• IL NUOVO FILM

Una Maddalena improbabile. E pure noiosa

Il nuovo film Maria Maddalena: il non rispetto della storia è così insistito da essere per forza di cose voluto. Però si rispetta il politicamente corretto, tant’è che Pietro è nero. Maria Maddalena non è né chilometrico né intenso, è solo lento, cupo e tutto sommato noioso. Temiamo che, quando si tratta di trasposizioni evangeliche, il pubblico sia più interessato alla fedeltà storica e letterale che alle personali fantasie degli sceneggiatori e del regista. Normale inventare, ma stavolta è troppo. 

Un tempo nel cinema c’era una convenzione tacita: nei film d’ambientazione evangelica il volto di Cristo non veniva mai mostrato. Il patto venne infranto nel 1961, con Il re dei re, in cui Gesù ebbe la faccia dell’attore Jeffrey Hunter. Da allora fu normale. Fino all’ultimo, Maria Maddalena, attualmente nelle sale. Produzione italo-inglese, il regista Garth Davis ha interpretato a modo suo (molto suo) la vicenda, assolutamente noncurante dell’aderenza di trama e personaggi ai Vangeli.

Gesù è un ultraquarantenne, Joaquin Phoenix (che faceva Commodo ne Il gladiatore), cui barbone e capelloni danno, semmai, l’aspetto del Maharishi Mahesh Yogi, il guru indiano dei Beatles. Nessuna delle frasi che pronuncia è presa dal Vangelo, dice delle cose improbabili, simil-evangeliche, che però non si capisce come possano affascinare e convincere gli astanti. E’ un Gesù tormentato, non si sa da cosa, che magari dà di fuori da forsennato come quando sfascia una bancarella nel Tempio e viene trascinato via a forza.

Per il resto, il non rispetto della storia è così insistito da essere per forza di cose voluto. Però si rispetta il politicamente corretto, tant’è che Pietro è nero. Volendo, tra gli apostoli c’era Simone il Cananeo, che aveva qualche probabilità di essere scuro di pelle, invece no, chissà perché. Gesù, nel film, battezza personalmente (per immersione totale, alla fondamentalista protestante), quantunque i Vangeli dicano esplicitamente il contrario. Giuda si impicca a un architrave e non a un albero. Pietro e Maddalena, in viaggio chissà perché da soli, in Samaria si imbattono in un villaggio distrutto dai Romani, quando si sa che i samaritani erano i più fidati auxiliares dell’Impero.

I Romani, lo si intuisce dai dialoghi, sono rappresentati come crudeli e spietati, quasi le SS dell’epoca, nel solco (che era stato abbandonato dal cinema) dei film hollywoodiani degli anni Cinquanta. Fino all’ultimo istante, Pietro e gli apostoli sono convinti di essere un gruppo sedizioso che Gesù deve chiamare alla rivolta antiromana (aspettano il suo «segnale»). La Madonna è anziana ed ha le sopracciglia depilate. Gesù si sdraia accanto al cadavere di Lazzaro e lo abbraccia; poi, dopo averlo risuscitato, si accascia spossato e si mette a piangere. Boh.

Insomma, con le stranezze potremmo continuare, ma è il caso di concentraci sulla protagonista, Maria Maddalena, interpretata da Rooney Mara. Non è sorella di Marta e Lazzaro, non è la peccatrice che cosparge i piedi e il capo di Gesù di profumo. E’ una che litiga col padre e il fratello maggiore per unirsi agli apostoli, unica donna in un gruppo di maschi errabondi (cosa che solo oggi sarebbe accettabile dall’opinione pubblica, non certo tra gli ebrei  dell’anno 33). E pure lei si mette a battezzare. I battesimi, tra parentesi, avvengono in mare, sebbene i Vangeli parlino di laghi e del fiume Giordano.

Nell’Ultima Cena la Maddalena è presente, unica donna, e siede alla destra di Gesù: riferimento al Codice da Vinci? Naturalmente, i commensali sono seduti, come nei quadri rinascimentali, non sdraiati secondo quanto insegna la storia: Giovanni, nel Vangelo, poté chinare il capo sul petto di Gesù proprio perché, essendo distesi attorno al desco, si trovava con la nuca all’altezza del torace del Messia. Ma il regista e la sceneggiatura hanno deciso di sorvolare sulla aderenza storica.

Bene, in fondo un film non è un documentario, per chi vuole la verisimiglianza ci sono già il chilometrico Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli e l’intenso The Passion di Mel Gibson. Ma questo Maria Maddalena non è né chilometrico né intenso, è solo lento, cupo e tutto sommato noioso. Temiamo che, quando si tratta di trasposizioni evangeliche, il pubblico sia più interessato alla fedeltà storica e letterale che alle personali fantasie degli sceneggiatori e del regista. E’ normale che, data la scarna frammentarietà dei Vangeli, in un film qualcosa di inventato si debba aggiungere, ma questa volta ci pare davvero troppo…