Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santi Pietro e Paolo a cura di Ermes Dovico
patto tra religioni

Zuppi e la Cei cadono nel tranello della religione laica

Ascolta la versione audio dell'articolo

La partecipazione della Cei alla firma del “patto delle religioni” è una brutta notizia. Consegna la Chiesa al sicretismo che esclude la verità. E si affida a Mattarella, come Gran sacerdote di una nuova religione laica a cui aderire secondo i valori della Repubblica. 

Editoriali 29_06_2026

Il 25 giugno scorso la Chiesa cattolica italiana ha firmato assieme ad altre confessioni religiose, cristiane e non cristiane, un Patto per “La via italiana al dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”. L’hanno firmato varie sigle religiose islamiche, buddiste, bahai, protestanti, ortodosse, ebraiche, Induiste. Nello stesso giorno, i rappresentanti dei gruppi religiosi firmatari sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al quale hanno consegnato copia del Patto.

A nostro parere che la CEI abbia firmato questo Patto non è una buona notizia. Con le altre religioni si può cercare di convivere al meglio, ma questo non ha bisogno di firmare Patti, lo si fa e basta. La firma di un Patto sociale e pubblico ha delle implicanze che vanno ben oltre i principi della buona convivenza e ha alle proprie spalle una non convincente visione della religione cattolica e delle altre religioni.

Prima di tutto c’è il sincretismo. Questo non significa solo sostituire le varie religioni con una unica che riprenda dalle altre alcuni spezzoni e li componga in un quadro nuovo. Il sincretismo non è costruttivo, ma decostruttivo e liquido. Esso tende a destrutturare le religioni per arrivare ad un ipotetico minimo comun denominatore sul quale tutte possano convergere. Questo percorso passa anche e oggi soprattutto attraverso il dialogo e la cooperazione per la giustizia e la pace. Le religioni intendono giustizia e pace in modo molto diverso tra loro, ma il sincretismo ritiene invece che le differenze si annullino davanti ad un substrato comune condiviso, che non c’è.

Il Patto in questione non segnala le enormi differenze esistenti, soprattutto tra il cattolicesimo e le altre religioni, ma indica solo le possibili convergenze pratiche, come se la prassi non dipendesse dalla dottrina. In questo modo lancia il messaggio che è conveniente mettere da parte la questione della verità o falsità delle religioni, che nessuna può ritenersi vera, e che conta solo la loro collaborazione pratica per creare coesione sociale.

Si potrebbe pensare che la Chiesa italiana facesse una proposta di collaborazione incentrata sui principi e i valori della legge naturale, terreno comune a tutte le persone, anche se di diversa religione. Ma questo non è possibile perché tra chi ha firmato il patto, ci sono religioni che non accettano nemmeno che ci sia un Dio, altre che non accettano che ci sia un Dio creatore e altre ancora che, pur accettando l’uno e l’altro principio, non accettano che esista una legge naturale. Del resto, la questione della legge naturale non è comune nemmeno tra cattolici e protestanti, che sono ambedue confessioni cristiane, figurarsi per le altre.

La firma del Patto richiede alla Chiesa cattolica italiana di pensare ad una sua presenza pubblica estromettendo Dio, e fondandola invece su esigenze politiche di coesione sociale. Si tratta di un laicismo mascherato di multireligiosità. In questa collaborazione non si potrà parlare del proprio Dio, ma solo di alcuni aspetti della convivenza sociale, che diventeranno, al posto dei “diritti di Dio”, il criterio fondamentale di discernimento. Per collaborare con le altre religioni, la religione cattolica è costretta ad assegnare più importanza all’uomo che a Dio. Per di più, non all’uomo inteso nella sua pienezza compreso il suo essere a somiglianza di Dio, ma dell’uomo inteso esistenzialmente e sociologicamente. L’uomo di oggi con i problemi di oggi, l’uomo di questo tempo.

Questo esito molto immiserito della relazione del cattolicesimo con le altre confessioni e religioni nasce da lontano. Alla sua origine c’è una visione non convincente della libertà di religione, c’è la svolta antropologica per cui si deve partire dall’uomo e mai da Dio, ci sono i notevoli cambiamenti nella teologia dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, c’è il pastoralismo e la sua richiesta di partire dal basso e dalla concretezza singolare delle relazioni, forse c’è anche una conoscenza scarsa di cosa della natura stessa delle varie religioni.

Un’ultima osservazione merita il rito della consegna del Patto a Sergio Mattarella, che diventa il Gran Sacerdote di questo patto laico. Infatti, il Patto tra le varie religioni non è religioso, è laico. Lo firmano anche religioni che non credono in Dio, lo firmano mettendo da parte la propria visione di Dio considerata ininfluente per il loro impegno sociale, lo firmano assumendo il criterio tutto laico della coesione sociale. È evidente che, così facendo, le religioni si intendono come agenzie sociali che mettono da parte alcuni loro valori fondanti, ma non condivisi, riconoscendo un valore fondante ad impegni civili condivisi, ossia i principi sociali e politici della Repubblica.