a cura di Benedetta Frigerio
  • Pakistan

Un bracciante cristiano è stato ucciso dal suo padrone perché voleva cambiare lavoro

Un giovane bracciante cristiano, Javed Masih, è stato ucciso in Pakistan dal suo padrone, un musulmano di nome Abbas Olaf. Aveva deciso di cambiare lavoro perché percepiva un salario pari solo a 65 euro benché il minimo salariale fissato dal governo sia di 108 euro. Il padrone però si è arrabbiato e ha preteso che gli pagasse una penale di 39 euro che Javed ha racimolato grazie a un anticipo datogli dal nuovo padrone. Il 16 maggio Javed si è recato a casa di Abbas per consegnarli il denaro, ma il suo ex padrone lo ha sequestrato con l’aiuto di alcuni parenti e di un amico. La moglie di Javed non vedendolo tornare, prima lo ha cercato e poi ha denunciato la sua scomparsa. Due giorni dopo, il 18 maggio, il cadavere di Javed è stato rinvenuto in un canale, con segni di torture. Finora nessuno è stato arrestato, ma il 19 maggio, giorno del funerale, il ministro per i diritti umani e gli affari delle minoranze, Ejaz Augustine, ha fatto visita alla vedova e le ha promesso che i colpevoli saranno assicurati alla giustizia. Yasir Talib, coordinatore del Ministero per i diritti umani e gli affari delle minoranze di Faisalabad, ha spiegato all’agenzia AsiaNews: “nei campi lavorano anche tanti musulmani, ma le condizioni dei cristiani sono quattro volte peggiori”. Sostiene che Javed è stato assassinato perché era povero e apparteneva a una minoranza religiosa: “i colpevoli sanno che prima o poi saranno liberati”. Naveed Walter, presidente di Human Rights Focus Pakistan, l’omicidio “è indicativo della mentalità che vede le minoranze come schiave. La Costituzione pakistana proibisce qualsiasi forma di schiavitù e lavoro forzato: l’articolo 37 cita le condizioni minime d’impiego e il 38 garantisce l’uguaglianza di tutti i lavoratori, a prescindere da sesso, casta, credo o razza”.