a cura di Benedetta Frigerio
  • Induismo

Un Pastore pentecostale è stato aggredito in India mentre pregava in una casa privata

 

L’India è stata più volte definita la più grande democrazia del mondo: per le sue istituzioni politiche e per il numero degli abitanti. Tuttavia è un paese segnato da ingiustizie, disuguaglianze, discriminazioni: tra i tribali tuttora influenzati dalle istituzioni tradizionali, tra i musulmani, a scapito soprattutto di donne e bambini, e tra gli indù, con il loro sistema di caste, una forma estrema di razzismo. Da quando nel 2014 il partito nazionalista indù, il Bjp, ha vinto le elezioni, i radicali indù sono diventati più intolleranti e aggressivi. Di frequente a farne le spese sono i cristiani. L’episodio di violenza più recente risale alla mattina del 12 agosto e si è verificato a Faridabad, nello stato settentrionale di Haryana. Degli estremisti hanno aggredito  e ferito con armi da taglio il Pastore Rajesh Gupta e i suoi famigliari mentre si trovavano a casa di un fedele dal quale si erano recati per pregare. Un amico li ha poi soccorsi e portati all’ospedale dove tuttora è ricoverata la moglie con una mano e una gamba rotte. L’episodio è particolarmente grave perché minaccia la libertà di culto anche in privato, all’interno di una abitazione. Quasi sicuramente erano stati dei radicali indù ad aggredire e uccidere pochi giorni prima nel Punjab il pastore protestante Baldwinder Bhatti, il cui cadavere è stato rivenuto il 27 luglio sul ciglio di una strada. Quello del 12 agosto è il secondo episodio di violenza contro cristiani verificatosi a Faridabad dall’inizio dell’anno. Il 20 giugno un gruppo di fondamentalisti indù ha occupato un centro didattico gestito dalla Karuna Welfare Society, che appartiene alla Grace Assemply of God Church, e vi hanno lasciato provocatoriamente la statua di una divinità indù. Gli indù sono il 79,8 per cento della popolazione, i musulmani il 14,2 per cento, i cristiani il 2,3 per cento.