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Intervista / Gotti Tedeschi

“Vi spiego perché il nuovo ordine mondiale odia vita e famiglia”

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Le conseguenze della società pandemica, il neomalthusianesimo, il declino delle nazioni occidentali, l’abbandono della legge naturale, l'immigrazione, il nuovo ordine mondiale e il suo odio verso la vita e la famiglia. La Bussola intervista Ettore Gotti Tedeschi, autore di Così non parlò Zarathustra.

Cultura 18_06_2026
Ettore Gotti Tedeschi nel settembre 2010 (ImagoEconomica)

Viviamo in una società malata, ci sentiamo smarriti e privati della nostra identità. Ne abbiamo parlato con Ettore Gotti Tedeschi, autore del libro Così non parlò Zarathustra (Cantagalli), il quale specifica che la società è diventata malata da quando ha negato il “libero arbitrio” e l’ha progressivamente sostituito con il “determinismo scientifico”. Si è dimenticato l’insegnamento di Socrate, Aristotele, san Tommaso, mentre si conosce e condivide il pensiero di Nietzsche e Sartre, limitandosi al tentativo di soluzione degli effetti e perdendo così la capacità di cercare e capire le “cause” di ogni cosa, del senso della vita, dei valori essenziali.

Pandemia ed emergenza: quali sono le conseguenze della società pandemica e quanto incidono sulla crisi economica italiana?
Il lockdown, considerato la soluzione di una “pandemia”, oltre ai problemi già ben affrontati di carattere sociale, psicologico, etc., ha avuto un vero grande risultato: accelerare il processo di digitalizzazione (soprattutto con lo smart working) di almeno 10/15 anni, qualcuno dice anche 20. Mi limito a sintetizzare: la digitalizzazione è strumento fondamentale per competere nel mondo globalizzato, dove i vecchi Paesi emergenti (oggi BRICS) hanno quasi il 50% della popolazione mondiale e il 50% del PIL mondiale. Il problema è complesso: l’Occidente oggi non sa competere, deve inventare un vantaggio competitivo. Una scoperta tecnologica, però, nel mondo globale si riflette sul suo utilizzo all’interno del mercato, il quale stabilisce i modelli economici da adottare, perché mercato globale significa concorrenza globale. O si sa competere o si fa altro. L’interdipendenza fra i Paesi del mondo è elevatissima, così la concentrazione di nuove materie prime (si pensi all’energia), ma anche di prodotti di alta tecnologia (si pensi ai chip), è elevatissima. Nessun Paese è più autonomo e può fare a meno degli altri. Perciò, domando, è possibile oggi una forma di “sovranismo”?

Il superuomo oggi: tra neomalthusianesimo, ambientalismo e sincretismo religioso. Può fare un’analisi?
Il superuomo di Nietzsche si dovrebbe realizzare oggi con le tecnologie e l’intelligenza artificiale, oppure con qualche sostanza stupefacente. In pratica è il potenziamento delle facoltà umane grazie al tech. Per me il vero potenziamento sta nella preghiera e nella grazia che Dio mi concede, ma è evidente che se l’uomo si sente lui stesso Dio, si auto-valorizzerà solo con le sue scoperte scientifiche, autoriducendo la sua dignità di figlio di Dio. Nietzsche aveva profetizzato la fine della civiltà occidentale perché cristiana, così come il fatto che ben presto l’uomo avrebbe considerato il peccato, non più verso Dio, ma verso la Terra-ambiente. Ha così convinto i suoi seguaci ad accelerare il processo di ambientalismo, unica ragione certa per riscoprire il malthusianesimo necessario per ridurre la popolazione. Oggi i neomalthusiani “dotti” e “responsabili” hanno stabilito che la popolazione mondiale va ridotta per “salvare il pianeta”. Il sincretismo religioso è invece una grande scoperta fatta dai segretari dell’Onu per assicurare il successo del cosiddetto nuovo ordine mondiale, spingendo le migrazioni – dal punto di vista economico (non umanitario) inutili e controproducenti – in Paesi a religione dogmatica per inquinare “credenze superstiziose dogmatiche”, valori non negoziabili, credibilità dell’autorità morale, etc. E c’è stato un Papa [Francesco, ndr] che ha persino applaudito.

Declino delle nazioni occidentali, nuovo ordine mondiale (globalizzazione e immigrazione) e crisi dell’Europa: quali sono le cause e che ruolo ha l’abbandono della legge naturale e del senso morale?
Giacomo Leopardi imputava al progresso illuministico la perdita del senso morale. L’illuminismo aveva anche ridotto l’uomo a “materia” con conseguente ignoranza delle leggi naturali. Senza dubbio l’antropocentrismo, dove l’uomo si mette al posto di Dio (teocentrismo), che viene generato nel periodo umanista-rinascimentale, ha concorso a convincere a soddisfare i propri bisogni, con opportuna ricerca tecnica e con un consumismo sempre maggiore. Questa forma di materialismo ha preteso una progressiva secolarizzazione molto immanente e poco trascendente. Dalla metafisica l’uomo passa all’utilitarismo tecnocratico e individualista, magari incoraggiato anche da taluni teologi che, per non perdere consenso mondano, sono persino riusciti a conciliare l’evoluzione biologica con quella necessaria morale. Nessuno parla più di metafisica e utilitarismo. Come pretendere che non si affermi sempre più un relativismo etico che nega valori oggettivi? L’immigrazione, che è una contraddizione assoluta, serve solo a cancellare le radici della civiltà cristiana, così com’è stato per il nuovo bio-diritto, che con il presidente Obama e l’Oms ha sostituito la bioetica, soprattutto in materia di aborto, eutanasia, etc. Quanti oggi hanno il coraggio di andare controcorrente senza timore?

Si riducono le nascite, la popolazione anziana cresce e con essa le spese della sanità pubblica. L’eutanasia diventa quindi la “soluzione” al problema… Che rapporto intercorre tra eutanasia e denatalità?
Sono facce distinte della medesima medaglia. La denatalità viene venduta come maggior qualità della vita con zero figli, mentre l’eutanasia risulta la soluzione pietosa a una vita indegna di essere vissuta. Zero figli generano povertà e rischi indicibili di considerare la vita “zero valore”; l’eutanasia conferma che il valore della vita è sempre e solo “zero”. Per capire dovremmo avere il coraggio di riconoscere chi odia la vita umana e perché, senza vergognarcene. Invito a leggere quello che scrisse in proposito il grande Jérôme Lejeune. In una economia matura, avere figli significa ricchezza, non farli significa povertà. Nel cosiddetto mondo occidentale per diventare più ricchi si devono fare più figli. Personalmente l’ho studiato e affermato dal 1975. Oggi, dopo 50 anni, leggo che il problema natalità (con le sue conseguenze) è stato scoperto da tutti. Prima lo hanno negato, dileggiandomi. Ma ciò che è avvenuto dal 1975, solo nel mondo occidentale ricco e dotto, è costato molto caro. E ora cancellare il 70% della popolazione mondiale per preservare la Terra è scelta ideologica che costerà molto più cara.

Lei afferma che la famiglia incarna la verità umana e sociale e che costituisce il nucleo sociale. Quali conseguenze porta la disgregazione della famiglia all’interno della cultura global-nichilista?
La famiglia è odiata quanto la vita poiché opera qualcosa di intollerabile: fa, cresce ed educa i figli soggettivamente, non in modo omogeneo, bensì secondo i bisogni, i caratteri, le attitudini, le forze e le debolezze di ciascuno, individualmente. Mi permetta di dire che si comprende subito se un ragazzo è stato educato in questo modo dalla famiglia. Si potrebbe pensare di sostenere la famiglia, almeno per questo ruolo, nel mondo globale che pretende di uniformizzare le culture, i comportamenti, i valori e le religioni? Non è facile, in più la famiglia compete con lo Stato negli investimenti scolastici e professionali. Si occupa dei familiari malati, degli anziani, e lo fa con cura e affetto. Lo Stato non sembra apprezzare molto questa competizione, forse con lo stesso principio con cui vennero cacciate le suore-infermiere dagli ospedali o le suore-insegnanti dagli asili?