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Ursula e Giuseppe, sintonia di linguaggi e laicismi

«Difesa dello stile europeo di vita», «nuovo umanesimo»: le espressioni che caratterizzano il neo presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte 2, richiamano valori antichi, ma in realtà il significato che intendono è quello della religione del politicamente corretto.

Ursula von der Leyen e Giuseppe Conte

Quando Ursula von der Leyen, neo presidente della Commissione europea, sintetizzò il mandato affidato ad una delle sue commisssarie con la dizione “Difesa dello stile di vita e dei valori europei”, insorsero vivissime le proteste dei progressisti, dei liberal, dei cultori del politically correct, dei benpensanti tutti del Parlamento europeo e dei circoli bruxellesi.  “Ma come si permette la tedesca? Questo è razzismo, incitamento alla discriminazione, cedimento al sovranismo. Non esistono valori europei diversi da altri, non si può e non si deve parlare di uno stile di vita europeo che sarebbe pretesa di superiorità, di differenziazione”, e ci fu chi vaneggiò di un ritorno ai peggiori difetti del colonialismo.

L’astuta Ursula, invece di chiedere scusa e di rimangiarsi tutto correggendo la dizione dell’incarico affidato alla sua commissaria, prese carta e penna e fece ospitare dai principali quotidiani tedeschi, francesi, italiani, spagnoli ecc. un articolo inneggiante alla sua personalissima visione dei valori europei e dell’European way of life. In pratica un cedimento totale alle posizioni dei suoi critici o, meglio, la dimostrazione che la sua visione coincide totalmente con la loro, che la sua era stata un’operazione di metalinguaggio, usare un linguaggio tradizionale per mutare il significato delle parole.

Ovviamente tra i valori europei citati da Ursula non si fa il minimo cenno a una visione cristiana della vita, né, tra le libertà da difendere e promuovere,si parla della libertà religiosa o di quella educativa. Nemmeno si parla di persona o di comunità. Non si parla neppure della storia dell’Europa, dei suoi Padri fondatori e del perché la fondarono. Nulla di tutto questo! Si parla di conoscenze, di uguaglianza, di accesso ai servizi... e per garantirsi il consenso dei benpensanti si citano i nemici di questo ‘nostro’ stile di vita. “Esso viene messo costantemente in discussione - scrive la Von der Leyen - da antieuropeisti all’interno e all’esterno dell’Europa. Abbiamo visto potenze straniere interferire sulle nostre elezioni. E abbiamo visto populisti nostrani che, scandendo rozzi slogan nazionalistici, cercano di destabilizzarci dall’interno. Non dobbiamo permettere a tali forze di appropriarsi della definizione di ‘stile di vita europeo’”.  E se ti intesti questi nemici, cara Ursula, il successo in Europa è assicurato.

Del resto, un’operazione analoga mi sembra quella messa in piedi dal nostro Presidente del Consiglio Conte 2 col suo inneggiare a un ‘nuovo umanesimo’ come fonte ispiratrice e finalità del suo nuovo governo. Cos’è questo nuovo umanesimo? Conte finora non l’ha mai ben delineato, ne ha accennato, l’ha usato come slogan, ma la sensazione che suscita è la stessa della Von der Leyen: un abile e spregiudicato uso di parole nuove e antiche per descrivere la sua sottomissione ai miti del politicamente corretto.

No ai sovranismi, no ai nazionalismi, no alle chiusure e alle rozzezze (c’è qualcuno che ama le rozzezze? No, ma serve per indicare i nemici ed esorcizzarli). E, più in profondo, non dimentichiamo che, almeno in Europa e soprattutto in Italia, non si è mai potuto parlare di umanesimo senza far riferimento al cristianesimo. Se parli di ‘nuovo’ umanesimo, o chiarisci esplicitamente che salvi l’elemento cristiano, o implicitamente lo censuri e lo escludi. Mi sembra che siamo su questa seconda strada.