• LETTERE IN REDAZIONE

22 maggio 1978

Trentatrè anni fa la promulgazione lella Legge 194, che introduceva l'aborto, in un momento già tragico per la vita del Paese. Alcune note per non dimenticare...

"Mi stupisco che i laici lascino ai cattolici il privilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere. Perché lasciare la Chiesa da sola a combattere questa battaglia solo perché non si è credenti?".
Queste frasi del filosofo Norberto Bobbio toccano nel vivo e centrano il bersaglio, e sono forse il motivo della distanza che la sinistra politica prese da lui. Ma noi lo ringraziamo perché ci portano salutare turbamento.

Sono passati 33 anni dal 22 maggio 1978 (era un lunedì). Il Parlamento Italiano in quel giorno prese una decisione destinata a lasciare un segno nel nostro Paese, introducendo nella nostra Carta Costituzionale la “legalizzazione dell’aborto volontario”. Il primo disegno di legge, che portava il titolo “Norme sull'interruzione della gravidanza”, fu respinto per due voti (156 voti contro il progetto, e 154 a favore), e così fu fatto decadere.

Due giorni dopo, il 9 giugno 1977, il testo del progetto bocciato fu ripresentato alla Camera dei Deputati come nuova proposta di legge, firmata dai capigruppo di PCI, PSI, PSDI, PLI, PRI, Dp e sinistra indipendente. Su iniziativa del senatore Raniero La Valle, cattolico eletto come indipendente nelle liste del PCI, fu cambiato il titolo della proposta.
Non più «Norme sulla interruzione volontaria della gravidanza» ma: «Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza».

Bastarono queste nuove parole, senza ovviamente che cambiasse la sostanza, per far approvare dalla Camera la proposta il 14 Aprile del 1978, con 33 voti di scarto (308 contro 275).
Mentre in Parlamento si discuteva dell’aborto, il Paese attraversava uno dei momenti più drammatici della sua storia democratica. Il 16 marzo di quell’anno (1978) fu rapito l’on. Aldo Moro con l’uccisione dei cinque uomini della scorta. In quello stesso giorno, con l’appoggio programmatico del PCI, si costituì dopo due mesi di estenuanti trattative, il governo Andreotti.

Così lunedì 22 Maggio 1978 fu promulgata la legge 194 che rendeva legale l’aborto volontario. Controfirmarono la legge il Presidente del Consiglio Andreotti, il ministro di Grazia e giustizia Franco Bonifacio, il ministro della Sanità Tina Anselmi. Parlarono di “atto dovuto”. Invece qualche anno prima il re del Belgio, Baldovino, si auto sospese per non firmare una legge simile nel suo Paese. Altri tempi, ma la questione fa ancora discutere.

"Debellare l’aborto clandestino" era la principale motivazione culturale di quei tempi.
Ragionando con calma, senza attaccare nessuno, possiamo dire che debellare l’aborto clandestino ci costa, attualmente, circa 120.000 aborti volontari legali l’anno. La somma totale degli aborti legali in questi 33 anni supera i 5 milioni. In questi anni i Centri di Aiuto alla Vita, i famosi e contrastati CAV, sono riusciti a far nascere oltre 130.000 bambini che sarebbero invece da aggiungere al numero degli aborti. Occorre ricordare che i CAV sarebbero previsti dalla legge 194, ma incontrano inspiegabili resistenze ed ostilità.  Oggigiorno, francamente, sostenere che la legge 194 sia utile per evitare l’aborto clandestino appare sempre più una scusa per mascherare qualcos’altro, perché il risultato è una tragedia.

Inoltre i risultati delle scienze pre-natali, ecografiche, neurologiche, non hanno più dubbi sulla reale “umanità” del feto molto prima del terzo mese di gravidanza (termine legale per l’aborto).
Non credo che gli abortisti cantino vittoria per tali incredibili cifre, e per questo le brucianti frasi del professor Bobbio continuano a risuonare più vive che mai.


Gabriele Soliani, Reggio Emilia