Vescovi francesi sull'eutanasia: a pagare sono i più fragili
La Conferenza episcopale francese interviene dopo l'approvazione della legge sul fine vita, che «rompe con la lunga tradizione di cura» e cambierà il rapporto con la fragilità, spingendo i più deboli a sentirsi un peso e scegliere la morte.
«Una svolta cruciale» che «rompe con la lunga tradizione di cura, il cui scopo è alleviare la sofferenza e accompagnare ogni persona fino alla fine naturale della propria vita» e cambierà il modo di accostarsi alla fragilità, ripercuotendosi proprio sui più deboli. Così la Conferenza episcopale francese si è espressa in merito alla legge sull'eutanasia approvata il 15 luglio, attraverso un comunicato firmato dal presidente, il cardinale Jean-Marc Aveline, e dai vicepresidenti mons. Vincent Jordy e mons. Benoît Bertrand. Negli anni precedenti i vescovi si sono impegnati a condividere la «secolare esperienza della Chiesa nell'accompagnamento dei malati, dei morenti e delle loro famiglie», ma il «dibattito sereno, informato e rispettoso» annunciato dal presidente della Repubblica è stato «vanificato» da «considerazioni politiche, ideologiche e senza dubbio anche economiche, mascherate da una retorica fuorviante» che ha impedito di valutare adeguatamente «le conseguenze umane, mediche, etiche e sociali dell'eutanasia e del suicidio assistito».
Oltre agli effetti diretti della legge, i vescovi evidenziano anche quelli sul piano della mentalità, indiretti ma di non minore portata, che «si stanno già manifestando» nel cambiamento del «rapporto con la vulnerabilità», indebolendo il «legame di fiducia tra le generazioni, così come tra chi si prende cura degli altri, i pazienti e le loro famiglie». E a pagarne il prezzo saranno proprio i vulnerabili: «non volendo essere un peso per i figli o i nipoti, gli anziani in situazioni precarie potrebbero sentirsi spinti a morire». E le vie d'accesso all'eutanasia si amplieranno, come dimostra l'esperienza di altri Paesi.
«Al di là della disapprovazione» della legge, i vescovi francesi esprimono un rinnovato impegno «per testimoniare che un'altra via è possibile, quella di una presenza fedele e di un sostegno attento che lenisca la sofferenza fisica o psicologica, senza mai abbandonare nessuno», esortando «le istituzioni sanitarie cattoliche a essere fedeli testimoni dell'essenziale attenzione etica al rispetto dei valori umani fondamentali, astenendosi da comportamenti manifestamente riprovevoli dal punto di vista morale, in conformità con la dignità di ogni vita umana».

