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Tutti contro Letta, le elezioni si avvicinano

Chi vuole impallinare il governo? Praticamente tutti hanno interesse a farlo cadere. Da Renzi che vuole la leadership nelle prossime elezioni, a Berlusconi che pensa di vincere, passando per Grillo che vuole il voto prima delle riforme.

Enrico Letta

Il dualismo Renzi-Letta rischia di azzoppare in modo decisivo la legislatura e di “regalarci” elezioni anticipate in primavera. Il premier salirà nei prossimi giorni al Quirinale per concordare un aggiornamento del programma di governo e un minirimpasto con la sostituzione di qualche ministro. Ma basterà per rilanciare l’azione dell’esecutivo? All’ultima direzione Pd, Letta è stato molto chiaro: non intende galleggiare né farsi ricattare a giorni alterni dal suo stesso partito. Sente sul collo il fiato dei renziani, che non vogliono lasciarlo governare e intendono cuocerlo a fuoco lento per impedirgli di nutrire qualsiasi ambizione di candidatura a premier per il centrosinistra alle prossime politiche.

Il Presidente del Consiglio, con ogni probabilità, riceverà l’ennesimo incoraggiamento da Napolitano, che ha un po’ legato la sua permanenza al Colle alla sopravvivenza dell’attuale esecutivo e al varo delle riforme istituzionali (o almeno di quella elettorale). Subito dopo, Letta potrebbe presentarsi in Parlamento per chiedere una nuova fiducia o per leggere il suo discorso programmatico per il 2014, magari presentando alcuni nuovi ministri di peso, in grado di intercettare il gradimento, o quanto meno la non ostilità degli uomini vicini al sindaco di Firenze.

Quest’ultimo non potrebbe a quel punto impallinare platealmente il governo Letta, visto che è guidato da un esponente del suo stesso partito, ma, attraverso i 50-60 parlamentari vicini alle sue posizioni, potrebbe provocare un incidente parlamentare per indebolirlo o farlo cadere. Con quale finalità? Prendere il suo posto? Renzi tende ad escluderlo, almeno a parole, essendo intenzionato a passare per un’investitura popolare attraverso nuove elezioni. Il ricorso alle urne, apparentemente, sembra la strada da lui preferita, ma forse anche la più insidiosa, sia per la consistente forza del centrodestra, sia perché lui non ha ancora il controllo del Partito Democratico e rischierebbe di non poter gestire pienamente le candidature. E poi c’è la riforma elettorale da varare prima di sciogliere le Camere. Andare alle urne in queste condizioni e con una legge elettorale di tipo proporzionale significherebbe prefigurare uno scenario di ingovernabilità, con nuove “larghe intese”.

Renzi non può dunque tirare troppo la corda, sia all’interno del suo stesso partito sia con il Colle. Se, infatti, fosse Napolitano, di fronte a un eventuale naufragio dell’esperienza Letta, a chiedere al neosegretario Pd di assumere l’incarico di formare un nuovo governo, come reagirebbe il sindaco? Potrebbe sottrarsi? C’è chi dice che a quel punto Renzi varerebbe una sorta di “governo costituente”, con un’ampia maggioranza trasversale in grado di approvare le riforme più importanti e di stabilizzare il quadro politico fino al 2018, termine naturale della legislatura. In alternativa, potrebbe accettare di fare un nuovo governo con gli attuali alleati (Nuovo Centrodestra e Scelta civica) per cambiare la legge elettorale e portare subito il Paese alle urne, ma a quel punto avrebbe quanto meno raggiunto l’obiettivo di estromettere dai giochi il suo rivale Letta e di potersi proporre senza rivali come candidato premier del centrosinistra alle politiche.
Utopia? Al momento l’ipotesi della staffetta appare quasi fantascientifica, tanto più che esistono precedenti poco incoraggianti per Renzi. D’Alema, nel 1998, con un’operazione trasformistica, finì a Palazzo Chigi al posto di Prodi, ma vi rimase ben poco, forse perché non godeva né di popolarità né di consenso unanime all’interno del suo partito.

Gli esponenti del Nuovo Centrodestra non sanno cosa augurarsi: continuare ad appoggiare un governo Letta boicottato dal Pd significa navigare a vista per un altro anno, perdere consensi e arrivare sfibrati alle elezioni politiche, che a quel punto sarebbero certamente nel 2015. Puntare, al contrario, su un governo Renzi che duri fino al 2018 potrebbe voler dire assistere alla definitiva uscita di scena di Berlusconi (improbabile, anche se non impossibile, che il Cavaliere, fra quattro anni, “dia ancora le carte” nel centrodestra) e drenare voti a Forza Italia.

Attualmente, col rientro di Casini, il centrodestra appare in vantaggio in tutti i sondaggi e quindi potrebbe trarre vantaggio da elezioni anticipate, con o senza Berlusconi candidato premier. Ma per condurre il Paese verso le urne Forza Italia può fare ben poco, essendo all’opposizione. Magari una “moral suasion” su Alfano, per costringerlo a staccare la spina al governo in cambio di un ruolo di comando nel centrodestra potrebbe sbloccare la situazione.

A voler sfasciare tutto per tornare al voto sono soprattutto i grillini, timorosi di finire nell’angolo qualora le riforme si facessero davvero e qualora passasse in via definitiva l’italicum, legge elettorale destinata a far perdere il Movimento Cinque Stelle. E’ innegabile che se l’italicum ricevesse nelle prossime settimane uno stop in Parlamento, dietro il paravento del voto segreto, i giochi si riaprirebbero e l’asse Renzi-Berlusconi potrebbe iniziare a scricchiolare. Con tutte le incognite del caso.