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Utero in affitto, l'Europa dice no, ma neppure lo vieta

Il Consiglio d’Europa ha respinto la relazione sull'utero in affitto presentata dalla parlamentare transessuale belga Petra De Sutter. E questa è la notizia buona, perché avrebbe spianato la strada alla legalizzazione piena della pratica. Ma, allo stesso tempo, è stata anche respinta la proposta di mettere al bando l'utero in affitto. E questa è una grande occasione persa.

Maternità surrogata

Per la terza volta in meno di sette mesi, il Consiglio d’Europa (CoE) ha detto no alla relazione sull’utero in affitto presentata da Petra De Sutter, parlamentare transessuale di origine belga, che con la sua proposta cercava di far passare il concetto di maternità surrogata “altruistica”. Dopo i precedenti voti in commissione Affari sociali, dove erano stati bocciati dei tentativi ancora più estremi, stavolta era chiamata a esprimersi direttamente l’assemblea parlamentare del CoE, che ha respinto la bozza di raccomandazione con 83 voti contrari, 77 favorevoli e 7 astenuti.

La discussione in aula di ieri pomeriggio ha evidenziato la spaccatura tra i due schieramenti, pro e contro la maternità surrogata, il cui sdoganamento è stato scongiurato con un discreto margine se si pensa che comunque serviva la maggioranza dei due terzi dei voti espressi. La notizia meno buona è che è stato respinto anche il tentativo di arrivare a una condanna esplicita della maternità surrogata in tutte le sue forme, a tutela sia dei diritti dei bambini che delle donne, così come scritto in due emendamenti presentati dalla deputata del Pd Eleonora Cimbro (78-75 e 80-79 i risultati dei due voti), membro della commissione Affari sociali.

Se la raccomandazione fosse stata approvata secondo i due articoli voluti da De Sutter, la palla sarebbe passata al comitato dei ministri del CoE che avrebbe dovuto “considerare la desiderabilità e la fattibilità di mettere a punto delle linee guida europee per salvaguardare i diritti dei bambini in relazione alla maternità surrogata” (articolo 1), nonché “collaborare con la Hague Conference su questioni di diritto internazionale privato riguardanti i diritti dei bambini, inclusi i problemi che sorgono in relazione alla genitorialità legale e risultanti da accordi internazionali sulla surrogazione” (articolo 2). Entrambi gli articoli, lungi dal voler salvaguardare i diritti dei bambini, avevano il fine di imporre la legittimazione della pratica dell’utero in affitto, secondo la consueta strategia usata in questi casi: presentarlo come un fatto esistente, da regolamentare. Andava in questa direzione la stessa scelta della collaborazione con la Hague Conference, un’organizzazione specializzata nell’uniformare le regole di diritto internazionale privato, che sta lavorando a un progetto (The parentage/surrogacy project) volto sostanzialmente a definire degli accordi sulla maternità surrogata su base globale.

Chi ha votato contro la raccomandazione, invece, ha appunto chiesto di mettere al bando l’utero in affitto. Le parlamentari italiane Elena Centemero di Forza Italia (che ha parlato a nome del Ppe), Milena Santerini di Per l’Italia e la già citata Eleonora Cimbro sono state tra le più battagliere in questo senso, intervenendo nel dibattito in aula e chiedendo ai colleghi di prendere una decisione chiara. Nel secondo emendamento presentato dalla Cimbro (la stessa deputata attaccata in primavera da alcuni colleghi di partito, vicini all’area Lgbt, per aver scritto su Facebook di credere che “nessuna mamma volontariamente doni il proprio figlio ad altri per altruismo”), si sottolineava in particolare il “bisogno di un divieto internazionale di tutte le forme di accordi sulla maternità surrogata, poiché necessario per proteggere e salvaguardare i diritti umani e la dignità delle donne e dei bambini, inclusa la necessità di misure legali per prevenire la proliferazione di accordi sulla maternità surrogata”. Era un testo chiaro, che avrebbe potuto contribuire a limitare il business dell’utero in affitto e il relativo svilimento della dignità umana. Ma non è stato approvato e, per questo motivo, il voto di ieri al Consiglio d’Europa rappresenta un’occasione persa.