Una mostra riscopre Léon Harmel, l'imprenditore di Leone XIII
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Un gigante della Dottrina sociale che nella sua fabbrica rivoluzionò il rapporto con gli operai e fu tra gli ispiratori della Rerum Novarum. A tirarlo fuori dall'oblio è una delle due mostre che Leone XIV visiterà a Rimini, intitolata Profezia di un’impresa: una profezia che ha ancora molto da dire nell'era di Magnifica Humanitas.
«Bisogna che i Léon Harmel si moltiplichino», disse papa Leone XIII nel 1887. E invece l’imprenditore francese che nella sua fabbrica tessile rivoluzionò il rapporto con gli operai rendendoli corresponsabili dell’azienda e ispirò tanti concetti dell’enciclica Rerum Novarum (1891) è caduto nel dimenticatoio. Da cui è stato ripescato proprio per l’occasione del Meeting di Rimini 2026; e la mostra a lui dedicata è una delle due (l’altra è quella su sant’Agostino) che papa Leone XIV visiterà oggi pomeriggio prima del suo discorso al popolo del Meeting. Ma come nasce questa rivalutazione di Harmel?
«Tutto è partito dalla prima Messa celebrata da papa Leone XIV - spiega Ubaldo Casotto, curatore della mostra - quando, per spiegare il motivo del nome scelto, si è ricollegato a Leone XIII. Così come lui aveva affrontato la sfida della prima Rivoluzione industriale, papa Prevost vedeva nella nuova Rivoluzione industriale (quarta o quinta che sia) la sfida che lui intendeva affrontare. Così mi sono tornate alla mente alcune lezioni di don Luigi Giussani alla fine degli anni ’70 quando diceva che se avessimo seguito Leone XIII il rapporto Chiesa-mondo moderno sarebbe stato molto diverso. E indicava Léon Harmel come l’unico imprenditore che aveva realizzato la Dottrina sociale della Chiesa».
Così è partita una ricerca che «mi ha portato a scoprire un gigante». Materiale non ne mancava, soprattutto perché un pronipote di Harmel, Émeric Saucourt-Harmel (anche lui presente al Meeting), è autore di una corposa biografia che ne ricostruisce nei dettagli tutta la sua attività e il pensiero. Non a caso la mostra si intitola “Profezia di un’impresa”, perché Harmel, la cui fabbrica a Val des Bois nella Francia nord-orientale arrivò ad impiegare fino a 1.200 operai, realizzò una serie di innovazioni che erano rivoluzionarie per l’industria di quel tempo: assegni familiari, riduzione dell’orario di lavoro da 12 a 10 ore, divieto del lavoro per i bambini sotto i 12 anni e riduzione di orario per i ragazzi lavoratori (per permettere loro di studiare), il congedo di maternità retribuito, una scuola di formazione per dirigenti cristiani, il Consiglio di fabbrica e la formazione di sindacati operai cristiani, l’applicazione del concetto di cooperazione, che è sinonimo di sussidiarietà. Una serie di innovazioni che hanno ispirato Leone XIII, perché la Rerum Novarum, dice ancora Casotto, si presenta come «una riflessione su un’esperienza in atto».
Al centro di tutte queste trasformazioni sta la convinzione che «il lavoro dell’uomo – diceva Harmel – non è una merce ma un atto umano, si offenderebbero la legge morale e l’equità se il salario arrivasse al punto di non assicurare più il pane quotidiano». È dunque una questione di giustizia.
C’è anche un aspetto interessante che spiega il grande legame tra Harmel e Leone XIII: i pellegrinaggi a Roma del mondo del lavoro. Il primo di questi pellegrinaggi è del 1885: dal Papa, che a quell’epoca è sostanzialmente «prigioniero a Roma», si presentano un centinaio di industriali e circa 200 prelati (cappellani di f
abbrica e sacerdoti e vescovi coinvolti nella questione sociale). Ma su richiesta del Papa, due anni dopo Harmel tornò a Roma con gli operai, circa duemila; e ancora nel 1889 con diecimila operai. Si trattava di un appuntamento particolarmente significativo per Leone XIII al punto che «disse – racconta Casotto – che l’enciclica Rerum Novarum è un ringraziamento per i vostri pellegrinaggi». E così Harmel, dopo la pubblicazione dell’enciclica, portò a Roma nel 1891 ventimila operai «per ringraziare il Papa dell’enciclica».
Bisogna pensare a cosa significasse alla fine dell’Ottocento spostare 20mila operai dalla Francia a Roma per capire l’enormità dell’evento.
Il Meeting si prepara dunque ad accogliere Leone XIV con l’intenzione manifesta di equiparare la sua Magnifica Humanitas alla Rerum Novarum di Leone XIII. Ma proprio la mostra dedicata a Léon Harmel mette in rilievo una differenza fondamentale. Papa Prevost infatti, pensando alla rivoluzione digitale, non ha un Harmel di riferimento, non ha avuto una esperienza significativa di cattolici impegnati nel mondo dell’intelligenza artificiale a cui ispirarsi e da cui trarre spunti. Non per niente alla presentazione dell’enciclica lo scorso 15 maggio la Santa Sede si è dovuta “accontentare” della presenza di Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic, società di Intelligenza artificiale che forse più di altre ha cercato di riflettere sulle questioni etiche poste dalla nuova tecnologia ma non è certo un esempio di pensiero cattolico in azione.
Ciò non vuol dire sminuire il valore di Magnifica Humanitas, ma al contrario auspicare che la riflessione proposta da Leone XIV spinga i cattolici impegnati nel digitale a generare imprese che abbiano una vera impronta cattolica.
La Bussola Mensile nel numero di ottobre dedicherà il primo piano all’enciclica Magnifica Humanitas. Per prenotare copie o abbonarsi scrivere a abbonamenti@labussolamensile.it.
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