• IL VIRUS E LA FEDE

"A te un altare, a noi la salute": rivive il patto del voto

Il Coronavirus fa emergere anche la fede dei preti che nonostante tutto sanno alzare gli occhi al Cielo. Il parroco di Viguzzolo (Tortona) si affida al patrono San Bartolomeo, invocato contro le malattie contagiose: «In cambio della salute per l'Italia e i miei parrocchiani ho fatto voto di erigere un altare a lui dedicato nella nostra chiesa». E così fanno a Casei Gerola (Pavia) e in provincia di Treviso.  

L'icona realizzata per il voto di Viguzzolo

Si racconta che San Bartolomeo abbia meritato di essere indicato come protettore dai mali contagiosi perché, essendo invocato per le malattie della pelle, queste, quando danno luogo a macchie, sembrano come una peste. In questo modo, anche se il protettore “titolare” dalla peste è San Rocco, anche l’apostolo che Gesù scovò sotto al fico può essere un validissimo aiuto contro il Coronavirus.

Bisogna pregarlo. Ma non solo: bisogna affidarsi a lui con quelle promesse che un tempo remoto i fedeli facevano per legarsi al santo protettore che si stava invocando. Voto, si chiamava una volta. Che altro non è che una promessa, dato che l’etimo certo deriva dal latino vovere che vuol dire promettere solennemente e consacrare.

Qualcuno l’ha fatto.

Don Gino Bava è parroco di Viguzzolo, diocesi di Tortona e provincia di Alessandria, e domenica ha pronunciato un solenne voto a San Bartolomeo.

«Ho fatto voto, sì – spiega alla Nuova BQ il sacerdote – di dedicare un altare nella nostra chiesa proprio al Santo patrono. Bartolomeo infatti è, assieme alla Vergine Maria, uno dei patroni della parrocchia retta da don Gino. Poco distante dal centro sorge anche la pieve romanica dedicata proprio a lui».

Il parroco l’ha spiegato ai parrocchiani in una lettera domenica. Nel testo si può ritrovare quel linguaggio arcaico ma gravido di fede che però ha forgiato migliaia di italiani e protetto il popolo da pestilenze e calamità: «Oggi procederò a un atto straordinario di affidamento con un voto solenne e pubblico. Invocherò in modo particolare la protezione di San Bartolomeo sul nostro Paese e su tutti i paesi a me affidati».

Nell’invitare i fedeli alla condivisione, don Gino ha anche chiesto che non sia un semplice passaparola: «Significa assumersi l’impegno del voto che sarà efficace nella misura in cui ciascuno di noi lo accoglierà e lo farà proprio nel suo cuore».

Toccante la preghiera che inizia così: «In quest’ora di fatica e di paura, dove sembra venire meno ogni certezza e l’angoscia schiaccia il nostro cuore, noi ci affidiamo a te, San Bartolomeo nostro celeste patrono». E prosegue: «Ti chiediamo di tenere lontano da noi il flagello del Coronavirus che sta dilagando nel mondo». Questo per quanto riguarda la richiesta di grazia.

Ma per ogni voto che si rispetti c’è appunto anche la promessa, “moneta” di scambio per il santo.

E qui don Gino è ugualmente solenne:

«Ti promettiamo, sapendo che non lascerai inascoltata la nostra umile e fiduciosa preghiera, di erigerti un altare nella nostra chiesa e di celebrare in perpetuo, come Festa del Voto, in questa stessa nostra chiesa il giorno 8 di marzo senza dimenticare di solennizzare la tua festa anche presso la chiesetta sul Colle da cui da molto tempo immemorabile vegli sul nostro paese».

La festa del santo è il 24 agosto, ma la parrocchia, che 9 giorni prima festeggia la patrona, l’Assunta, in questo modo si è impegnata a rinverdire anche l’antica devozione.

Don Gino è deciso: «Domenica ho effettuato l’atto di affidamento da solo perché anche noi siamo stati raggiunti dal decreto di sospensione delle Messe cum populo (ora esteso a tutt’Italia, ndr), ma ho fatto avere ai parrocchiani il significato di quello che ho fatto».

Ma non è solo: «Ho preso spunto da un mio confratello, parroco a Casei Gerola (stessa diocesi, ma in Lombardia, a Pavia), che per la medesima occasione ha fatto un voto a San Fortunato». E così hanno fatto a Sant'Eulalia di Borso del Grappa (TV), diocesi di Padova, dove il parroco ha impegnato le tre parrocchie a lui affidate in un voto a San Michele Arcangelo (la notizia scovata dal blog Messa in latino). 

Il voto? Questo: 

Voto delle parrocchie di S. Eulalia, Semonzo, Liedolo a San Michele Arcangelo. A Dio Ottimo e Massimo se le nostre tre parrocchie saranno protette dall'avanzare di questo virus e potremo presto ritornare alla normalità della vita religiosa e civile.
PROMETTIAMO di realizzare 3 statue in onore di San Michele e di celebrare ogni anno un triduo il 27, 28 e 29 di settembre.

Insomma: il momento è grave e l’assenza delle Messe pesa, però sapere che ci sono sacerdoti che si stanno incaricando di portare questo peso e di affidarlo a Dio, consola e dà speranza. E soprattutto fa capire ancora una volta che l’aiuto dall’alto va chiesto con fede, ma senza per questo rinunciare alla prudenza medica. Basta solo alzare gli occhi.

Per suggellare la futura dedicazione dell’altare, don Gino ha commissionato ad un’artista russa, Nadia Astakhova, ma che abita nei paraggi, una bellissima icona raffigurante San Bartolomeo nella tradizionale iconografia, col coltello in mano, arnese che venne utilizzato per scorticarlo vivo dai siriani, dai quali si era recato per annunciare la Buona Novella.

L’icona è pronta, la fede non manca e l’altare è una promessa. La disposizione a compiere buone opere e ordinarle al culto di Dio, pure. Adesso non resta altro che attendere che il discepolo, in cui Gesù non trovò falsità alcuna, faccia il suo dovere.