Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Ugo di Grenoble a cura di Ermes Dovico
MAMDANI

2026, fuga (dei ricchi) da New York. Troppe tasse fanno male al welfare

Braccio di ferro fra governo e legislativo nello Stato di New York per l'approvazione del bilancio. Mamdani vuole più tasse per i ricchi. Ma dallo Stato di New York i ricchi emigrano verso Texas e Florida, in fuga dalle tasse, sottraendo risorse al welfare.

Economia 01_04_2026
Kathy Hochul (al microfono) e Zohran Mamdani (alla sua destra) (AP)

«Ho bisogno che i ricchi supportino il nostro generoso sistema di programmi sociali… e allora chiedo ai milionari democratici di andare a Palm Beach (nello Stato della Florida, a governo repubblicano, ndr) a riportare la gente qui a New York, perché la nostra base fiscale ha subito un’erosione… filosoficamente non ho problemi ad alzare le tasse, ma sono in competizione con Stati dove la pressione fiscale è più bassa». Così parla la governatrice democratica Kathy Hochul, preoccupata che tutti i ricchi emigrino verso lidi più caldi e con meno tasse rispetto allo Stato che governa. Oggi doveva essere approvato il bilancio statale, ma è stato rinviato di almeno una settimana, anche per un braccio di ferro sulle tasse. Il sindaco di New York City, Zohran Mamdani e buona parte dei deputati e senatori statali democratici, vorrebbero alzare le tasse ai ricchi. La Hochul, proprio temendo ulteriori emorragie della popolazione più produttiva, per ora si oppone.

I dati relativi all’anno scorso parlavano di 125mila ricchi e mega-ricchi che dallo Stato di New York si erano trasferiti in Florida e Texas soprattutto, dove la tassazione è più bassa. Già quei 125mila ricchi in meno avevano causato un ammanco di circa 14 miliardi di dollari di gettito fiscale. La cifra degli emigranti del portafogli è sicuramente cresciuta da allora e destinata a crescere ancora se venissero applicate le politiche socialiste di Mamdani, che promette di alzare le tasse ai ricchi (con 1 milione di reddito o più) per finanziare il welfare più generoso d’America. La spesa pubblica di New York City, già adesso, è di 116 miliardi di dollari, quasi pari alla spesa pubblica dell’intero Stato della Florida.

I media di sinistra, come Abc News e think tank di sinistra come The American Prospect, hanno smentito, dati alla mano, che vi sia già un fenomeno migratorio di ricchi da New York City (contrariamente al resto dello Stato) e che, a giudicare dall’aumento dei prezzi delle case di lusso, il mercato indichi addirittura il trend opposto. In parte, l’assenza di emigrazione dalla più celebre città americana si spiega con la necessità di avere più contatti, attività commerciali e servizi a portata di mano, con il prestigio stesso di vivere e lavorare a Manhattan. Ma anche perché Mamdani non ha iniziato a fare sul serio.

Per ora ha anche tagliato la spesa pubblica, per cercare di colmare un buco da circa 5 miliardi e mezzo di dollari nel bilancio cittadino. Ma la stangata arriverà presto, secondo una recente analisi del New York Post. I tagli non colmano altro che una piccola percentuale del buco di bilancio e sono vanificati da nuove spese, fra cui un mega-progetto da 1,86 miliari di dollari, spesi in convenzioni con alberghi e altre strutture di accoglienza per dare rifugio a tutti i senza-tetto, immigrati inclusi.

«La proposta del Consiglio comunale di raddoppiare le imposte sulle società — letteralmente, portando l'aliquota combinata città-Stato a circa il doppio di quella del New Jersey — non farà altro che spingere le aziende a ridurre la propria attività o ad evitare del tutto New York. I milionari già si trovano a dover affrontare le aliquote fiscali statali e locali più alte del Paese», si legge nell’analisi del quotidiano newyorkese.

Quel che ai progressisti sfugge sempre è che quella dei ricchi è la classe sociale che paga più tasse e contribuisce maggiormente al welfare destinato ai meno abbienti. Quando i no-global affermavano che l’1% della popolazione globale detenesse l’80% della ricchezza del pianeta, dimenticavano di dire quanto quell’1% producesse e quanto contribuisse al welfare. Nello Stato di New York, ad esempio, l’1% più ricco paga circa il 41% dell’imposta totale sul reddito dello Stato di New York.

Curiosamente, la migrazione dei ricchi verso gli Stati più caldi e meno tassatori non si accompagna con un cambiamento di idee politiche. I ricchi progressisti restano progressisti. Dove c’è una forte immigrazione da altri Stati democratici, lì aumenta il voto democratico, anche quello dei ricchi. Prova ne è il voto delle grandi città, il principale luogo di destinazione di chi cambia Stato per ragioni economiche. Nelle elezioni del 2024, Austin, San Antonio, Houston e Dallas sono praticamente le uniche contee texane che hanno votato democratico. In pratica, chi fugge dall’inferno fiscale contribuisce a trasformare anche i paradisi fiscali, in cui approda, in nuovi inferni fiscali.