• L’ANNIVERSARIO

Zola, lo scrittore in bilico tra miscredenza e fede

Il 2 aprile di 180 anni fa nasceva Émile Zola, uno dei maggiori esponenti della letteratura del XIX secolo. Imbevuto di scientismo, lo scrittore francese cercò di minimizzare e falsificare Lourdes nonostante avesse avuto la grazia di assistere a due guarigioni clamorose. Eppure, qualche anno dopo pubblicò un documento in cui chiedeva perdono a Dio del male commesso.

Non v’è dubbio che uno degli astri letterari del XIX secolo fu il francese di padre veneziano Émile Zola (1840-1902), nato il 2 aprile e di cui si festeggiano i 180 anni dalla nascita. Zola fu figlio di un mondo che aveva elevato la scienza a nuova religione, una religione perfino più dogmatica di quella cattolica e che come tale non andava discussa.

L’autore, nei suoi romanzi, come per esempio Teresa Raquin (1867), tenta di gettare uno sguardo scientifico sulla realtà. Questo tentativo lo fece anche per quello che riguardava Lourdes, su cui scrisse un’inchiesta che tentava di minimizzare la portata di quello che avveniva in questo villaggio francese. Ne dava conto, nel 2010, Vittorio Messori sul mensile Il Timone:

«Tutti hanno diritto alla giustizia, soprattutto coloro che non possono più difendersi: i morti. Qualcuno ha pensato che io pure abbia peccato di ingiustizia nei rapidi tratti dedicati sul Corriere del 23 febbraio a Émile Zola. Questo maestro del naturalismo ateo, osservò il pellegrinaggio nazionale francese del 1892 a Lourdes e ne trasse un romanzo che, a quanto dichiarò, doveva essere di “storia, di cronaca, di verità”. Un reportage, dunque, travestito da romanzo, una inchiesta sotto forma letteraria. In realtà, lo scrittore ebbe la ventura di assistere a due guarigioni clamorose, riconosciute poi come miracoli, le constatò nella sede stessa del Bureau medico del santuario ma ne scrisse, poi, come se si fosse trattato di momentanei miglioramenti dovuti a cause psichiche e seguiti da fatali ricadute. Una delle miracolate, Marie Lebranchu (che Zola chiama “La Grivotte”), non si rassegnò al falso e protestò pubblicamente, ricordando come la sua guarigione fosse stata totale e durevole, tanto che tre anni dopo lo scrittore andò a trovarla e le promise di pagarla bene se si fosse tolta di torno, andando in Belgio, da dove veniva il marito».

Certo, quando c’è di mezzo l’ideologia, è difficile poter guardare alla realtà con occhi diversi da quelli che i nostri “occhiali ideologici” ci permettono di osservare. Ma chissà se Lourdes non può aver avuto anche un qualche influsso benefico su Zola, come osserva Messori nel suo Ipotesi su Maria:

«Per questo, in luoghi come Lourdes, dove la fede è confermata e riaffermata con forza, “guariscono” tutti, anche quei milioni e milioni di pellegrini (cioè l’immensa maggioranza) che non sono stati sanati dei loro mali fisici. In tanti guariscono, cioè, in quanto ritornano consapevoli che, al di là del pur sempre possibile ma raro prodigio, c’è un farmaco decisivo e definitivo distribuito, nella fede, a tutti. Che è poi lo “scandalo” di quella risurrezione in cui la carne sarà guarita per sempre, è l’attesa fiduciosa di quel “mondo nuovo” in cui più non ci saranno cliniche, nosocomi, sanatori, lazzaretti. E neppure, dunque, piscine in cui calare barelle e fontane di acqua pirenaica da cui attingere».

Sembra che quel mondo nuovo fu poi accettato anche dal grande scrittore francese, se ci rifacciamo ad un articolo del 2008 di padre Alberto Rum su Madre di Dio:

«Già avanti negli anni, lo scrittore si era fratturato un piede. La ferita continuava ad aggravarsi, si pensava già all’amputazione dell’arto. Ma ecco che, la vigilia del Natale 1896, egli si vede in sogno entrare in una chiesa. Sul muro, una Signora regge in braccio un Bambino. Nel sogno intona un canto di chiesa. L’indomani, quando la moglie gli richiama il canto, egli le chiede di andare in chiesa ad accendere una candela innanzi all’altare della Madre di Dio. La signora Zola va, ed egli subito avverte insoliti stiramenti al piede malato. Tenta di alzarsi: con grande meraviglia non sente più dolore al piede. Era guarito. Émile Zola non solo mise per iscritto l’avvenuta guarigione, ma insieme si convertì a quella fede che aveva tanto denigrata. Il 18 aprile 1898 pubblicò un documento, una sorta di confessione pubblica, in cui fra l’altro scrive: “Oggi, io sono pienamente convinto di essere stato per trent’anni nell’errore. Conosco bene su quale base poggia tutto il sistema della frammassoneria, di cui ho diffuso la dottrina, inducendo anche altri a diffonderla [...]. Di tutto mi pento con sincerità. Illuminato da Dio, mi rendo conto di tutto il male che ho così commesso. Pertanto, io respingo la frammassoneria e me ne dissocio, confessando i miei errori dinanzi alla Chiesa. Chiedo perdono a Dio di tutto il male che ho fatto con il mio esempio [...] e invoco il perdono dal nostro Sommo Pastore, Sua Santità il Papa Leone XIII”».

Forse Zola avrà ripensato a quanto da lui detto su Lourdes, dove «le masse dei fedeli», come scrive ancora Rum, «danno luogo a quadri memorabili, tipicamente zoliani». Ma, di questi quadri, il nostro romanziere aveva guardato solo la cornice, senza riuscire ad apprezzare la magnificenza del dipinto.

Dona Ora