni di profughi nel mondo. Forse è un entusiasmo eccessivo perché molti profughi probabilmente neanche seguono i giochi olimpici e sanno dell’esistenza di una squadra di rifugiati. Indubbiamente positivo è invece il fatto che dal 1994 l’Unhcr e il Comitato olimpico internazionale si impegnano a far sì che i giovani profughi possano accedere alle attività sportive.